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L’Aquila Rugby, ‘per il bene dei tifosi’

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di Alessia Lombardo

‘[i]Per il bene dell’Aquila Rugby[/i]’. Quante volte, in questi anni, addetti ai lavori e non hanno sentito pronunciare questa frase? Forse troppe. Oggi, con l’atmosfera del Natale che ci avvolge, la richiesta è forte e chiara: ‘Per il bene dei tifosi’ siamo vicini alla soluzione, un vero e proprio regalo per chi ha il cuore ovale spezzato da anni? Sarà la volta buona, date le novità degli ultimi giorni?

Spot pubbliciatari, calendari, iniziative volte al marketing e alla comunicazione nel mondo odierno non devono essere tralasciati, ma non sostituiscono i risultati sul campo. Un minuto in più in tv, non sostituisce un punto strappato con le unghie e con i denti.

Il campo è rugby, la meta. Il resto è cornice. Un giocatore rappresentativo tempo fa (Maurizio Zaffiri) in una delle varie ‘estati calde’ del club mi paragonò l”istituzione’ neroverde alla basilica di Collemaggio, quale simbolo rappresentativo della città. Una similitudine bellissima. Oggi, risultati alla mano e non solo, con l’affetto che mi lega ai colori neroverdi (mai nascosto neanche ai rossoblù del calcio) il mio paragone è meno alto, ma comunque realista e romantico. L’Aquila Rugby per me è come una nonna malata, a cui tengo molto; preferisco evitare di andarla a trovare perchè mi piace ricordarla quando sorrideva e lottava.

Il pentascudettato club neroverde, orgoglio aquilano in ogni dove e protagonista della palla ovale nel nostro Paese, è in crisi di identità. Resta una controfigura che, come sostenuto mesi fa da un collega, fa rigirare lassù quelli che hanno scritto pagine e pagine di storia. Con il bilancio sanato, come sostenuto dalla stessa società, e l’entrata di alcuni elementi della Old L’Aquila Rugby nel consiglio sportivo, sembra si stia muovendo qualcosa.

Oggi nel capoluogo d’Abruzzo ci sono molti uomini di rugby cresciuti nel fango. Perchè si è atteso così tanto per coinvolgerli?

Squadre peggiori della nostra, che arriveranno in coda sollevandoci dalla retrocessione, non ci salveranno certo la faccia, l’orgoglio, la cocciutaggine ‘made in L’Aquila’.

Stimo il tecnico Umberto Lorenzetti, ma non vorrei trovarmi nei suoi panni. Lui quel fango l’ha mangiato ed è ben consapevole che rugby e programmazione vanno a braccetto.

Non discuto l’impegno della squadra, condivido la linea verde e l’aquilanità. Bisogna crescere, programmare e l’apporto delle ‘vecchie glorie’, in passato poco considerate, sarà indispensabile per tornare competitivi, anche se il rugby negli anni è cambiato.

Ogni risultato negativo è un colpo al cuore. Il terremoto ci ha già tolto tanto. ‘Per il bene dei tifosi’ fate qualcosa per tornare a sentirci orgogliosi dell’Aquila Rugby. La palla ‘pizzuta’ non regala nulla, la ‘bacchetta magica’ bisogna cercarla nel fango.

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