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Livorno: tifosi voltano le spalle al soldato ucciso in Afghanistan

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Non ci facciamo mancare proprio nulla e, d’altra parte, toccato il fondo c’è sempre qualcuno che comincia a scavare.

Una settimana fa, a Livorno, gli osceni cori di alcuni ultrà veronesi contro Piermario Morosini che oggi, invece, l’Hellas ha voluto onorare con una giornata ricca di iniziative per dissociarsi pubblicamente dalle bestialità del 20 ottobre e onorare la memoria del giocatore bergamasco, morto in campo a Pescara il 14 aprile scorso.

Ieri sera, sempre a Livorno, una città fantastica, di gente civile e magnifica che non merita di subire la barbarie da stadio, la curva degli ultrà amaranto ha ostentatamente voltato le spalle al campo durate il minuto di silenzio per ricordare il caporale Tiziano Chierotti. È il soldato italiano caduto in Afghanistan il 25 ottobre in uno scontro a fuoco, durante il quale sono rimasti feriti altri tre nostri militari.

Chierotti è il cinquantaduesimo soldato tricolore ucciso dall’inizio della missione in Afghanistan, il sesto dal primo gennaio di quest’anno. Era nato a San Remo e risiedeva ad Arma di Taggia, in provincia di Imperia. Aveva appena compiuto 24 anni.

Chierotti è caduto facendo il suo dovere. Chi lo conosceva bene, lo descrive come un ragazzo d’oro, ricco di entusiasmo e di ideali, fiero di ciò che faceva. Chierotti è un Eroe Italiano, come tutti gli altri Eroi Italiani che fanno ogni giorno il loro dovere, qualunque sia l’ambito in cui operano: e sarà merito loro se il nostro Paese non sprofonderà nel marcio che ci assedia.

A Livorno, fra quelli che gli hanno voltato le spalle, durante il minuto di silenzio, probabilmente c’era anche qualcuno che, otto giorni fa, aveva intonato cori immondi sulle foibe contro i rivali scaligeri.

Il campionario dei barbari da stadio è infinito: razzismo, inciviltà, ignoranza si mescolano senza sosta, in un’inarrestabile discesa agli inferi della ragione, dell’umanità, della dignità. E consola poco sapere, che trattasi di minoranze, come ci ripetono sempre quelli che in questi anni hanno minimizzato, blandito, trascurato queste infamie, a colpi di multe ridicole, buonismo e sociologia d’accatto, trasformando alcuni stadi in zone franche dove tutto è lecito e tutto è permesso.

Ma, chi non rispetta i morti, non ha diritto al rispetto dei vivi.

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