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Dall’Emilia un esempio per l’Italia

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Invitiamo i nostri lettori a leggere questo articolo in senso critico e mettendo da parte ogni reazione soggettiva ed emotiva. Cosa differenzia il territorio aquilano straziato dal sisma del 2009 da quello emiliano? La storia imprenditoriale delle due regioni, così diversa, agli antipodi, quasi, è l’ago della bilancia? Oppure c’è altro?

L’Emilia come esempio di virtù, L’Aquila depressa e zoppa. Le cose stanno davvero così? E i meriti e demeriti, che con il sisma in quanto evento naturale nulla hanno a che fare, di chi sono?

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di Alberto Quadrio Curzio (ilsole24ore.com)

La solidarietà che s’è concretizzata nella ricostruzione dell’Emilia Romagna e delle zone contigue colpite dal sisma del maggio scorso è un esempio da evidenziare nel concludere il 2012. La Regione Emilia Romagna (alla quale ci riferiamo in prevalenza sia perché supera il 90% dell’area colpita sia per omogeneità amministrativa) ha avuto una grande capacità istituzionale, sociale ed economico-imprenditoriale unendo rapidità e rigore, efficienza ed altruismo. È un esempio di etica civile e di competenza che va meditato e che tutti noi dovremmo avere per la ricostruzione del nostro Paese, che non è fuori dalla crisi anche se ha evitato un crollo finanziario.

Il sisma ha colpito un’area dell’Emilia Romagna di 550 mila abitanti, con alta densità di popolazione e di attività economica in 33 comuni del “cratere”, con circa 48 mila unità produttive e 190 mila addetti. Riferendosi all’area del DL. 1 giugno 2012, che comprende più comuni anche in altre regioni, si arriva a 760 mila abitanti. I danni all’edilizia abitativa, agli edifici pubblici, storico-artistici e religiosi, alle infrastrutture e alle attività produttive, sono stimati per tutta l’area colpita in 13,27 miliardi e per la sola Emilia Romagna in 12,2. I danni sono tuttavia maggiori non solo per le vite umane perse (che non hanno prezzo)ma anche per quelli sociali e per quelli economici indiretti per le interdipendenze produttive.

La ricostruzione era ed è, dunque, un’operazione molto difficile e non solo una questione di risorse finanziarie. Accenneremo a queste per concentrarci invece sulle risorse umane operanti in modo organizzato nelle istituzioni,nella società e nell’economia di cui vive una buona democrazia.

Le risorse finanziarie mobilitate a vario titolo dovrebbero essere tra 9 e 10 miliardi,compreso il contributo della Ue, a cui si aggiungono 6 miliardi come “prestito fiscale” (per il pagamento di tributi e contributi con garanzie e interessi a carico dello stato) della Cdp che ha svolto un ruolo molto importante in tutte le complesse operazioni che hanno coinvolto le istituzioni, l’Abi, le banche. La cifra può apparire grande ma tale non è sia per quanto detto sulla mancata stima di taluni danni sia perchè è discutibile l’aggregazione di importi con finalità e tempi di erogazione diversi.

Le risorse umane organizzate nelle istituzioni, nella società e nell’economia, hanno dimostrato che iniziativa e responsabilità possono produrre risultati eccezionali. Vediamo come.

a) Le istituzioni si sono organizzate intorno alla regione Emilia Romagna, il cui presidente ,Vasco Errani, è stato nominato dal governo Commissario.

Egli ha operato molto bene con una governance centrata su un comitato istituzionale composto da sindaci e presidenti di province dando corso ad una azione diretta e di coordinamento che dimostra come il federalismo serve, se ben governato. La democrazia rappresentativa è infatti meglio se per certe funzioni gli eletti sono più vicini alle comunità territoriali. Per questo vanno corrette le distorsioni emerse altrove ma non bisogna ritornare al centralismo che non ci pare sia stato esemplare in Italia.

b) La società civile (dove si può includere anche la Protezione civile per sottolineare l’aggettivo) e il volontariato si sono mobilitate attraverso le loro associazioni alle quali si sono aggiunte molte associazioni di categoria. I volontari hanno erogato 100mila giornate di lavoro e i donatori hanno erogato quasi 15 milioni. Dunque una democrazia partecipativa e associativa serve meritando in Italia più deleghe per compiti che lo stato burocratico non sa adempiere.

Le scuole sono state a loro volta un connettivo importante tra istituzioni e società anche nel ridare «ritmo di vita alla comunità locale» come ha detto Patrizio Bianchi. Questo assessore s’è meritoriamente speso perché le stesse non smettessero di funzionare e per una loro rapida ricostruzione e riattivazione ,anche con tecniche e metodi molto innovativi, che hanno permesso l’apertura regolare di tutte le scuole con la seconda metà di settembre.

c) L’economia e le imprese dell’area colpita hanno avuto la capacità di coordinarsi, specie tramite il ruolo delle loro associazioni (ove spicca Confindustria Emilia Romagna sia regionale che provinciale), con le istituzioni (europee, regionali, comunali) e con la società.

Era un’operazione difficile per la fittissima rete di imprese che va dall’agricoltura ai servizi, estesa anche a zone colpite nelle altre regioni, con distretti di rilevanza europea, con presenze dall’agroindustria alla meccanica, dal biomedicale al tessile-abbigliamento alla componentistica. Il valore aggiunto nel 2011 era per tutta l’area di quasi 20 miliardi e le esportazioni di 12 miliardi. Si è stimato che il mancato reddito (in modo diretto o indiretto) è tra i 3 e i 3,8 miliardi. Al proposito ci sono ancora problemi fiscali e contributivi aperti, anche se nella recente legge di stabilità si è concessa la fruizione del credito agevolato per il pagamento di tributi, contributi e premi anche per i soggetti colpiti da danni economici indiretti. Qualche problema è anche aperto tra Regione e imprese per le modalità di velocizzazione della ricostruzione economica. Confidiamo che prevalga la costruttività come quella che c’è stata tra imprenditori e lavoratori che hanno avuto la forza di riprendere subito l’attività anche quando c’erano stati dei lutti in famiglia.

Così come imprese, centri di ricerca e Università hanno avuto anche l’intelligenza di accentuare l’impegno per l’innovazione ed è per questo che i progetti dell’Emilia Romagna hanno avuto successo nel bando del Miur per i “Cluster tecnologici nazionali” sui quali riceveranno finanziamenti per 40 milioni. Tutto ciò dimostra che l’impresa non è solo mercato, pure irrinunciabile, ma anche una componente della democrazia economica alla quale le associazioni datoriali e sindacali danno, se all’altezza del loro ruolo, un contributo importante.

Sappiamo che la ricostruzione(che è stata condotta nel pieno rispetto della legalità) non è conclusa e che alcune dati qui presentati sono stime provvisorie. Quanto fatto basta però per ammirare tutte le popolazioni colpite dal sisma ed in particolare l’Emilia Romagna quale esempio concreto di federalismo cooperativo e di liberalismo sociale, fondati sulla solidarietà e la sussidiarietà. Quelli che il nostro paese dovrebbe applicare per una sua durevole ricostruzione essendo questi principi (che non piacciono a statalisti, dirigisti e liberisti) anche alle fondamenta della stessa Costruzione Europea.

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