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‘Histoire du soldat’ a Casa Onna

Durante la prima guerra mondiale Stravinsky e la sua famiglia presero stabile dimora in Svizzera, dove da alcuni anni erano soliti trascorrere gran parte dei mesi autunnali e invernali. La situazione bellica non impedì al compositore di continuare a creare intensamente mantenendo quei contatti internazionali, soprattutto con l’Italia e con Parigi, che erano stati avviati negli anni precedenti. Solo dalla Russia, suo paese natale, Stravinsky rimase irrimediabilmente tagliato fuori. Lo scoppio della rivoluzione russa nel 1917 rese questo distacco definitivo, privandolo delle ultime risorse che gli giungevano ancora di tanto in tanto dalla sua patria. In breve anche la situazione economica si fece intollerabile; e amici svizzeri come lo scrittore Charles Ferdinand Ramuz e il direttore d’orchestra Ernest Ansermet, con i quali Stravinsky aveva stretto un sodalizio artistico, non erano meno provati dalle circostanze.

Occorreva trovare una via d’uscita. Fu allora che Stravinsky e Ramuz pensarono di far fronte alla pesante situazione creando un lavoro per una specie di piccolo teatro ambulante facilmente trasportabile da una località all’altra e che si potesse presentare anche nei villaggi: Ansermet sarebbe stato il direttore dell’impresa e il pittore locale René Auberjonois l’autore delle scene e dei costumi.

Si trattava ora di trovare il soggetto. Stravinsky, particolarmente in quegli anni di esilio, si era entusiasmato alla rilettura dei racconti popolari russi della celebre raccolta di Aleksandr Afanaseev. Per il nuovo lavoro teatrale essi si indirizzarono sul ciclo di leggende riguardanti le avventure del soldato insidiato dal diavolo che, coi suoi raggiri, ottiene infine la sua anima. Ma fu soprattutto il lato essenzialmente umano della tragica storia del soldato conquistato dal diavolo, evidente variante della leggenda di Faust, a interessare e sedurre i due collaboratori.

Un gruppo eterogeneo, ma molto unito ed entusiasta, si apprestava così a dare vita a una delle più geniali e avventurose creazioni del teatro musicale novecentesco.

Il linguaggio musicale dell’Histoire du Soldat segna un distacco dallo spirito della produzione russa di Stravinsky e si apre alle più svariate esperienze, quasi anticipando, ma per così dire in maniera informale, certi attributi della più tarda fase neoclassica. Queste esperienze vanno da elementi del ragtime nordamericano al tango argentino, dal pasodoble spagnolo (parodiato nello stile della Marcia reale) al [i]valzer [/i]viennese, dalle fanfare delle bande di paese svizzere ai severi corali bachiani. Solo il motivo del violino, che percorre l’intera partitura simboleggiando l’anima del Soldato nella sua lotta col Diavolo, conserva una avvertibile intonazione russa e si contrappone alle interpunzioni della percussione, che caratterizzano la presenza multiforme del Diavolo e la sua vittoria finale.

Protagonisti della [i]performance [/i]l’Ensemble Arturo Toscanini, formato dalle prime parti della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, diretto dal Maestro Vincenzo Mariozzi, l’attore Bartolomeo Giusti e la formazione Gruppo [i]Emotion[/i].

LA STORIA

Il Soldato, tornando al suo villaggio natale per una licenza di quindici giorni, è avvicinato dal Diavolo travestito. In cambio del violino del Soldato, il Diavolo gli dona un libro magico e lo invita a passare tre giorni con lui. Il Soldato accetta Raggiungendo il suo paese natale, il Soldato scopre che non è stato lontano tre giorni ma tre anni. Riappare il Diavolo, che lo spinge a far fruttare le portentose ricchezze del libro magico La ricchezza non ha dato la felicità al Soldato. Il Diavolo, sotto nuovo travestimento, va a fargli visita e gli mostra le sue merci, fra cui il violino un tempo appartenutogli. I1 Soldato vorrebbe ricomprarlo, ma, scoprendo che non può trarne alcun suono, lo getta via e distrugge il libro.

Ridotto in povertà, il Soldato giunge in una città straniera dove la figlia del Re è malata: il padre ha promesso la sua mano a chiunque sappia guarirla. Il Soldato incontra il Diavolo travestito da virtuoso di violino e gioca a carte con lui: perde tutti i suoi beni residui ma riesce a recuperare il suo violino facendo bere il Diavolo finché non perde i sensi Entrato nella camera della Principessa, il Soldato suona il suo violino: la Principessa si alza e danza un tango, un valzer e un ragtime, cadendo alla fine nelle braccia del Soldato. Durante l’abbraccio, entra il Diavolo vestito delle sue sembianze reali con la coda biforcuta e le orecchie a punta. Con l’aiuto del violino, il Soldato lo riduce nuovamente all’impotenza. Dopo il matrimonio con la Principessa, il Soldato ha nostalgia del suo paese natale e decide di visitarlo. Ma, appena passata la frontiera, ricade in potere del Diavolo, che gli sottrae il violino. Vinto, il Soldato segue il Diavolo molto lentamente, ma senza più opporre resistenza.

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