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Di Cesare: proposte concrete

I lavoratori del polo elettronico e gli operatori della montagna oggi sono drammaticamente uniti dalla mancanza di prospettive per il loro futuro occupazionale.

I ricercatori della Technolabs hanno protestato stamattina a Roma, presso la sede legale dell’azienda, nell’indifferenza generale di istituzioni e di gran parte della città, a fronte dell’individuazione nominativa del personale in esubero.

Gli operatori turistici del Gran Sasso, nello stesso momento, contestavano a L’Aquila una paradossale Conferenza sul Turismo, esasperati dal continuo rinvio a data da destinarsi dell’apertura degli impianti sciistici di Campo Imperatore.


Si tratta in entrambi i casi di esperienze che dovrebbero rappresentare il fiore all’occhiello del sistema economico di questo territorio, situazioni in pesante sofferenza già da decenni per l’assenza di serie politiche di sviluppo e per cui la drammaticità e l’urgenza del dopo sisma hanno solo fatto precipitare gli eventi.

Anche l’attuale amministrazione, in continuità con le precedenti, del resto, è rimasta a guardare, limitandosi ad accollare la colpa alla crisi globale e a rilasciare infruttuose dichiarazioni d’intenti e attestazioni di solidarietà, o promuovendo addirittura gestioni fallimentari quale quella del CTGS.

Da tempo, chiediamo e proponiamo soluzioni concrete per affrontare il tema dello sviluppo occupazionale di questo territorio, tema che dovrebbe essere al centro dell’agenda politica di chi ci governa.


Per questo siamo tra i promotori della richiesta di un Consiglio straordinario sul lavoro che avvii un confronto proficuo sulle opportunità da cogliere a partire dalla ricostruzione, sulle relazioni da promuovere per favorire il mutuo impiego di risorse, tecnologie, know-how, in modo da realizzare vantaggiose e sostenibili economie di scala (per il numero di soggetti coinvolti) e di gamma (per la varietà delle attività svolte).

Per questo abbiamo ribadito più volte che l’enorme patrimonio naturale del Gran Sasso deve essere governato mettendo a sistema tutti gli attori coinvolti: il Centro Turistico, l’insieme dei rifugi, le scuole di sci, le guide alpine, l’Osservatorio astronomico, i borghi storici, l’offerta ricettiv e, naturalmente, il Parco.


E’ necessario incentivare le passioni e le competenze dei nostri ragazzi che possono contribuire a sviluppare nuove forme di fruizione sostenibile della montagna in estate e in inverno. Molti di loro, invece, sono già costretti ad esportare le proprie capacità sulle Alpi, dove vengono riconosciute e valorizzate.
Allo stesso modo, questa comunità rischia di perdere molte delle competenze formatesi nei poli di ricerca e nell’Università della nostra città.

E’ urgente investire dove, come e su chi non si è mai fatto.
 Crediamo che l’unica possibile via di sviluppo economico innovativo e sostenibile per il nostro territorio, nell’accezione di area vasta che supera i confini amministrativi, sia l’integrazione tra tutte le offerte presenti, dalla cultura al turismo, dai servizi al sistema produttivo.

L’amministrazione continua invece ad evitare di proporre e discutere una seria strategia di sviluppo e a produrre, d’altro canto, piani strategici che di strategico e di programmatico non contengono un bel nulla, perseverando nella mancata offerta di prospettive per il futuro e nel privilegio del tornaconto di pochi.
Intanto nel concreto, le aziende falliscono e licenziano e la montagna innevata e al sole, ma affidata a una gestione deleteria, anche oggi è rimasta con gli impianti chiusi.

Appello per L’Aquila, At Work

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