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Farmaco generico: croce o delizia?

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Farmaco generico: due parole che al giorno d’oggi sono diventate forse più taglienti di un bisturi. Perché? La norma, prevista dalla legge sulla spending review, approvata in Senato il 6 agosto scorso, prevede che il medico debba ora indicare sulla ricetta solamente il principio attivo del farmaco e non il nome commerciale del farmaco stesso. Questa indicazione è necessaria per ottenere la consegna, da parte del farmacista, del medicinale con onere a carico del Servizio sanitario nazionale. Il farmaco generico non possiede un nome proprio, infatti viene definito attraverso la Denominazione Comune Internazionale (DCI) che consiste in una contrazione del nome chimico accettata all’unanimità da tutto il panorama internazionale. Sulla scatola che contiene il farmaco, perciò, andrà a comparire solamente il DCI seguito dal nome dell’azienda produttrice. Inoltre i farmaci generici possono essere acquistati sia liberamente che con prescrizione. Il farmaco generico dovrebbe essere, poi, le copia di una specialità medicinale già registrata, quindi dovrebbe per legge avere lo stesso principio attivo e le stesse indicazioni terapeutiche del farmaco volgarmente detto di marca.

Importante però è anche ascoltare chi tutti i giorni lavora a contatto con pazienti, farmaci e malattie. Un medico di base, operante nella Marsica in un paese in provincia de L’Aquila dà il suo parere sulla questione: « Nella mia pratica quotidiana riscontro, e come me molti altri miei colleghi, numerose difficoltà nell’uso del farmaco generico. Affatto uguale al farmaco brand, come vogliono farci credere, il farmaco generico differisce sia nella composizione del farmaco stesso che negli efficienti, sia nell’effetto farmacologico che collaterale».

Sufficiente sembra suggerire, inoltre, i soli principi attivi sulla ricetta rossa al posto del nome commerciale del farmaco: questa la legge, questi gli ordini. La norma sul principio attivo è contenuta nell’articolo 15 della legge 135. La norma ha il fine di riordinare il modello di spesa sanitaria prevedendo che a partire dal 1° gennaio 2013, l’attuale sistema di remunerazione della filiera distributiva del farmaco venga sostituito da un nuovo metodo, sulla base di un accordo fra le associazioni di categoria maggiormente rappresentative e l’Agenzia italiana del farmaco.

«Siamo stati obbligati – precisa il medico – a scrivere il principio attivo sulla ricetta, a quanto pare solo per le nuove terapie e non per le terapie croniche, con lo scopo di un auspicato risparmio; ci chiediamo tutti a questo punto dove effettivamente risparmiano le ASL se la rifazione esce dalle tasche dei pazienti? Non dimentichiamoci che si sta parlando della tutela della salute dei cittadini, che, a mio parere, vale più di qualche euro. È il caso inoltre di far conoscere quanti farmaci generici vengono ritirati ogni giorno: il caso emblematico della rifaximina generica, ad esempio, ritirata dopo soli diciotto mesi di assunzione a causa di controlli effettuati dalle aziende produttrici del farmaco brand, il Normix. Come mai prima dell’emissione in commercio i controlli non erano stati fatti così da verificare la reale equivalenza con il farmaco brand?».

Grande dibattito quello che si sta portando avanti su questo spinoso argomento: farmacologi, associazioni varie, consumatori, farmacisti, psicologi e quant’altri parlano e discutono, ma i veri protagonisti, i medici e i loro pazienti pare non abbiano gran voce in capitolo.

«Personalmente non farei assumere un farmaco generico a nessuna delle persone a me care e lo stesso consiglio do ai miei pazienti. Mi piacerebbe sapere quanti di quelli che ci spingono a prescriverlo lo assumono realmente. Intanto noi medici saremo disposti a prescrivere i farmaci generici non appena ci verranno forniti i dati di controllo e non appena verrà rivista la legge che ci rende responsabili di tutti i loro effetti».

G. C.

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