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Province e comuni: dictat del congelatore

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di Fulgo Graziosi

Due provvedimenti scottanti sono rimbalzati, quasi contemporaneamente, sul tavolo della Regione, determinando uno stato di notevole imbarazzo: le tasse arretrate per le imprese e il riordino delle Province.

Non sapendo dove andare a parare, Giove Pluvio ha tuonato nei confronti del Governo, chiedendo il “congelamento” dell’efficacia delle circolari INPS, INAIL e Agenzia delle Entrate in materia di recupero dei contributi non versati per effetto del sisma. Nulla di fatto. L’imposizione non è stata neppure recepita e, ancora una volta, il Governo, furbescamente, ha spostato la patata bollente sul tavolo dell’Unione Europea, tanto per allungare il brodo. Del “congelamento” non si è parlato affatto. Evidentemente, gli impianti di raffreddamento della Regione non funzionano.

L’assunto del Consiglio Regionale, in merito al riordino delle Province, presenta aspetti sconcertanti. Un coacervo di bugie, di altisonanti menzogne nel nome di democratiche riforme, con una verità recondita e nascosta artatamente per giocare, in una poco paritetica partita a scacchi, l’eventuale attribuzione del capoluogo di regione.

Torna prepotentemente alla mente un vecchio saggio, Platone, che non è stato mai così attuale e calzante nelle ineccepibili definizioni dei governanti di tutti i tempi: “Coloro che governano una nazione sono i soli che dovrebbero avere il privilegio di mentire per il bene dello stato, nessun altro può farlo”. Provate a mettere in relazione questo concetto con quanto esposto nel periodo precedente per dare correttamente ragione a Platone e ai “turlupinandi” abruzzesi.

Alcuni “untori”, nei giorni precedenti e in pieno Consiglio Regionale si sono sbracciati a favore dell’abolizione di tutte le Province, ritenendo le stesse responsabili della spesa della politica locale. Una menzogna pronunciata pubblicamente, sapendo di mentire, senza minimamente giustificare la tesi con l’esposizione di dati possibilmente inconfutabili.

Forse, appare appena il caso che i cittadini contribuenti sappiano, una volta per tutte, che il primo posto sul podio della spesa è stato prepotentemente conquistato dalla Regione. Basta guardare attentamente il diagramma delle spese regionali dal 1971 in poi. È rappresentato da una sola linea con pendenza verticalmente costante. Il secondo gradino del podio è occupato dai Comuni, ben 305 nella nostra Regione. Mentre l’ultimo gradino è occupato, a stento, dalle quattro Province. Allora, quali Enti costano e incidono sul piatto della spesa pubblica? Gli ultimi della graduatoria, o i primi? Se questo esempio non dovesse bastare, con un po’ di buona volontà, si potrebbe raffrontare il costo di un intero Consiglio Provinciale, Presidente incluso, con quello di un solo Assessore regionale. Con il vitalizio, gli appannaggi e i privilegi che quest’ultimo riesce a portare a casa, si potrebbero mantenere in vita quasi due Consigli provinciali al completo. Basterebbe sopprimere due soli assessorati regionali per pareggiare le spese.

A questi signori, inoltre, non è bastato ignorare e calpestare le indicazioni fornite dal CAL, che proponeva di riordinare gli Enti abruzzesi in due sole Province. Hanno voluto deliberare, con prepotenza, la possibile istituzione di una sola Provincia, con la riserva mentale di mettere in atto, successivamente, lo stratagemma già descritto per la definizione del Capoluogo. Questa è l’unica verità contenuta, non espressamente detta, nell’atto deliberativo. Dicevamo che la Regione ha voluto andare oltre. Ha minacciato pubblicamente il Governo di fare ricorso alla Corte Costituzionale qualora si dovesse permettere di capovolgere il deliberato.

Ci sorge un legittimo dubbio. Forse, non ci siamo accorti in questi ultimi tempi, che i poteri legislativi sono stati invertiti con l’istituzione delle Regioni. Infatti, nella fattispecie è la Regione Abruzzo che impone norme e condizioni. Non è più il Governo, o lo Stato.

In questo caso non soltanto il Prof., ma, anche e soprattutto, il Capo dello Stato dovrebbero rimettere la palla al centro. Restituire il giusto significato letterario ai termini usati ed imporre alle Regioni, Enti Locali subordinati, di rispettare le regole, i ruoli, le funzioni e l’etica politico amministrativa imposti dalla vigente normativa e dalla Costituzione Italiana, anche se qualcuno ha pensato bene di mettersela sotto ai piedi. Altre che “governatore” o “congelatore”.

Se per un attimo dovessimo ricoprire il ruolo di Capo dello Stato, saremmo costretti ad apostrofare criticamente i toni delle espressione della Regione Abruzzo, richiamando la stessa al rispetto del prossimo. Forse, sarà per questa arroganza delle Regioni che il Prof. teme molto di più queste ultime che non i partiti. Sono proprio le Regioni ad imporre le scelte? Diremmo proprio di no. Fin quando esisterà l’attuale Costituzione sarà sempre lo Stato ad indicare le regole del gioco. Fortunatamente.

Saremmo veramente soddisfatti se il Presidente della Repubblica e il Prof., suo pupillo, si rivestissero di carattere per qualche giorno e, con la tabella dei costi reali dinanzi agli occhi, decidessero serenamente e obiettivamente di fare pulizia, seguendo una logica graduatoria: eliminazione totale dei rimborsi elettorali; eliminazione dei vitalizi a tutti i parlamentari; riduzione drastica del numero dei parlamentari; eliminazione delle Regioni e degli Enti partecipati, proprio perché le Regioni, in termini di spesa, costano più dell’80% della spesa pubblica.

Appare quanto mai inutile cercare di nascondersi dietro ad un dito. Non ci si riuscirebbe mai. Occorre incidere profondamente su quegli Enti che assorbono tante risorse economiche senza tradurle minimamente in investimenti pubblici, capaci di generare movimento e ricchezza pubblica. E’ il coraggio delle scelte che manca e, fin quando le cose seguiranno questo andazzo, saranno solamente i contribuenti medi chiamati a ripianare guasti, disastri e ruberie di ogni genere.

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