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Sport

Napoli condannato, ma innocente

La condanna del Napoli a 2 punti di penalizzazione per il caso Gianello è soltanto l’ultimo obbrobrio partorito dalla responsabilità oggettiva, un autentico mostro per la cultura giuridica ordinaria, un vero caposaldo della giustizia (giustizia?) sportiva per il Coni e la Federcalcio.

La società di De Laurentis non c’entra niente con le scommesse, eppure paga ingiustamente per colpa di un suo ex tesserato infedele. Come hanno pagato ingiustamente l‘Atalanta (8 punti di penalizzazione in 2 stagioni) e tutti gli altri club tirati in mezzo nel verminaio delle scommesse, che soltanto il coraggio e la determinazione della magistratura ordinaria hanno scoperchiato da un anno e mezzo a questa parte.

Oltre al ricorso al secondo ed eventualmente, al terzo grado di giudizio, il Napoli si riserva di adire le vie legali contro la Federazione per chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali che scaturiscono dalla penalizzazione. Il Napoli non fa bene: fa benissimo, visto che precipitato dal terzo al quinto posto, che per sei mesi non avrà né Cannavaro né Grava, che dovrà tornare per forza sul mercato e che dovrà pure pagare 70 mila euro di multa.

Sono anni che nel Palazzo del calcio promettono di riformare la giustizia sportiva e la responsabilità oggettiva e sono anni che i maggiorenti del Sistema spendono parole, parole, parole e basta.

Andate a rileggervi le interviste in materia, rilasciate da Petrucci, Abete e Beretta e, se volete, nascondete i nomi degli intervistati; leggete soltanto i testi. Sono tutti uguali, tutti pieni di affermazioni seriose e gravi, tutte riunite sotto il denominatore comune dell’ «inderogabile necessità di riformare la giustiiza sportiva». Così efficiente, così celere, così rapida, da pronunciarsi il 17 dicembre 2012 su una partita giocata il 16 maggio 2010, al termine di una stagione durante la quale il grande accusatore, Matteo Gianello, non giocò nemmeno un minuto con la maglia del Napoli.

C’è di più. Come ha rilevato l’avvocato Mattia Grassani, legale dei partenopei, la Commissione Disciplinare non ha rilevato «alcuna respomsabilità né di culpa di vigilando né di omesso controllo da parte della società campana».

E ancora: ma quando, sull’onda di Calciopoli, la Federcalcio ha riformato la giustizia sportiva perchè ha varato norme premiali per i pentiti che, come abbiamo visto con Scommessopoli, vanno a orologeria e, invece, sul fronte della responsabilità oggettiva non s’è mossa foglia degna di questo nome?

E perchè, ogni qualvolta si sono ritrovati in Lega, i presidenti di A non si sono mai preoccupati della questione sino a quando non ne sono rimasti investiti per colpa di tesserati o ex tesserati da cacciare a calci nel sedere?

È chiaro che le regole non si possano cambiare in corsa e, adesso, bisognerà aspettare che passi la buriana delle scommesse per mettere mano ai codici sportivi. Ma, quando, in gennaio, i presidenti saranno chiamati a votare per il nuovo presidente federale, che almeno la piantino di confermare il Sistema dei Dinosauri. Lo stesso che ha appena confermato Tavecchio a capo dei Dilettanti, incarico ricoperto da “soli” 13 anni e Macalli al vertice della Lega Pro, lì assiso “soltanto” da 15 anni. Rottamare è un verbo sconosciuto nel vocabolario di un calcio che non vuole cambiare mai.

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