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L’Aquila, considerazioni sulle frontiere

di Giancarlo De Amicis

[i]Intra moenia[/i] ed [i]extra moenia[/i]: l’Aquila dentro e fuori le mura. Fino a ieri città e contado, oggi centro storico e periferia, ma sempre collocata fra due realtà distinte, separate da una frontiera, una soglia che a volte si fa barriera per respingere l’altro, a volte si fa porta per incontrarlo.

“La soglia è un luogo dove due entità nello spazio si attestano, si attendono, si confutano, si riflettono, si difendono. Essa serve a ribadire le differenze. Attraversare la soglia è una possibilità/pericolo di cambiamento, una inversione.” (Franco La Cecla)

Aderendo al principio di coesione sociale, le città non hanno soltanto una vocazione, ricorda Antonio Calafati, ma anche delle responsabilità nei confronti del territorio sul quale si esprimono gli effetti delle loro scelte. E’ uno dei temi più urgenti delle città italiane ed europee quello di [i]prendersi cura[/i] delle periferie, di ciò che sta oltre la soglia, la frontiera.

Una città che intende candidarsi nella competizione internazionale di capitale europea della cultura non può esimersi dal considerare il valore strategico che questa problematica riveste. Come è stato più volte ricordato- anche con sottile ironia- il cittadino aquilano si trova sospeso ora qua, ora là, vivendo tra la sicurezza di una identità e centralità che gli deriva dal limite, in quanto strumento di definizione, ed una consapevolezza della precarietà di tale limite: l’equilibrio forse sta nel varcare gli antichi limiti mentali e spaziali per tracciare nuovi e più vasti confini.

Portandosi fuori le mura, al di là della soglia, la periferia aquilana ha valicato i confini della città chiusa, ma non ne ha tracciato ancora di nuovi. E’ una città in progressiva e caotica espansione, che dissolve l’urbano in nome di una crescente supremazia della rete infrastrutturale e rifiuta di porre intenzioni alla sua dilagante avanzata. Analogamente, l’autonomia di pensiero e di giudizio che il cittadino aquilano oggi palesa sui siti internet, ha varcato le soglie che fino a ieri le avevano impedito di manifestarsi pubblicamente.

Ciononostante questa libertà si esprime ancora attraverso i segni della liquidità, che le impediscono di solidificarsi in forme concrete di democrazia partecipativa. Tra la sicurezza della identità di ieri che si alimentava dei limiti e l’attuale consapevolezza della loro inconsistenza, il cittadino vive in una dimensione che oscilla tra utopia e disincanto. Credere fiduciosamente nella crescita, nel superamento dei limiti, promuovere nuove forme di complicità e di unione forse è utopico, ma ugualmente anacronistiche sono l’idealizzazione nostalgica del passato e la solenne enfasi catastrofica. Occorrerebbe ispirarsi a Ulisse: senza lasciarsi irretire dalle lusinghe delle sirene egli fa ritorno ad Itaca, alla sua identità, ma se ne ri-allontana per andare alla ricerca di limiti più vasti, oltre le colonne d’Ercole.

Andare “oltre-uomo”, suggerirebbe Nietzsche, per portarsi verso una nuova forma dell’Io, non più compatto e unitario, ma costituito da una “anarchia di atomi”, da “una molteplicità di nuclei psichici e di pulsioni non più imprigionate nella rigida corazza dell’individualità”. Questa possibile mutazione dell’io oggi si va realizzando grazie all’avanzare di una realtà sempre più “virtuale”. Una mutazione in atto che a l’Aquila è stata favorita dal sisma. Molte pulsioni e nuclei psichici si sono liberati della corazza del centro storico e dei limiti imposti da una democrazia rappresentativa.

Ma questa liberazione, questa “anarchia di atomi” è da festeggiare o è una malattia da combattere? Contrastare il nichilismo delle immense periferie aquilane nei suoi risvolti fisici e psichici, oppure portarlo alle estreme conseguenze? Combattere i limiti della “democrazia liquida”, oppure portarla alle estreme conseguenze? E’ questa la frontiera che ci si presenta . In ogni caso le soluzioni non vanno rinviate a tempi indefiniti. L’argomento va affrontato con l’urgenza e la gravità dell’oggi, senza attardarsi troppo nei “salotti privilegiati” sul centro storico, ma neanche in quelli sui siti internet.

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