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Sport

L’Aquila Rugby: è l’ora delle decisioni

di Marcello Spimpolo

69 a 3.

E’ il pesante passivo riportato dall’Aquila Rugby in quel di Calvisano.

Mi si dirà: ma sono i Campioni d’Italia in carica, ma abbiamo mezza squadra infortunata, ma anche quando vincevamo gli scudetti, a Milano e Treviso qualche batosta l’abbiamo presa. Tutto vero, per carità, ma credo sia il caso di finirla con gli alibi, con le giustificazioni.

Oggi, per la prima volta dall’inizio dell’anno, non andrò alla conferenza stampa che come ogni lunedì post trasferta si tiene dopo l’allenamento. E non per mancanza di rispetto verso Umberto Lorenzetti che, quando si è assunto le proprie responsabilità, ho anche difeso dalle pagine del Capoluogo. Non vado perché dopo un 69 a 3 prendendo per di più le solite due mete tecniche, è difficile fare un’analisi della partita che non vada oltre le solite recriminazioni sulla gioventù della squadra, sugli infortuni ed anche su come gli arbitri giudichino i nostri ingaggi in mischia. Tutto già detto e scritto, purtroppo.

Credo sia ormai giunto il momento di agire da parte di chi può e deve porre rimedio a una stagione che rischia di finire veramente male. Siamo chiaramente di fronte a un fallimento tecnico e societario i cui responsabili, al di là delle difese di ufficio, sono ormai noti a tutti.

E’ stata fatta una campagna acquisti sbagliata, qualcuno l’ha fatta, qualcuno l’ha avallata. E non mi si venga a dire che con quei soldi a disposizione non si poteva fare di meglio. Un solo esempio: abbiamo un problema nel ruolo di numero 8, mi risulta che sarebbe potuto venire un “certo” Scott Palmer, maori neozelandese, ex nazionale Italiano, 5 volte campione d’Italia con Benetton e Petrarca. Ma per L’Aquila non andava bene. Sapete dov’è adesso Palmer? In quel di Reggio Calabria, nella squadra che milita nel girone della Gran Sasso.

E’ vero, a gennaio si aprirà la possibilità di rinforzare la squadra, contando sui nuovi soci per l’apporto economico e sulle disgrazie di altre squadre che, in crisi, dovranno mandare via giocatori. Ma questo non solo confermerebbe gli errori commessi questa estate, ma ci esporrebbe anche al rischio dell’arrivo di giocatori di seconda scelta o poco motivati. E poi chi dovrebbe fare queste scelte? Gli stessi che hanno fatto quelle sbagliate di agosto, anche se adesso dovrebbero rivestire un ruolo solo consultivo e non decisionale.

A tal proposito ci risulta che il direttore generale, il director of rugby e il direttore marketing e comunicazione siano stati visti a cena qualche giorno fa insieme ad un noto procuratore aquilano . . . A questo punto io penso che, a meno di nuovi fatti eclatanti, sia finita l’ora dei “j’accuse”. I nomi ed i volti di chi ha sbagliato sono sotto gli occhi di tutti e che abbiano sbagliato lo dice la classifica della squadra,il suo gioco, i suoi risultati.

Uno solo ha pagato, gli altri sono ancora seduti sulle loro poltrone o poltroncine. A questo punto, per quanto mi riguarda, scatta l’ora degli appelli per salvare il salvabile.

Mi appello al presidente Marinelli che aveva promesso un repulisti,e non l’ha fatto.

Mi appello al Sindaco Cialente che, per carità, ha tanto di più importante a cui pensare, ma che si è sempre speso in prima persona per salvare questa società e del cui operato magari qualcun’altro si è fatto bello.

Mi appello soprattutto a Marzia Frattale,Eliseo Iannini e Augusto Iovenitti. Non ho il piacere di conoscere personalmente nessuno dei tre nuovi soci, ho chiesto più volte al direttore generale di indire una conferenza stampa di presentazione degli stessi, in modo da poter conoscere il loro pensiero ed i progetti che intendono portare avanti per L’Aquila Rugby. Non avendo avuto mai una risposta in tal senso, mi permetto di fare loro un appello da queste pagine.

Il destino di questa gloriosa società è nelle vostre mani, siete degli imprenditori vincenti, fate in modo di essere ricordati come quelli che hanno rilanciato L’Aquila Rugby ai livelli che le competono.

Se ci sarà questo “colpo d’ala” e si vedranno delle reali prospettive future, la città accetterà anche di aver perso un altro anno sportivo nei bassifondi della classifica,

altrimenti il distacco fra squadra e città, il cui sintomo è già chiaro nei larghi vuoti sugli spalti del Fattori, diverrà incolmabile.

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