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Province: Chieti e Teramo rivendicano la propria identità

Chieti e Teramo non ci stanno all’abolizione delle province e con una protesta pacifica davanti al palazzo dell’Emiciclo, dove era in corso, ieri, il Consiglio regionale, hanno urlato a gran voce la volontà di preservare storia e identità.

{{*ExtraImg_72951_ArtImgRight_300x225_}}Oltre al comitato ‘Teramo Nostra’, presenti singoli cittadini e il componente della segreteria provinciale di Rifondazione comunista, Mauro Ferzetti. «Teramo e Chieti – ha spiegato Ferzetti – sono le province più vecchie d’Abruzzo. Con l’abolizione delle province si risparmia complessivamente l’1 o il 2% della spesa pubblica. Sono ben altre le cose da eliminare per risparmiare».

{{*ExtraImg_72952_ArtImgLeft_300x225_}}All’Aquila per rivendicare la propria identità e soprattutto per ribadire il concetto «con Pescara mai» i cittadini teatini si sono ritrovati fuori all’Emiciclo sottolineando che Chieti, assieme all’Aquila, presenta i requisiti necessari per non essere abolita. «Noi e L’Aquila – ha detto Luigi, un cittadino comune – abbiamo i requisiti, per il resto sono fatti degli altri. Chieti a livello di estensione del territorio c’è e ha il numero di abitanti più alto dell’Abruzzo». Venuti con i mezzi propri, qualcuno con maglie neroverdi e sciarpe al collo da stadio che evidenziano un’identità che non si cancella come alcuni cittadini hanno sottolineato: «Il campanile è solo una scusa per trovare una soluzione, siamo pronti a mesi di mobilitazione se le cose si metteranno male. Pescara non deve essere né provincia né capoluogo».

Niente fumata bianca ieri nel corso del Consiglio regionale sul riordino delle province abruzzesi, la scelta è stata girata al Governo. (a.l.)

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