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Natale nell’Aquilano, simboli e tradizioni

di Nando Giammarini*

E’ Natale, festa di pace, d’amore, di serenità; un clima di gioia avvolge, maestoso e solenne, silenti paesini dispersi tra i monti e rumorose metropoli. E’ corsa al regalo imposto dalla deleteria logica di un consumismo sfrenato, comunque ridotto dalla crisi che attraversa il Paese.

Tante famiglie, nel rispetto della tradizione, già dall’8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione hanno fatto l’albero, il presepe e adornato con luci intermittenti le loro case. Ognuno fa del suo meglio pur di creare quella magica atmosfera che riesce a guardare al futuro con un pizzico di ottimismo della speranza in un domani migliore.

Tanti sono i simboli e le tradizioni della festa più bella e attesa dell’anno: i popoli nordici nel giorno del solstizio d’inverno bruciavano un grosso tronco di quercia che serviva ad illuminare la notte più lunga dell’anno ed era considerato come reliquia di un antico culto che l’associava a Thor, dio del tuono. In Provenza lo stesso veniva messo nel camino la sera della vigilia di Natale e bruciato un po’ al giorno affinchè riuscisse a durare fino all’Epifania e serviva a proteggere la casa dagli incendi e dai fulmini per tutto l’anno. Quanto rimaneva, oltre il 6 gennaio, veniva riposto sotto il letto, poiché si credeva impedisse agli abitanti della casa di ammalarsi. In quasi tutti i paesi dell’Alta Valle dell’Aterno il fuoco del bambino si accende il 24 sera e si narra serva a riscaldare il Bambinello appena nato.

Immancabile la famosa Stella di Natale che sarebbe scaturita, in un anno dimenticato dalla storia, da una sua lacrima caduta in un momento di commozione quando giunto a portare un dono a Gesù, il giorno della sua nascita, si rese conto che il suo mazzo di frasche era proprio misero. Quella lacrima caduta tra i ramoscelli, per un miracolo, si trasformò nel fiore più rosso e più bello che i suoi occhi avessero mai visto.

Il vischio , una pianta parassita le cui radici affondano, invece che nel terreno, nei rami degli alberi, fiorisce in inverno e viene appeso agli usci delle case: si dice che se non si vuole rimanere [i]single[/i] a vita bisogna baciarsi a capodanno al suo cospetto.

L’agrifoglio, con le sue bacche rosse, evoca la forza del sole propiziatrici di allegria e fecondità; le sue foglie spinose allontanano le forze minacciose dell’oscurità.

Specialità culinarie erano il capitone e l’anguilla che venivano consumati in occasione degli antichi Saturnali, feste romane in onore del dio Saturno. Esse iniziavano il 17 dicembre e terminavano il 25 giorno dedicato alla dea del silenzio Angerona, responsabile del mal di gola e del soffocamento. L’anguilla scivolava senza difficoltà in gola allontanava le malattie del cavo orale e propiziava lunga vita in quanto alludeva al serpente che si morde la coda era simbolo dell’anno e dell’eternità.

Dolce tipico, per eccellenza, di questa festività è il “panettone o pan di Toni” così definito poiché opera dell’inventiva di un noto pasticciere di nome Toni, oppure di una suora, suor Ughetta, addetta alla cucina di un convento milanese. Sebbene sull’origine del panettone ci siano più versioni alcune contrastanti tra loro.

In montagna il Natale è molto più sentito e si vive nella sua vera essenza in un’atmosfera quasi sacrale con la neve ed il camino acceso. Poi in tanti paesini dell’entroterra aquilano vi sono molte rappresentazioni del presepe vivente.

A Rivisondoli e a Pianola ove quest’anno ricorre il quarantennale, le storiche iniziative. A Termine di Cagnano Amiterno – e siamo nell’Alta Valle dell’Aterno – il 29 dicembre ci sarà questa toccante manifestazione giunta alla sua seconda edizione: è un’atmosfera suggestiva che rappresenta la natività in uno scenario montano pressoché naturale tra stalle e vicoli. A Marana di Montereale si è tenuto lo scorso 15 e 16 dicembre il mercatino di Natale dal titolo “ Laboratorio Natalizio delle Arti e dell’Artigianato” davvero una bella iniziativa resa possibile grazie all’impegno dell’associazione culturale sportivo-dilettantistica di Claudia Carluccio il cui primario obiettivo è stato quello di creare un’evento in grado di superare gli assurdi campanilismi locali che, purtroppo, ancora esistono. A Montereale una splendida rappresentazione del presepe vivente in piazza sotto la Torre con i bambini della scuola elementare e media coordinati dai docenti.

Auguriamoci di ripartire da questo Natale per superare problemi e difficoltà riscoprendo quel clima di unità, collaborazione e condivisione che fanno grande ogni comunità. Un grazie di cuore alle tante donne ed uomini che quotidianamente s’impegnano in favore del territorio e della sua gente. Buon Natale a tutti.

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