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Commercianti, ma quale Natale?

di Antonella Calcagni

Resistono i commercianti del centro storico alle prese con un “pessimismo cosmico” dettato dagli ultimi eventi nefasti. Sono quasi tutti a braccia incrociate dietro al bancone, attendendo che qualcuno compri.

Non azzardano previsioni sul futuro come il “Venditore di almanacchi” di Leopardi. Sanno solo che quest’anno è ben peggiore dello scorso anno e di quello precedente. È finita la solidarietà post sisma, è arrivata la crisi e soprattutto, per i negozianti del centro, è piombata la chiusura per dieci giorni in seguito allo sciame sismico, i cui strascichi sono ancora tangibili.

I venditori del Corso stretto, reduci da cinque giorni di buio, a causa dei lampioni non funzionanti, descrivono il deserto. «Non vengono qui a comprare – spiegano da Tezenis – perché sono costretti a tornare indietro dopo via Verdi, visto che è ancora inaccessibile, il tratto che va da questo incrocio ai Quattro Cantoni».

Il problema è dovuto, sembra, ad un puntellamento malconcio a palazzo “Ciulina”, che si affaccia proprio sui Quattro Cantoni. Dal corso stretto giunge anche il grido di dolore dei gestori di pub e di bar: «la mattina arriva qualcuno, ma appena fa buio c’è il coprifuoco».

Anche gli esercenti di corso Federico II hanno analoghi problemi: «Il messaggio passato – dice il gestore di La cascina che vende prodotti tipici – è che il cuore della città non è più sicuro. I genitori non mandano più i propri figli qui».

Anche lui lamenta la scarsa affluenza dovuta anche alla impossibilità di parcheggiare l’auto. Davanti alla sua vetrina c’è la demolizione incompiuta del palazzo dell’Inail che ha provocato la chiusura della strada. «Dicono che i lavori siano stati sospesi per la rottura della scheda elettronica di un mezzo – dice un passante in un crocchio di gente – Invece ci è stato detto che hanno trovato dell’amianto e ora l’area deve essere bonificata».

Se il tema dominate del centro è il deserto, nei centri commerciali predomina come sempre la corsa all’ultimo acquisto. La parola d’ordine è soprattutto quest’anno l’acquisto di un regalo utile: meno torroni, insomma e più articoli non voluttuari.

Sono tornati di moda i pacchi alimentari tipici del dopo guerra con zucchero, caffè, legumi, fichi secchi. Articoli che fino a qualche anno fa non godevano di eccessiva simpatia.

Invece in tempi di crisi, si apprezza questo ed altro. Il regalo alimentare è un must, per questo Natale. Ultima moda del momento è fare un pacco con i salumi. Salsicce, caciocavallo, caciotte, salami, una bella confezione con un fiocco, e la bella figura è assicurata.

Di moda anche i poco impegnativi buoni acquisto, dal parrucchiere, dall’estetista, da utilizzare al momento opportuno. Nelle gioiellerie impazza l’alta bigiotteria che ha preso il posto dell’oro, troppo costoso. Nei centri commerciali sembra almeno dall’affluenza che nulla sia cambiato, ma basta scambiare due chiacchiere con qualche gestore per capire che tutti entrano, ma solo qualcuno compra.

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