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C.a.s.e., i furbetti continuano a farla franca

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Una serie di indizi potrebbe costituire una prova per l’assessore comunale con delega all’assistenza alla popolazione, Fabio Pelini: «Molti degli alloggi del progetto Case e perfino alcuni degli appartamenti affidati ai meno abbienti sarebbero stati ceduti in subaffitto». «In occasione di recenti e reiterati sopralluoghi in alcuni alloggi», spiega Pelini, «gli agenti della polizia municipale non sono non hanno trovato gli assegnatari, ma all’interno c’erano persone, presunti ospiti, che erano intenti a cuocere la pasta, o a mangiare a tavola».

Insomma tutto sembravano fuorché ospiti visto che si comportavano come se in quella casa ci abitassero loro». Al sovraffollamento farebbe invece da contro altare il deserto soprattutto nei giorni feriali che caratterizza altri alloggi, nonostante la presenza di qualche panno steso e qualche tappetino. Ci sono poi gli assegnatari dei week-end, quelli cioè che trascorrono il sabato e la domenica nell’alloggio case, organizzando magari anche un bel rendez-vous con gli amici caciaroni.

Insomma i furbetti non tramontano mai: dopo quelli del cas ecco spuntare anche quelli del progetto case. Tuttavia il problema oggettivo per le forze dell’ordine è cogliere i proprietari in flagranza… di assenza in maniera reiterata, il controllo incrociato con i consumi delle utenze farà il resto. Non è facile per i pochi uomini impegnati nei controlli tirare le somme dopo le verifiche. Forse per questa ragione in tanti, forse troppi, continuano a farla franca. La piaga del subaffitto in nero si starebbe diffondendo a macchia d’olio anche negli appartamenti che sono stati attribuiti ai beneficiari di un bando per il sociale.

La maggior parte di questi si trova nel quartiere di Pettino in una traversa di via Antica Arischia dove alcuni residenti hanno perfino segnalato continui e anomali viavai serali in specifiche palazzine. Un indizio, anche questo, che potrebbe fare il paio con un fatto di cronaca accaduto nella zona non più di un mese fa, quando cioè una lucciola chiamò la polizia perché il suo cliente rifiutava di pagare la prestazione. Potrebbero essere questi i primi segni di malessere di una città che non più continuare ad essere temporanea.

A.Cal.

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