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L’Aquila Rugby: pesante sconfitta in casa

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Di Marcello Spimpolo

Non prendeteci per inguaribili romantici, ma una volta L’Aquila-Petrarca sarebbe stata giornata neroverde e si sarebbe disputata con un’importante cornice di pubblico a supporto della squadra aquilana.

Già, una volta. Oggi allo stadio c’erano 300 persone, ma metà tribuna era occupata da padovani con tanto di striscione, e nel settore distinti c’erano praticamente solo gli ammirevoli ultrà della Curva Nord dell’Atalanta che, approfittando della partita di domani a Pescara della loro squadra di calcio, sono venuti a tifare per L’Aquila Rugby.

Diluviava direte voi, ed è vero, ma noi leggiamo questa assenza degli Aquilani come un profondo, e speriamo non insanabile, distacco dalla loro squadra di rugby.

Distacco che probabilmente ha tanti padri a partire dai mancati risultati della squadra ma che da soli non spiegano tutto se è vero, come è vero, che il sostegno ai colori neroverdi non è mancato neanche negli anni della retrocessione in serie A.

Riservandoci di tornare successivamente sugli aspetti esterni al campo che contribuiscono a questo distacco, cerchiamo di capire perché, dal punto di vista strettamente tecnico, i neroverdi alla quarta di campionato sono penultimi in classifica con un solo punticino all’attivo.

{{*ExtraImg_73776_ArtImgRight_300x200_Foto di Marcello Spimpolo}}

Per quanto riguarda la gara odierna il DT Umberto Lorenzetti esordisce così al nostro taccuino: «Con la squadra che ho potuto mettere in campo oggi, contro questo Petrarca, non era possibile fare di più».

«I ragazzi hanno retto bene il primo tempo (NdR finito effettivamente 3 a 10 per i patavini) poi la maggiore esperienza degli atleti che compongono la rosa del Petrarca ha avuto la meglio sui nostri giovani che continuano a pagare lo scotto della mancanza di abitudine a giocare nel rugby di alto livello».

«Continuo a non avere la possibilità di schierare la formazione tipo che ho in mente, considerate che oggi mi mancavano gente come Zaffiri, Milani, Robinson, Del Pinto, che Di Cicco e Ceccarelli rientravano da lunghi infortuni e che nel corso della gara anche Wilson e Colaiuda hanno preso dei colpi, e nonostante questo hanno tenuto il campo con abnegazione».

«Quello che invece continua a farmi arrabbiare veramente è la mancanza di disciplina che ci porta a subire troppi calci contro».

Fin qui le ragioni del tecnico neroverde, condivisibili se contiamo il numero esorbitante di atleti che hanno affollato e che continuano ad affollare l’infermeria. Ma non possiamo non evidenziare che a nostro parere ci sono anche altre componenti “tecniche” a concorrere ai mancati risultati.

È normale, ad esempio, che con una seconda linea di 2 metri e 10 d’altezza in campo si perdano tutte le touche della partita? E che questo sia più o meno una costante dall’inizio del campionato? È normale che si abbia un mediano di mischia (che in un recente passato era anche nel giro azzurro) che pur essendo dotato di un fisico invidiabile non attacca mai la linea,spesso fa il compitino e sovente sbaglia anche le scelte di gioco? Oggi, ad esempio,la squadra si è trovata in un paio di situazioni nel primo e nel secondo tempo a tenere sulla linea dei 5 metri gli avanti del Petrarca mettendoli in seria difficoltà: erano situazioni che avrebbero potuto probabilmente portare alla segnatura di due mete se si fosse continuato con giocare con gli avanti che guadagnavano terreno ad ogni ruck successiva:in entrambi i casi invece, la scelta di Callori di “aprire” sui trequarti con un pallone che era una saponetta, ha fatto terminare le azioni con due “in avanti”.

Le scelte di gioco si possono sbagliare, è vero, ma quando l’errore diventa una costante non basta come giustificazione quella del tecnico che parla di giocatori che giocano «non sereni e sotto pressione».

Per quanto riguarda la mischia, è normale che in prima linea,qualsiasi prima linea schieriamo, abbiamo spesso problemi di ingaggio per cui o retrocediamo o prendiamo punizioni perché anticipiamo troppo l’entrata? Ed è chiaro che poi una mischia che retrocede mette in difficoltà la mediana nell’innescare i trequarti dove invece si evidenziano le positive prestazioni di Cocagi, di Palmisano e di Giacomo Sebastiani.

In attesa di vedere, come auspica il DT, la squadra titolare al completo (ma purtroppo ci vorrà ancora tempo visto che gli infortuni occorsi non sono rapidamente recuperabili) pensiamo che la vera notizia di oggi sia la dichiarazione che Umberto Lorenzetti ci rilascia a fine chiacchierata e della quale gli va dato merito per l’onestà: «Negli anni passati la gente non veniva allo stadio lamentando il fatto che fra i giocatori non ci fosse un solo cognome Aquilano. Questa società ha fatto la scelta di riportare degli Aquilani all’Aquila (Milani,Colaiuda,Fidanza) e di far crescere dei giovani del vivaio (Del Pinto, Sebastiani,Palmisano) per tentare di far tornare grande L’Aquila Rugby con l’unica politica che ci possiamo permettere economicamente. Per far questo però abbiamo bisogno di tempo per lavorarci su e, come ho già detto altre volte, l’ideale sarebbe un ciclo triennale».

«Io non ho mai fatto proclami, non ho mai detto che avremmo lottato per lo scudetto o cose simili. Ho detto che avremmo provato a stare lassù in alto,e ci stiamo provando,con tutte le nostre forze».

Apprezziamo molto questo parlare chiaro del direttore tecnico che ci permette di dire ai tifosi neroverdi che, salvo clamorose sorprese e vista l’attuale classifica, è meglio togliersi di mente velleità di play off e prepararsi invece ad un mini campionato a quattro fra noi, Reggio Emilia, I Crociati e le Fiamme Oro ( con possibile inserimento di una fra Lazio e S.Donà) con l’obiettivo, realistico, di una comoda salvezza.

IL TABELLINO DELL’INCONTRO

L’Aquila, Stadio Tommaso Fattori

Campionato nazionale eccellenza 2012/2013, IV giornata, sabato 27 ottobre 2012

L’Aquila Rugby v Petrarca Padova 3 – 32 (3 – 10)

Marcatori: pt 6’ cp Menniti (0 – 3), 10’ cp Sebastiani (3 – 3), 23’ mt Ansell, tr Menniti (3 – 10). St 8’ mt Travagli (3 – 15), 11’ cp Menniti (3 – 18), 34’ mt Bettin, tr Menniti (3 – 25), 42’ meta tecnica trasformata da Menniti (3 – 32).

L’Aquila Rugby 1936: Palmisano, Cecchetti, Cocagi, Di Massimo, Sebastiani G., Lorenzetti, Callori (24’ st Fidanza), Turner, Di Cicco, Rathore (38’ st Ceccarelli), Vaggi (24’ st Cialone), Wilson, Colaiuda (29’ st Conti), Subrizi (43’ st Rotilio), Brandolini

A disposizione: Conti, Rotilio, Ceccarelli, Cialone, Fidanza, Falsaperla L., Falsaperla M. Di Roberto.

Allenatore: Lorenzetti

Petrarca Padova: Menniti – Ippilito, Bortolussi, Ziegler, Bertetti, Favaro, Sanchez (21’ st Bettin), Travagli, Ansell (21’ st Damiano), Conforti (11’ st Sarto), Targa, Mathers, Giusti, Leso, Gega, Novak (21’ st Furia)

A disposizione: Furia, D’agostino, Damiano, Morsellino, Francescato, Bettin, Sarto, Tveraga

Allenatore: Moretti

Cartellini: 14’ st giallo per Gega (Padova)

Man of the match: Ansell (Petrarca Padova)

Calciatori: Padova Menniti cp (3/5), tr (3/4); L’Aquila Sebastiani G. cp (1/2)

Punti in classifica: L’Aquila Rugby 0 Petrarca Padova 5

Note: 300 spettatori; pioggia battente; presente una nutrita rappresentanza di sostenitori della Curva Nord.

Prima del fischio d’inizio è stato osservato un minuto di silenzio in ricordo dell’Azzurro Piero Dotto, prematuramente scomparso lo scorso giovedì, e di Tiziano Chierotti l’alpino caduto in Afganistan

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