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Ilva-Micron, due pesi due misure

di Ottaviano Del Turco

Ho chiesto al Sindaco di Collelongo, Angelo Salucci, di dedicare qualche minuto ad un esercizio di “inferenze statistiche” (che noi alle scuole medie chiamavamo: proporzioni) per calcolare il peso e l’influenza di due insediamenti industriali più significativi sui due relativi territori.

Sulle prime mi ha guardato con sospetto: il Sindaco, mio compagno di scuola fin dalla prima elementare, conosce la mia idiosincrasia verso i numeri e le operazioni aritmetiche più complesse di una somma e di una moltiplicazione. Quando gli ho detto quali erano i territori (Taranto ed Avezzano) ha capito subito dove volevo andare a parare.

Si tratta di calcolare il numero degli abitanti; il numero degli addetti ai due stabilimenti più grandi (ILVA e Micron); la massa salariale erogata per l’intera retribuzione annuale; il valore industriale delle produzioni industriali (acciaio comune a Taranto, prodotti sofisticatissimi, fondamentali per fornire materiale strategico per produzioni di apparecchiature elettroniche e telematiche ad Avezzano).

Il ragionamento che giustificava questa analisi complessa nasceva dal fatto che, per l’ILVA, tutti i giornali nazionali, tutte le reti televisive, nazionali e locali, persino autorevoli Media di grandi nazioni produttrici di acciaio comune e speciale, dedicavano le “aperture”, notizie e approfondimenti.

Per Micron ci si doveva accontentare della pagine dei quotidiani locali.

Strano? Mica tanto.

Per i guai di Taranto c’era l’intero Governo, a partire dal presidente Monti, ai ministri dell’industria, della salute, del lavoro.

Per Micron il governo aveva delegato al sottosegretario Claudio De Vincentis, un [i]grand commis[/i] coi fiocchi, ma con i poteri limitati tipici di queste deleghe: studiare il problema e riferire. D’altro canto, perchè impegnarsi in una vertenza per la quale, nessun dirigente di rilievo delle organizzazioni sindacali più rappresentative aveva dichiarato di interesse strategico nazionale il problema Micron, mentre Taranto era fondamentale per l’economia e la politica industriale del Paese?

Ed ancora, è davvero una vertenza importante per un territorio se, all’incontro con il Governo, la Regione manda il messaggio eloquente della sua “assenza”, peraltro ingiustificata?

Mi fermo qui, perchè non amo la “cultura dei sospetti” e non intendo alimentare alcuna polemica. Ma a chi mi ha interpellato sui Social Network a proposito del destino della Micron, avevo già detto che in altre circostanze, il Ministro dell’Industria (allora Bersani) l’ambasciatore degli Usa presso il governo italiano (allora il signor Spogli) il Presidente della Regione, l’assessore alle politiche industriali della Regione (Valentina Bianchi), avevano avviato una complessa trattativa che partiva da un convinzione del Ministro che faceva sua l’idea di un “destino” per l’area marsicana: essa poteva candidarsi a territorio leader per produzioni sempre più sofisticate nel campo dove agiva la Micron e per tutti gli utilizzatori finali delle apparecchiature indispensabile per lo sviluppo di macchine capaci di fornire strumenti fondamentali per molti settori, compreso quello dell’ingegneria bio medical che rappresentava un passo avanti gigantesco nel campo delle analisi non invasive per prevenire malattie gravi in Italia e nel Mondo.

Alla domanda: cosa può accadere ora? ho sempre risposto che mi sembrava che la “strana vertenza” per la Cartiera di Avezzano rischiava di essere una sorta di esperimento-modello di relazioni industriali assai discutibili. Confermo queste preoccupazioni e, più i giorni passano, più questa paura si fa più grande e concreta.

Niente chiusure traumatiche ed i soliti tromboni, vittoria! vittoria!, rifaranno il verso al Generale De Gaulle, il quale dieci minuti dopo la firma dello storico trattato di Evian, che risolveva il dramma algerino, si precipitò nella sala radio dell’Eliseo e si rivolse ai francesi così: «eravamo sull’orlo del baratro, abbiamo fatto un passo avantì!»

Occhi aperti e vigilanza! Anche perchè nella Marsica ed in Abruzzo non vedo molti generali lungimiranti. Come ha scritto il “fatto quotidiano” io ho, da cinque anni e passa, una professione anomala: la professione dell’imputato a vita, in attesa di una sentenza. Ho tanto tempo per pensare, riflettere, ma niente per fare.

Se non avvertire che il baratro è vicino e bisogna indurre l’azienda a fare marcia indietro.

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