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Occhio di falco e moviola in campo

di Xavier Jacobelli

Dieci anni fa, quando dirigevo il Corriere dello Sport-Stadio, venne a trovarmi un pirotecnico Archimede marchigiano. Aveva brevettato un pallone dotato di sensori capaci di segnalare con millimetrica precisione se il pallone avesse o non avesse oltrepassato la linea di porta. Nel primo caso, il pallone suonava e, grazie a un congegno collegato con le orecchie di arbitro e assistenti, spaccava loro cortesemente i timpani, mettendoli al riparo da qualunque gol fantasma.

Speranzoso e fiero dell’invenzione, il nostro uomo la presentò alla Fifa che, all’epoca, in materia di tecnologia nel calcio, viveva ancora nel mesozoico. Naturalmente, a Zurigo non gli diedero ascolto. Ci sono voluti dieci anni e un’impressionante serie di decisioni scandalose figlie di clamorosi errori, perché l’organizzazione di Blatter cambiasse idea e desse finalmente il via all’Occhio di Falco.

All’alba dei 76 anni, il signore svizzero che sta nella federcalcio mondiale dal ’77 (anche la Fifa non è un posto per giovani) ha scavalcato a destra e sinistra Michel Platini il quale, a volte, dà l’impressione di desiderare arbitri pure a cavalcioni sulle traverse, avendone moltiplicato il numero con l’avvento dei giudici di porta. Che non servono a molto e aumentano i costi.

La verità è un’altra: al calcio non basta l’Occhio di Falco, ci vuole la moviola in campo. Non azzererebbe certo tutti i contenziosi, ma ridurrebbe drasticamente il numero degli errori commessi da arbitri e assistenti.

Essi hanno il diritto di sbagliare nella stessa misura in cui l’organizzazione calcistica ha il dovere di aiutarli con la tecnologia alla quale, peraltro, da anni fanno brillantemente ricorso numerose altre discipline.

Eppure, la moviola in campo è ufficialmente nata il 9 luglio 2006 a Berlino, Olympiastadion, finale mondiale Italia-Francia. Se il quarto uomo non avesse avvisato il direttore di gara della testata di Zidane a Materazzi, televista sullo schermo di servizio a bordo campo, Zizou sarebbe rimasto tranquillamente in campo. Ma la Fifa fece finta di nulla e guai a parlare di qualunque diavoleria tecnologica applicata al calcio nel regno di Blatter.

Così, quattro anni dopo in Sudafrica, il gol di Lampard alla Germania, pallone quasi un metro oltre la linea di porta, non fu visto. E le cronache registrarono la scena surreale degli inascoltati giocatori di Capello che, nel marasma generale, invitavano l’arbitro a guardare sui maxischermi dello stadio quanto fosse regolare il gol del centrocampista inglese. Naturalmente, il direttore di gara fece spallucce, rimediando una figuraccia mondiale.

Senza dimenticare, fra gli altri, il gol di Muntari alla Juve nella passata stagione, sorgente di polemiche infinite.

Domanda maliziosa, ma nient’affatto capziosa: forse non si vuole la moviola in campo perchè, in questo modo, molte partite non potrebbero più essere condizionate dagli errori di chi fischia? A Blatter e Platini la facile sentenza.

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