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Cosa c’entra Pantani con Armstrong?

La cancellazione dei 7 Tour di Lance Armstrong, decisa con un ritardo abissale dall’Unione Ciclistica Internazionale (Uci) e solo grazie al lavoro dell’antidoping americano, ha innescato una ridda di accostamenti, di paragoni e di troppe immani scemenze a proposito di Marco Pantani.

Come se la storia del campione statunitense fosse lontanamente accostabile a quella del Pirata, massacrato da una ributtante gogna mediatica che l’ha infilato nel tunnel senza ritorno, sino a quel maledetto 14 febbraio 2004.

Come se, azzerando Armstrong, l’Uci si fosse lavata la coscienza, mentre il capo dell’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) ringhia: ” Erano tutti dopati, l’Unione Ciclistica Internazionale si prenda le sue responsabilità”. Ma che cosa c’entra Pantani con Armstrong e tutti quelli che in questi anni si sono dopati?

E’ impressionante la superficialità e la sciatteria di troppi che o sono disinformati o sanno di esserlo, anche a tredici anni di distanza.

Marco è stato fatto fuori dal
Giro d’Italia ’99 per un valore ballerino dell’ematocrito. Tanto ballerino che, ancora oggi nessuno ci ha raccontato la verità, tutta la verità su ciò che accadde quella notte a Madonna di Campiglio.

Marco non è mai stato trovato positivo a un controllo antidoping. Mai.

Una volta per tutte, ha il diritto di essere lasciato in pace, di essere circondato dall’amore e dal rispetto dei suoi tifosi che, a quasi nove anni dalla scomparsa, non hanno mai smesso di portarlo nel loro cuore.

Ha il diritto di essere rispettato e non vilipeso, come oscenamente lo è stato quand’era il più forte di tutti e l’invidia, la frustrazione, le meschinità l’hanno sbalzato di sella. Mentre altri, negli anni successivi, sono stati osannati e riveriti, blanditi e riempiti di milioni, invitati a gareggiare pur sapendo che poi sarebbero stati squalificati. Per doping.

Come canta Bob Dylan in Absolutely Sweet Mary, “[i]to live outside the law you must be honest[/i]”, per vivere fuori dalle leggi bisogna essere onesti”.

Giù le mani da Pantani.

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