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Province: in Abruzzo ne rimarranno due

Il Governo ha deciso. La soluzione votata dal Consiglio delle autonomie locali presieduto dal presidente della Provincia dell’Aquila Antonio Del Corvo è il destino delle province abruzzesi. Le province abruzzese saranno quindi due: L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti.

«Una conferma decisiva, che attesta la valenza dei lavori del Cal Abruzzo, contro alcune previsioni – ha commentato il presidente Del Corvo – un risultato che ha tenuto conto dei pareri di tutti i protagonisti del territorio e che ha evidentemente trovato il pieno consenso, durante la seduta del Consiglio dei Ministri. Una soluzione che nasce dalle caratteristiche geografiche, economiche e sociali di due comprensori, che presentano delle analogie, che unite possono fare leva sullo sviluppo e la valorizzazione della nostra terra».

Il consiglio regionale, aveva preferito ignorare questa indicazione e non aveva fornito alcuna proposta al Governo sull’accorpamento delle Province, essendo favorevole alla soppressione di questi enti. E’ stato anche dato mandato al presidente della Regione Gianni Chiodi di «impugnare dinanzi alla Corte costituzionale qualsiasi ipotesi di accorpamento dovesse essere decisa dal Governo».

ECCO COSA CAMBIERA’

Il ministro Filippo Patroni Griffi ha spiegato che il decreto legge di riforma delle Province – approvato oggi dal Consiglio dei Ministri – prevede «51 province comprese le città metropolitane», sottolineando che il decreto «é di tipo ordinamentale e strutturale, nella logica avviata con la [i]spending review[/i]».

«Da gennaio e coerentemente con la governance -ha aggiunto – verranno meno le giunte provinciali e nella fase di transizione sarà possibile per il presidente delegare non più di tre consiglieri. Questo fino a quando il sistema non andrà a regime nel 2014». La riforma delle Province sarà attiva a partire dal 2014; a novembre del 2013 si terranno invece le elezioni per decidere i nuovi vertici.

La riduzione, ha ribadito il ministro, è «un processo irreversibile e da gennaio verranno meno le giunte provinciali». Il governo, ha aggiunto il ministro «si è mosso tra spinte opposte, tra spinte al mantenimento dello status quo e spinte alla cancellazione totale».

In merito all’ipotesi di ricorsi da parte delle Regioni, Patroni Griffi ha spiegato che «alcuni già ci sono stati, noi andiamo avanti con il nostro [i]timing [/i]perché crediamo nella legittimità degli atti. Ovviamente come ogni atto in questo Paese, sono soggetti ad un sindacato giudiziario. Noi andiamo avanti con il nostro [i]timing[/i]».

Del riordino delle Province delle Regioni a statuto speciale «ci occuperemo in seguito, visto che la legge sulla spending concedeva a queste realtà 6 mesi di tempo in più», ha spiegato il ministro Patroni Griffi, aggiungendo che «la Sardegna ha già provveduto mentre la Sicilia ora è impegnata su altro».

PER ASSICURARE RIORDINO GOVERNO PREVEDE COMMISSARI – In una nota diramata da Palazzo Chigi dopo l’approvazione del decreto sulle Province emerge che per assicurare l’effettività del riordino delle Province «senza necessità di ulteriori interventi legislativi, il governo ha delineato una procedura con tempi cadenzati ed adempimenti preparatori, garantiti dall’eventuale intervento sostitutivo di commissari ad acta».

RISPARMIO DI 40 MILIONI – Dalla comunicazione di Palazzo Chigi emerge inoltre che «il Consiglio dei ministri ha condiviso la proposta dei presidenti delle Giunte e dei Consigli, all’interno della conferenza Stato-Regioni, sul taglio ai costi e della politica regionale. La proposta garantisce il dimezzamento dei costi, per un risparmio complessivo di circa 40 milioni di euro».

DIVIETO CUMULO EMOLUMENTI, ABOLITI ASSESSORATI – Il decreto legge sul riordino delle Province prevede poi il divieto di cumulo di emolumenti per le cariche presso gli organi comunali e provinciali e abolizione degli assessorati. «Gli organi politici dovranno avere sede esclusivamente nelle città capoluogo» hanno spiegato i ministri Patroni Griffi e Cancellieri.

CITTA’ METROPOLITANE OPERATIVE DA GENNAIO 2014 – «Sempre dal primo gennaio 2014 – si legge ancora della nota diramata da palazzo Chigi – diventeranno operative le città metropolitane, che sostituiscono le province nei maggiori poli urbani del Paese realizzando, finalmente, il disegno riformatore voluto fin dal 1990, successivamente fatto proprio dal testo costituzionale e, tuttavia, finora incompiuto».

LE NUOVE PROVINCE E CITTA’METROPOLITANE

Ecco la nuova mappa delle 51 Province e città metropolitane (in maiuscolo nell’elenco) dopo l’approvazione del decreto legge relativo al loro riordino. Sono escluse le cinque regioni a statuto speciale.

– PIEMONTE:

1) TORINO 2) Cuneo 3) Asti-Alessandria 4) Novara-Verbano-Cusio-Ossola 5) Biella-Vercelli;

– LIGURIA:

6) GENOVA 7) Imperia-Savona, 8) La Spezia;

– LOMBARDIA:

9) MILANO-Monza-Brianza 10) Brescia 11) Mantova-Cremona-Lodi 12) Varese-Como-Lecco 13) Sondrio 14) Bergamo 15) Pavia

– VENETO:

16) VENEZIA 17) Verona-Rovigo 18) Vicenza 19) Padova-Treviso 20) Belluno

– EMILIA ROMAGNA

21) BOLOGNA 22) Piacenza-Parma 23) Reggio Emilia-Modena 24) Ferrara 25) Ravenna-Forlì-Cesena-Rimini

– TOSCANA:

26) FIRENZE-Pistoia-Prato 27) Arezzo 28) Siena-Grosseto 29) Massa Carrara-Lucca-Pisa-Livorno

– MARCHE:

30) Ancona 31) Pesaro-Urbino 32) Macerata-Fermo-Ascoli Piceno

– UMBRIA:

33) Perugia-Terni

– LAZIO:

34) ROMA 35) Viterbo-Rieti 36) Latina-Frosinone

– ABRUZZO:

37) L’Aquila-Teramo 38) Pescara-Chieti

– MOLISE:

39) Campobasso-Isernia

– CAMPANIA:

40) NAPOLI 41) Caserta 42) Benevento-Avellino 43) Salerno

– PUGLIA:

44) BARI 45) Foggia-Andria-Barletta-Trani 46) Taranto-Brindisi 47) Lecce

– BASILICATA:

48) Potenza-Matera.

– CALABRIA:

49) Catanzaro-Vibo Valentia-Crotone 50) Cosenza 51) REGGIO CALABRIA.

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