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Grandi Rischi: Maiani abbandona Commissione

L’intero ufficio di presidenza della Commissione nazionale Grandi Rischi, composto oltre che dal presidente Luciano Maiani, dal presidente emerito Giuseppe Zamberletti e dal vicepresidente, Mauro Rosi, ha rassegnato questa mattina le dimissioni al presidente del Consiglio Mario Monti. Lo ha reso noto il Dipartimento della Protezione Civile.

Maiani, che aveva preannunciato le dimissioni in mattinata, ha preso la decisione all’indomani della sentenza del tribunale dell’Aquila. Il fisico ha deciso di dimettersi per «l’impossibilità che la commissione Grandi Rischi possa lavorare serenamente e offrire pareri di alta consulenza scientifica allo Stato in condizioni così complesse».

ALTRE DIMISSIONI TRA I MEMBRI – Dopo le dimissioni dei vertici, lasciano altri membri della commissione Grandi Rischi. Fra i primi ad averle rassegnate è Roberto Vinci, direttore dell’Istituto per le tecnologie della costruzione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), che oggi ha scritto al presidente del Consiglio, Mario Monti. «Al momento – ha detto Vinci – alcuni membri si sono dimessi, mentre altri si vogliono autosospendere».

La decisione di dimettersi, ha detto Vinci, si devono a due motivi: il primo, spiega, è una sorta di «autodifesa»: «ho visto che cosa è successo e ho pensato alla mia famiglia, conosco le persone condannate e sono persone per bene. Scatta l’autodifesa quando si è sotto attacco per un fraintendimento totale delle responsabilità. Il tipo di accusa e di pena mi hanno fatto pensare ai tempi dei Giacobini». Il secondo motivo delle dimissioni è voler «dare un segnale, per quanto valga in questo Paese, di un appoggio al persone che, forse per aver agito con una certa ingenuità e certamente sotto il peso di una grande pressione, sono state accusate di omicidio multiplo».

GRESTA, VERSO DOCUMENTO CONDIVISO – Un documento condiviso dall’intera commissione Grandi Rischi, «al di là delle dimissioni», che «possa portare a un modo diverso di gestire le cose»: è questo il prossimo passo che intende fare la commissione. Lo ha detto all’Ansa il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Stefano Gresta, membro della commissione Grandi Rischi.

«La situazione è complicata ed emotivamente verrebbe voglia di dimettersi», ha aggiunto. «Non conosco le motivazioni della sentenza ed è difficile comprenderla a caldo. Posso dire che conosco personalmente tutti i condannati, alcuni da più di 30 anni, ed ho la massima stima per tutti loro».

Tuttavia, ha osservato, «la sentenza è stata un elemento scatenante». Il problema, annoso, è che «non c’é una chiara divisione dei ruoli tra la scienza e chi deve prendere decisioni». Nonostante l’attuale commissione grandi Rischi si sia data regole diverse rispetto alle commissione che l’hanno preceduta fare chiarezza è più che mai urgente: «occorre inquadrare il problema: non è chiaro se è un organo di consulenza». Gresta è fra i membri della commissione che hanno deciso di non dimettersi.

«Alcuni – ha aggiunto – hanno optato per un’autosospensione e per la convocazione di una riunione plenaria, al di là delle dimissioni, per trovare un documento condiviso». L’obiettivo è arrivare a diversi meccanismi di gestione: «ancora oggi – ha rilevato – non esistono meccanismi che garantiscano ad una valutazione scientifica sia fatta in buona fede dall’essere interpretata come falso allarme o procurato allarme». Per l’incontro non è stata ancora stabilita una data, ma secondo Gresta «sarà ragionevolmente a breve».

LASCIA ANCHE DOLCE – Questa mattina ha presentato le dimissioni anche il direttore dell’ufficio rischio sismico e vulcanico del dipartimento della Protezione civile, Mauro Dolce. A confermarlo è sempre il dipartimento della Protezione civile sottolineando che «all’esito dell’iter amministrativo previsto, il professore verrà assegnato ad altro incarico».

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