Le romanze di Tosti con i Solisti Aquilani

Nella seconda metà dell’Ottocento Tosti ottenne un buon successo, dovuto, per lo più, a una forma musicale che mantenne per tutta la sua carriera: la “romanza”. Dovremmo dire, più propriamente, “romanza da camera”, poiché era eseguita solitamente nelle case o nei salotti della borghesia o dell’aristocrazia, con l’accompagnamento del pianoforte. Tosti fu talmente apprezzato per quella forma musicale, al punto di diventare dapprima pianista di camera di Margherita di Savoia, e, una volta trasferitosi a Londra, entrando in relazione con l’aristocrazia britannica, in primis col futuro Edoardo VII.

La ricetta vincente del musicista abruzzese (era nato a Ortona, da modesta famiglia, nel 1846) era semplice: melodia che non presentava mai reali difficoltà d’esecuzione, e accompagnamento del pianoforte quasi uniforme. Questo si spiega anche perché quel tipo di musica entrava principalmente nel mondo dilettantistico (sia pure fra mura nobili) e che sentiva, tuttavia, quell’arte come un momento indispensabile della vita. Ascoltando le “romanze” di Tosti, viene spontanea una similitudine al movimento poetico cosiddetto “crepuscolare”, e si pensa immediatamente a Guido Gozzano, a Corrado Govoni, a Nino Oxilia, con quegli stati d’animo di quasi totale abbandono, di tenerezza, di sentimentalismo.

Le “romanze” di Tosti sono composizioni di voluta semplicità, adatte ai “salotti”, e non arrivano mai ad assumere quei toni di melodrammaticità che nell’Ottocento imperavano, poiché, come si sa, quello era il secolo intriso di veemenze operistiche. Tosti seppe evitare quegli accenti, perché ebbe la fortuna di essere in possesso di un effettivo talento melodico, e ciò lo pose, nella sua epoca, al di sopra di tanti altri compositori che si esprimevano con la forma – molta di moda – della “romanza da camera”. Basti citare Gounod, Fauré, Saint-Saens, illustri autori nati nella terra – la Francia – dove appunto era nata la “romanza” nel XVIII secolo, la quale ebbe credito soprattutto per la sentimentalità del testo e la semplicità dello sviluppo melodico e armonico. Tosti musicò testi di poeti oggi completamente dimenticati (Rocco Pagliara, Lorenzo Stecchetti), ma anche di grandi come Gabriele D’Annunzio (A’ vucchella, L’alba separa dalla luce l’ombra).

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