IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio, Pierluigi Biondi, Luigi D'Eramo

Sport

Gli stadi a brandelli

Più informazioni su

L’altro ieri a Napoli una forte folata di vento ha fatto crollare una delle pareti esterne dello Stadio San Paolo. Ieri, invece, abbiamo appreso che la legge sugli stadi, che il calcio italiano attende da anni,è di nuovo ferma al Senato.

«Mi domando perché i nostri governanti non vogliono prendersi questo applauso – ha commentato ieri stesso Gianni Petrucci, presidente del Coni -. E’ una legge che non costa nulla, che non riguarda solo gli stadi, ma anche i palazzetti dello sport».

Sempre ieri, infine, l’onorevole Claudio Barbaro (Fli), relatore della suddetta legge presso la Commissione cultura di Montecitorio, ha lanciato questa accusa: «C’è un presidente di Serie A che ha ostacolato il processo e tutti sanno chi è. Gli altri si sono fidati e ci hanno lasciato lavorare in pace».

Forse basterebbero queste istantanee (San Paolo, legge ferma al Senato, parole di Petrucci, parole di Barbaro) per rendere l’idea del caos che circonda la questione degli stadi in Italia.

Una questione che parte da lontano, almeno dalla metà degli anni ’80, quando, in previsione dei Mondiali di Italia ’90, da una parte si costruirono alcune cattedrali nel deserto (il Delle Alpi di Torino, il San Nicola di Bari) e dall’altra si ristrutturano parzialmente alcuni vecchissimi stadi che già allora sarebbero stati da abbattere e ricostruire totalmente (Firenze e Bologna, ad esempio). E quando in quasi tutti gli stadi vennero lasciate le famigerate piste di atletica, perché il Coni sosteneva che da lì in avanti sarebbero proliferati, fra il tripudio degli spettatori, i meeting di atletica leggera. Non è mai successo, ma in compenso il calcio italiano (che con i suoi incassi mantiene quasi tutto lo sport del nostro Paese) ha avuto per oltre vent’anni stadi poco adatti, anche per questo motivo, per assistere a una partita di pallone, o per raccontarla attraverso il proprio lavoro.

Poi, da quando si è iniziato davvero a parlare di stadi nuovi per il calcio, diciamo dall’inizio degli anni 2000, qualsiasi iniziativa é sempre stata bloccata da interessi divergenti: della politica, delle componenti stesse del calcio (Figc, Leghe di A, B e Lega Pro) e delle varie lobbies, fra le quali naturalmente spicca quella dei costruttori (di palazzi, di strade, di infrastrutture e di impianti sportivi).

Finora, solo la Juventus è riuscita nell’impresa di costruirsi uno stadio di proprietà, ma in una città molto particolare come Torino, che non a caso in questo inizio di secolo è riuscita anche ad ospitare un’Olimpiade invernale, nel 2006.

Intanto, il calcio italiano affonda per numero di spettatori e di incassi rispetto ai maggiori concorrenti europei. Non solo per il problema stadi, naturalmente, perché nel conto vanno mesi anche gli scandali (da Calciopoli a Scommessopoli), le scelte sbagliate delle società per quanto riguarda la parte del budget riservata agli ingaggi dei calciatori (eccessiva, e ora se ne sono accorti), la crisi economica generale e anche alcune leggi che, ad avviso di chi scrive, tendono a penalizzare chi vuole andare allo stadio solo per guardarsi una partita, a tutto vantaggio di chi allo stadio ci va per combattere una assurda guerra personale e fra bande (la tessera del tifoso é una norma che lede la libertà individuale e che in Inghilterra, dove il fenomeno hooligans lo hanno sconfitto, mai si sono mai sognati neanche di pensare).

Ma tant’é, il quadro generale è questo. E forse, al di là delle parole, per rendere meglio la situazione bastano alcune fotografie. In modo che chi non frequenti da un po’ di tempo uno stadio, ma si sia assuefatto al calcio televisivo, si possa rendere conto di quali siano le condizioni nelle quali versano gli stadi Italiani e di quale sia lo stato delle cose nel quale gli ormai pochi tifosi guardano le partite e nel quale i giornalisti (specialmente quelli della carta stampata e delle testate web) sono costretti a lavorare.

Grazie al supporto prezioso delle nostra rete di inviati, su Calciomercato.com vi mostriamo alcune immagini che difficilmente vedrete in tv. E non é che l’inizio, perché come sempre vi terremo costantemente informati su questo argomento (come su tutti gli altri), fino a quando chi governa (nella politica e nel calcio) si deciderà a fare qualcosa di concreto.

Questa prima tornata di immagini riguarda gli stadi di:

Milano (dove, ad esempio, la nuova sala stampa é stata approntata in una specie di container a ridosso dello stadio, mentre nella vecchia sala stampa dovrebbero esserci dei lavori in corso, dei quali per il momento non si vede traccia, e dove in tribuna stampa c’é una connessione wi-fi impresentabile, il tutto per lo sbigottimento dei giornalisti stranieri che arrivano in quella che dovrebbe essere la Scala del calcio);

Roma (in particolare per la aree di accesso allo stadio, davvero problematiche, come testimonia la schiera di auto parcheggiate in divieto di sosta davanti alla transenne);

Genova (dove la tribuna e la sala stampa sono collegate da pericolosissimo tunnel, alto neanche due metri);

Verona (le transenne che vedete sono il piano di appoggio per i computer portatiti ‘concesso’ ai giornalisti per le interviste);

Brescia (dove in tribuna c’é un vetro infranto da piú di un anno e mai riparato);

Modena e Vicenza (il degrado e i disagi presenti nei due impianti sono sotto gli occhi di tutti).

Gianluca Minchiotti

[url”Torna alla Home Sport”]http://ilcapoluogo.globalist.it/?Loid=154&categoryId=214[/url]

Più informazioni su

X