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Febbo: ‘Il Pd non vota e fa demagogia’

«Governare è assunzione di responsabilità, rispetto delle regole e, soprattutto, garanzia di impegno per il bene dell’Abruzzo e degli abruzzesi. La risoluzione approvata nell’ultimo Consiglio regionale sul riordino delle Province è l’unica proposta su cui il gruppo di maggioranza ha potuto riflettere e discutere.

Il Partito democratico, o meglio i suoi esponenti, farebbero bene prima a chiarirsi tra loro, visto che la linea e il pensiero cambia di provincia in provincia, e poi manifestare una volta per tutte quale idea di riordino avrebbero studiato per il futuro dell’Abruzzo». Questo è quanto afferma l’Assessore regionale Mauro Febbo che risponde alle dichiarazione degli esponenti regionali del Partito Democratico.

«La Regione Abruzzo – spiega Mauro Febbo – come Lombardia, Emilia Romagna, Umbria, Puglia, Calabria e Molise ha scelto, con senso di responsabilità, una trattativa con il Governo centrale, invitandolo a predisporre un disegno di legge costituzionale per l’abolizione di tutte le Province e se questa trattativa non dovesse andare in porto si è stabilito che la Regione Abruzzo e per essa il Presidente della Regione, Gianni Chiodi, intraprenda la strada del ricorso alla Corte Costituzionale per scongiurare qualunque proposta di accorpamento dovesse essere decisa dall’Esecutivo nazionale. Questa strategia illustrata rappresenta, lo ripeto, una posizione chiara, coerente e propositiva sul lavoro fatto da tutta il gruppo di maggioranza che è riuscita, con decisione, a intraprendere un percorso virtuoso e di sviluppo per l’Abruzzo.

Il Pd farebbe invece meglio a tacere visto che la realtà emersa dai lavori consiliari testimoniano il contrario di quando viene sbandierato dai suoi rappresentati. Per amor di cronaca voglio ricordare che la risoluzione approvata è stata sottoscritta dal Pdl, unitamente all’Italia dei Valori e da Api: quindi coerenza politica vorrebbe che il Pd tacesse, invece di attaccare ripetutamente il Governatore Chiodi, o perlomeno dovrebbe criticare i suoi colleghi di minoranza. Alla nostra risoluzione si sono aggiunte quella dell’Udc che chiede la ‘soppressione delle Province abruzzesi’, mentre Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi e Sel hanno proposto di ‘procedere all’abrogazione di tutte le norme riguardanti le province’. Tutto questo per dire far notare che il Pd è stato l’unico partito a non scrivere nulla e produrre un documento dal quale si evinca una idea di ridefinizione di territorio e funzioni».

«Nota dolente – aggiunge ancora l’Assessore Febbo – è l’atteggiamento irresponsabile che hanno avuto i colleghi Consiglieri del PD, i quali con la loro fuga sull’Aventino (ovvero non partecipando al voto), non hanno voluto prendersi le responsabilità nel votare l’unica ipotesi concreta e percorribile, per il bene e per il futuro della nostra regione. Questa loro decisione potrà essere venduta su tutti i territori: a Teramo perché si è voluto salvare Teramo, a Chieti perché si è voluto salvare Chieti, a Pescara per salvare Pescara così come anche all’Aquila. La realtà però è un’altra così come è facilmente documentabile dalle singole posizioni prese dai rappresentanti del Partito Democratico che a più riprese si sono espressi in difesa dei propri territori e comunque come la Storia ha dimostrato: con l’Aventino si perde sempre. Per quanto mi riguarda credo di aver lavorato nell’interesse della collettività che mi ha eletto».

«Pertanto – conclude Febbo – invito il Pd a smetterla di rilasciare dichiarazioni di solo opportunismo politico o localistico e far capire quale idea di Regione e territorio vogliono proporre agli abruzzesi. Per quanto mi riguarda, garantisco il mio personale impegno a fare in modo che la risoluzione approvata venga seguita in tutto il suo iter amministrativo, così come concordato, per riaffermare in modo chiaro e netto il principio della centralità del cittadino. Si tratta di una battaglia di democrazia sulla quale mi auguro che si apra un dibattito ampio in Parlamento e si trovi la convergenza di tutti i partiti e la disponibilità del Governo a confrontarsi su questo tema nel pieno rispetto del dettato costituzionale».

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