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Centro storico “com’era e dov’era”: non tutti sono d’accordo

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“Ricostruzione o rigenerazione del centro storico?”. Il ridisegno del centro storico del futuro è stato l’oggetto di un convegno promosso dall’Università dell’Aquila in collaborazione con l’Istituto nazionale di bioarchitettura di Roma e il Consorzio Stabile costruzioni, il consorzio che ha ristrutturato la struttura del’ex ospedale San Salvatore, in via Nizza, dove sorge il nuovo Dipartimento di Scienze umane.

Come ricostruire un centro storico se ancora non c’è un piano di ricostruzione e il piano urbanistico è fermo al 1975? Secondo l’Istituto nazionale di Bioarchitettura L’Aquila può diventare un laboratorio sperimentale a cielo aperto, nel quale provare a immaginare percorsi di autocostruzione e autorecupero che coinvolgano proprio gli abitanti del centro storico.

Alla domanda se, ricostruendo, si debba salvaguardare il “com’era e dov’era”, oppure tentare nuove soluzioni urbanistiche hanno cercato di dare una risposta, tra gli altri, il professore associato al Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile-Architettura, Ambientale dell’ateneo aquilano, Aldo Benedetti, uno dei componenti dell’associazione Policentrica Onlus, Walter Cavalieri, il ricercatore del Dipartimento di Scienze Umane, Antonello Ciccozzi, il docente a contratto al Dipartimento d’Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’università La Sapienza di Roma, Carlo Patrizio, il presidente della Camera di commercio dell’Aquila, Lorenzo Santilli. E poi la presidente del consiglio studentesco dell’università dell’Aquila, Valentina Ciaccio.

Nella prima parte del convegno sono intervenuti, tra gli altri, anche il rettore Ferdinando di Orio e il sindaco Massimo Cialente. La proposta dell’Istituto nazionale di bioarchitettura è di ricostruire il centro storico del capoluogo di regione distrutto dal sisma “rigenerandolo”. «I processi di riqualificazione devono avere l’obiettivo di riqualificare, cambiando fisicamente i luoghi», ha spiegato il professor Patrizio. «Nei programmi di rigenerazione urbana i centri storici non sono più considerati solo una ‘riserva di storia della città.

Diventano, invece, dei luoghi da far vivere come parti del territorio e da restituire ai processi produttivi delle città».

Il centro storico dell’Aquila, secondo l’idea dell’Istituto nazionale di bioarchitettura, può rientrare in questo tipo di ricostruzione. Della stessa idea del professor Patrizio, è anche Policentrica.

«La città non è soltanto fatta di mura», ha spiegato Cavalieri. «Pensare di riportare L’Aquila alla situazione ante-sisma sic et simpliciter, non è pensabile. Non si può tornare indietro, non dobbiamo più rimpiangere una città che non esiste più, ma ripartire da una città transitoria per passare a una nuova realtà. Il centro storico non deve essere ricostruito con le stesse funzioni di prima, quando accentrava tutte le risorse e i servizi, determinando una fortissima mobilità da parte della popolazione che viveva nel comprensorio, ma deve diventare», ha aggiunto, «un luogo di convivialità, con eco-musei, servizi primari, scuole materne ed elementari. Ma non si pensi di riportare il Liceo classico a Palazzo Quinzi, o gli uffici comunali tra i vicoli del centro», ha concluso Cavalieri.

Ma anche per rigenerare, serve un progetto, un piano di ricostruzione, che la città ancora non ha. Come non ha quei servizi essenziali per rendere più agevole la vita degli studenti che hanno scelto di restare nel capoluogo a studiare. Problemi illustrati dalla presidente del consiglio studentesco, Ciaccio.

«Non ci sono navette che portano gli studenti a mensa, gli affitti sono altissimi e per di più, non è facile trovare alloggi funzionali e vicini alle proprie facoltà», ha spiegato. Poi una critica all’amministrazione comunale: «Basta fare promesse che poi non vengono mantenute», ha detto, riferendosi in particolare, alla mancanza di mense in prossimità del polo umanistico di via Nizza.

Aldo Benedetti ha, invece, ricordato l’importanza che aveva, di fronte alla comunità internazionale, il centro storico dell’Aquila, «uno dei più ben conservati e diffusi del mondo». L’architetto del Comune Chiara Santoro ha ricordato le tappe «complesse e burocratiche» che hanno portato all’elaborazione del piano di ricostruzione dell’Aquila.

«Un progetto al quale è stato dato prima un peso poderoso», ha spiegato, «poi con la Legge Barca è stato depotenziato. Ed è, tuttavia, un piano che raccoglie le proposte della popolazione.

Per quanto mi riguarda», ha concluso, «il centro storico ha delle parti che vanno recuperate. La muratura storica, ad esempio, se ben mantenuta, si è comportata molto bene rispetto a opere di nuova urbanistica. Non snaturiamo quella identità storica che ci caratterizza».

Mar.Gianf.

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