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INGV: ‘lo sciame sismico non evita la scossa forte’

A seguito delle dichiarazioni rilasciate dal Professor Bernardo De Bernardinis al TG3 della Rai del 23 Ottobre 2012, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ritiene doveroso dichiarare che l’INGV non ha mai avallato la tesi scientifica che un rilascio di energia attraverso una sequenza di piccoli terremoti possa evitarne di fortie non ha rilasciato sulla sequenza sismica de l’Aquila, alcun comunicato stampa precedentemente alla riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 Marzo 2009. Il dovere di informazione verso il pubblico sulla pericolosità sismica era ed è assegnato alla Protezione Civile.

La medesima precisazione è già stata oggetto di un comunicato stampa a firma del precedente Presidente di questo Istituto in data 20/02/2012 di cui riportiamo di seguito il testo integrale:

Comunicato del Presidente INGV, Prof. Domenico Giardini, del 20/02/2012

Nei giorni scorsi sono state riportate da fonti giornalistiche e da alcuni media dichiarazioni secondo cui l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Ente di riferimento per il monitoraggio e lo studio dei terremoti e dei vulcani in Italia, avrebbe avallato la tesi scientifica che un rilascio di energia attraverso una sequenza di piccoli terremoti possa evitarne di forti, e che tale tesi avrebbe influenzato le decisioni prese dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile (DPC) durante la sciame sismico che ha preceduto il tragico evento che ha colpito L’Aquila il 6 Aprile 2009.

Senza voler in alcun modo entrare nello specifico del dibattimento in corso a L’Aquila, l’INGV precisa che la tesi del rilascio di energia sismica é stata proposta in passato per situazioni particolari (quale la zona a scorrimento lento della faglia di S. Andrea a Parkfield, California) ed é ancora utilizzata da settori dell’industria che si occupano di sismicità indotta (ad esempio nel caso della sismicità indotta da prospezioni per geotermia profonda), ma non rappresenta lo stato delle conoscenze scientifiche per aree di normale sismicità quale l’Abruzzo.

L’INGV precisa di non aver trasmesso al DPC alcuna comunicazione a favore di tale tesi. L’opinione ufficiale dell’Ente viene fornita al DPC secondo canali specificati dalla Convenzione che regola le procedure di sorveglianza e allerta sismica e vulcanologica. Nel caso specifico dello sciame sismico che ha preceduto il terremoto del 6 aprile 2009, oltre ai periodici aggiornamenti effettuati dopo ogni scossa significativa, l’INGV ha inviato al DPC tre comunicazioni:

Il 17 Febbraio un primo comunicato affermava che “… la sequenza in atto non ha alterato le probabilità di occorrenza di forti terremoti nella zona. Si ricorda che i comuni interessati ricadono tra la prima e la seconda categoria della classificazione sismica del territorio nazionale.”

Il 12 Marzo, al proseguire della sequenza, un aggiornamento ribadiva che “… la sequenza dei mesi scorsi non ha alterato, dunque né aumentato né diminuito, le probabilità di occorrenza di forti terremoti nella zona.”

Il 31 Marzo, il Direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’INGV, Dr. Giulio Selvaggi, presentava alla riunione della Commissione Nazionale Grandi Rischi (CGR) il rapporto dell’INGV con una sintesi delle conoscenze più aggiornate, la storia sismica della regione, l’andamento della sequenza e il modello della pericolosità sismica. La documentazione presentata alla Commissione Grandi Rischi era finalizzata a fornire gli elementi scientifici per valutare la situazione e non conteneva alcun riferimento all’ipotesi dello scarico dell’energia.

Le suddette comunicazioni rappresentano le sole informazioni ufficiali fornite dall’INGV al DPC durante la sequenza che ha preceduto il terremoto dell’Aquila del 6 Aprile 2009. Interviste o brevi dichiarazioni di singoli ricercatori dell’Ente sono state riportate sulla stampa anche durante la sequenza sismica in Abruzzo, ma appartengono alla normale attività di divulgazione scientifica a titolo personale, che non rappresenta in alcun modo l’opinione ufficiale dell’Ente.

L’INGV sottolinea la fattiva e decennale collaborazione con il DPC nell’opera di sorveglianza e allerta del territorio italiano per eventi sismici e vulcanici.

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Tanto è dovuto a tutela dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dei suoi ricercatori.

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