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Luco, è polemica e dibattito

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“Un documento che annulla 35 anni di politiche dell’accoglienza”, “un atto di inciviltà istituzionale”, “una mistificazione della realtà”. E’ durissima la polemica scoppiata intorno alla risoluzione, approvata ieri a maggioranza dal Consiglio regionale, sulle aggressioni a sfondo razziale avvenute nelle scorse settimane a Luco dei Marsi. Questa mattina all’Emiciclo, i Consiglieri di opposizione Maurizio Acerbo (Prc), Gino Milano (Api), Cesare D’Alessandro (IdV), Giuseppe Di Pangrazio (PD) e Giovanni D’Amico (PD), sono tornati a ribadire tutto il loro dissenso sulla posizione espressa in aula dal PdL.

«Nel testo – attacca Acerbo – non c’è alcun passaggio in cui si fa riferimento e si condannano le aggressioni subite dagli immigrati da parte dei cittadini del paese. Su questo punto la maggioranza ha opposto un muro, ma non è accettabile che passi un messaggio secondo cui i clandestini sono automaticamente dei delinquenti».

Per il Vice Presidente D’Amico era importante che la questione venisse affrontata dal punto di vista delle politiche sociali. «Nell’immediatezza di quei fatti – spiega – avevo chiesto al Sindaco di Luco di convocare una conferenza sulla sicurezza sociale, che fosse un momento di valutazione generale del contesto in cui si sono verificati gli episodi e da cui partire per segnare un percorso su cui lavorare insieme. A mio parere la risoluzione approvata in Consiglio può solo generare altra tensione».

Anche nel PdL c’è stato, però, chi ha dissentito dalla linea del partito. «E’ il caso – aggiunge Milano – del Consigliere Riccardo Chiavaroli, che è uscito dall’Aula al momento della votazione. Quel documento ha toni xenofobi, quando parla a esempio di ‘migliaia di clandestini che irrispettosi delle leggi, hanno sottratto ai cittadini residenti la normale e tranquilla fruibilità di intere zone’. La verità è che l’immigrazione nella Marsica non sottrae affatto lavoro, ma anzi contribuisce al Pil».

Molto critico anche Di Pangrazio, secondo cui «con quelle parole si torna indietro agli anni Ottanta, prima dell’entrata in vigore delle prime leggi sull’immigrazione, quando si pensava che questo fenomeno rappresentasse solo una minaccia». E pur non entrando nel merito delle inchieste giudiziarie in corso sulle aggressioni, D’Alessandro ha ribadito che «la responsabilità penale nel nostro ordinamento è personale, per cui è enormemente sbagliato affermare che gli immigrati siano tutti dei malviventi, solo perché non sono cittadini italiani».

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