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Juve in fuga, Napoli e Inter non mollano

La Juve chiama: Napoli, Inter, Fiorentina e Lazio rispondono. Ognuno a modo proprio, ma l’importante è restare nella scia dei campioni d’Italia che, mercoledì in Ucraina, cercano il punto necessario per entrare negli ottavi di finale di Champions League.

Non ha di questi problemi il Milan, già qualificato e lanciatissimo alla ricerca dei punti perduti in campionato, sebbene sia a -14 dalla capolista e a -10 dal terzo posto. Stephan El Shaarawy, 20 anni, 12 gol in 15 partite, viaggia alla stessa media di Marco Van Basten, il che è tutto dire. Certo, stride l’improntitudine di Adriano Galliani, lo stesso che dopo avere smantellato l’organico capace di conquistare 162 punti in 2 stagioni, il 31 agosto scorso, a mercato appena concluso, aveva sentenziato: «Con Bojan, Pazzini e De Jong non ci sono più alibi per Allegri, questo è un Milan da scudetto». Bum.

Ora, in un impeto di piaggeria, avverte: «Con

Berlusconi dall’inizio, poteva essere scudetto». Come se in campo ci andasse il Cavaliere al quale, secondo i servi di palazzo, va ascritto il merito del rilancio rossonero perchè per 4 volte in 3 settimane è atterrato a Milanello. Come se in campo ci andasse l’ex premier. Affari suoi e dei suoi cortigiani.

Onestà di cronaca vuole che si ricordino anche i favori arbitrali di cui il Milan gode in quest’ultimo periodo: ha battuto la Juve con un rigore che non c’era, ha pareggiato il gol di Legrottaglie con la rete di El Sharawy viziata da fuorigioco. A farne le spese è sempre il Catania, tartassato contro Inter, Juve e Milan.

Ha ragione Gasparin: la sudditanza psicologica degli uomini di Nicchi & Braschi esiste, eccome. Quando le Grandi affrontano le Piccole, le assemblee di condominio arbitrale non sbagliano mai a favore delle seconde e la differenza si vede. Nicchi non ha manco il coraggio di chiedere scusa: si autoincensa, si oppone alla moviola in campo, elogia i giudici di porta che anche stavolta hanno fatto solo confusione. L’importante è crederci, senza pudore.

La Juve va, grazie a Giovinco e Marchisio, splendidi figli del vivaio bianconero. Sabato sera, nella distinta di gara figuravano anche un terzo torinese (Marrone) e un valdostano (De Ceglie). Una volta era il Toro a fare incetta di talenti, grazie a un’oculata politica sul territorio: ora, anche su questo fronte comanda la Juve, dal cui settore giovanile in questi anni sono usciti fra gli altri pure Mirante, Criscito, Palladino, Nocerino, Immobile.

Un ragazzo di sicuro avvenire è Mattia Destro, uomo copertina della Roma, al terzo successo di fila e con il miglior attacco del campionato: da quando Zeman si preoccupa anche della difesa, la squadra non perde un colpo. Come il Napoli di Cavani e la Lazio di Klose.

L’Inter, invece, ha avuto bisogno di un’altra autorete per fare risultato: contro il Cagliari Astori le diede il pareggio, con il Palermo è stato Garcia a regalarle la vittoria. Ma la squadra di Stramaccioni batte in testa e l’incredibile pasticcio Sneijder complica la situazione. Sarà un caso, eppure, senza lo squalificato Cassano, non segnano più né Milito né Palacio. L’olandese servirebbe come il pane, però Branca ha intimato: «O spalma il contratto o non gioca». Maddai?

E chi li ha assicurati, a Wes, i 6 milioni di euro netti più bonus sino al 2015, Babbo Natale? La società di Moratti ha sbagliato i calcoli e ora è in un vicolo cieco: o fa la pace con Sneijder o rischia persino una causa per mobbing. Oggi l’agente del giocatore incontra i dirigenti nerazzurri i quali, è bene sappiano che nessuno sa fare affari meglio di un olandese e del suo procuratore.

Nel frattempo, la serie A continua a coprirsi di vergogna poichè non riesce a

liberarsi dei barbari che infestano i suoi stadi. L’escalation dell’inciviltà è senza freni: lo striscione esposto sabato sera da alcuni subumani travestiti da juventini, senza pietà né rispetto per i Caduti di Superga è stato ributtante. A San Siro, invece, nella curva interista ne è stato inalberato uno in onore di Arcidiacono, il giocatore squalificato per avere indossato una maglietta pro Speziale, l’ultrà del Catania condannato con sentenza definitiva della Cassazione per l’omicidio Raciti.

Quelle scritte, che vengono dopo gli insulti a Pessotto, alle vittime dell’Heysel,

ai cori contro Piermario Morosini, contro gli ebrei, i neri e dopo tutte le altre schifezze di un immondezzaio infinito, non si possono punire solo con multe ridicole. Vero, Abete? Vero, ministro Cancellieri?

Altro che tessera del tifoso.

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