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Parto prematuro, le risposte a tutte le domande

Di norma la gravidanza rappresenta un momento delicato ed emozionante per la donna, ma in alcuni casi possono subentrare delle difficoltà che costringono la futura mamma a partorire precocemente. Si parla così di parto prematuro o pretermine.

“È rischioso per la mamma e il bimbo?”, “Da che settimana si parla di parto prematuro?”, “Si può prevedere?”. Questi sono alcuni degli interrogativi che le mamme si pongono sull’argomento. Per saperne di più, abbiamo chiesto aiuto al dottor Paolo Giliberti, presidente Sin, Società Italiana di Neonatologia, che ha risposto alle domande più frequenti sul parto prematuro.

[i]Quando esattamente un parto si dice pretermine? A partire da quale settimana?[/i]

Un parto si definisce prematuro o pretermine quando si verifica prima del completamento della 37° settimana di gestazione e cioè prima del 259° giorno a partire dalla data di inizio dall’ultimo ciclo mestruale. Rappresenta circa il 10% delle nascite nel mondo e il 6,7% in Italia, è responsabile della maggior parte dei casi di morte neonatale e del 50% dei casi di disabilità neurologiche congenite, compresa la paralisi cerebrale. Più correttamente, questi esiti negativi si concentrano nella categoria dei bimbi di età gestazionale uguale o inferiore a 32 settimane e/o con peso alla nascita uguale o inferiore a 1500 grammi.

Parto prematuro: le cause

[i]Quali possono essere le cause di un parto pretermine?[/i]

La prematurità può dipendere da condizioni sociali (povertà, denutrizione, condizioni igieniche precarie, lavori pesanti), caratteristiche della gestante (età <17 anni o >40 anni, statura e/o peso corporeo al di fuori dei valori normali), esiti di gravidanze precedenti (aborti, decessi neonatali, precedenti parti pretermine), malattie materne (diabete, ipertensione arteriosa, anemie, insufficienze cardio-respiratorie, malformazioni ed infezioni uroginecologiche), condizioni fetali (ritardo di crescita intrauterina, gemellarità, malformazioni) e cause placentari o annessiali (annidamento anomalo dell’ovulo, placenta previa, distacco di placenta, rottura precoce delle membrane). Va però sottolineato che raramente una condizione di rischio è sostenuta da un’unica causa. Circa il 70% delle nascite pretermine sono il risultato di un travaglio che insorge prematuramente (45%) o di una rottura intempestiva delle membrane (25%), il restante 30% è dovuto a un intervento medico per problemi di salute della madre o del feto.

I rischi per la mamma e il neonato

[i]Quali sono i rischi che si corrono con un parto pretermine per la mamma e per il neonato?[/i]

I rischi materni sono legati alle patologie presentate in fase pre-gravidica o nel corso della gravidanza (diabete, ipertensione arteriosa, anemie, insufficienze cardio-respiratorie, malformazioni ed infezioni uro-ginecologiche, traumi, etc.). Per quanto riguarda il neonato, i maggiori rischi riguardano il neonato pretermine di età gestazionale uguale o inferiore a 32 settimane e/o con peso alla nascita uguale o inferiore a 1500 g. Però quello che si è ottenuto negli ultimi anni in termini di mortalità neonatale ha dell’impensabile se paragonato alla realtà di appena un decennio fa. In particolare qualcuno è riuscito a sfondare il muro delle 23 settimane, raggiungendo nel neonato di 22 settimane una sopravvivenza tra lo 0 ed il 21%, mentre è ormai certo che la sopravvivenza a partire dalla 32° settimana è sovrapponibile a quella del neonato a termine.

Come comportarsi?

[i]Come ci si deve comportare con i bimbi nati prematuramente? C’è qualche accorgimento specifico da adottare?[/i]

Dipende dal grado di prematurità, dai problemi di salute presentati dal neonato e dal tipo di cure di cui ha avuto bisogno. Un neonato di 36 settimane di peso appropriato può comportarsi come un neonato a termine e non presentare problemi, mentre quelli di età gestazionale estrema richiedono attenzioni particolari che perdurano nel tempo. È però importante stabilire con i medici e col pediatra di famiglia un programma di sorveglianza al fine di individuare precocemente l’eventuale insorgenza di un qualche problema e rispondere tempestivamente.

[i]Ne risente da un punto di vista psicologico il neonato che nasce prematuramente? Può essere soggetto a dei disturbi in futuro?[/i]

Si evidenzia una sempre più stretta correlazione tra un parto pretermine e problematiche di carattere psichico, sociale e relazionale del bambino. La condizione di vulnerabilità somatopsichica del bimbo e della famiglia può seriamente condizionare il futuro a prescindere dai problemi puramente medici. Va pertanto creata una rete di protezione che assicuri un sostegno cognitivo e relazionale che deve essere assicurato fin dai primi momenti di vita da parte di tutte le figure professionali coinvolte, personale medico-infermieristico, psicologi e psicoterapeuti.

E le conseguenze psicologiche sulla mamma?

[i]E la mamma ha ripercussioni psicologiche? Un parto prematuro può avere un’influenza negativa su fenomeni quali la depressione post–partum?[/i]

La nascita pretermine è un evento sconvolgente che modifica concretamente l’assetto dell’intero nucleo familiare. Al sentimento di sgomento iniziale può far seguito il rifiuto della condizione che ci si trova a vivere. Sono frequenti stati di tristezza, rabbia e ansia ed è soltanto col tempo che si familiarizza con il problema. Soprattutto nelle madri può instaurarsi una condizione di depressione per periodi anche prolungati. Va pertanto garantito ai genitori un sostegno emotivo e cognitivo che permetta loro di prendere coscienza delle problematiche del figlio e della realtà che stanno vivendo. Conoscere il mondo della terapia intensiva e partecipare attivamente alle cure sono due aspetti fondamentali che aiutano i genitori a instaurare un rapporto con il piccolo. La misura più significativa è stata il consentire la presenza dei genitori accanto al proprio bambino 24 ore su 24. L’apertura dei reparti viene inoltre supportata da specifici programmi di ascolto, condivisione e conforto elaborati dall’intero personale medico e infermieristico.

Si può prevedere? E per una gravidanza futura?

[i]È più facile che chi ha avuto un parto prematuro sia predisposto anche in vista di una seconda gravidanza?[/i]

Il rischio di una seconda nascita pretermine è certamente maggiore per le donne che hanno già avuto un precedente nato prematuro. L’aver avuto un parto pretermine configura un fattore di rischio che deve essere perciò tenuto ben presente nella sorveglianza e gestione di una successiva gravidanza.

[i]Si può prevedere una gravidanza a rischio di parto pretermine?[/i]

La rilevanza del fenomeno impone programmi di prevenzione fondati sulla ricerca delle cause, che, una volta individuate, impongono percorsi assistenziali mirati al contenimento del rischio di parto prematuro. È quindi necessario che ogni gravidanza fin dai suoi momenti iniziali venga attentamente moniterata per verificare la presenza di eventuali fattori di rischio, sebbene una quota consistente delle nascite pretermine sia difficilmente individuabile in anticipo. Misure come la riduzione degli stress collegati ai trasporti di lunga percorrenza, dei lavori pesanti eseguiti stando in posizione eretta, dei lavori domestici, delle condizioni di vita in ambienti di lavoro insalubri, il riposo a letto protratto 24 ore al giorno, eventuali terapie con farmaci sedativi, le terapie atte a ridurre le contrazioni uterine, il cerchiaggio cervicale e la somministrazione di antibiotici si dimostrano in grado di contenere in qualche modo le nascite pretermine.

[i]*Fonte: Alfemminile.com[/i]

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