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Grandi rischi: il giorno della sentenza

Dopo trenta udienze di fuoco che si sono tenute nella piccola aula del tribunale provvisorio dell’Aquila, presso il nucleo industriale di Bazzano, è attesa in giornata la sentenza definita “storica”, sull’operato della Commissione Grandi Rischi, accusata – i pm hanno chiesto la condanna a quattro anni di reclusione per tutti- di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni in relazione al sisma che colpì L’Aquila il 6 aprile 2009.

Nella mattinata previste le repliche dei pubblici ministeri, Fabio Picuti e Roberta D’Avolio. Alla fine, salvo ulteriori interventi delle parti civili e delle difese, il giudice unico del tribunale dell’Aquila, Marco Billi, si ritirerà in camera di consiglio per decidere.

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AGGIORNAMENTI

12.33 – SENTENZA DOPO LE 17 – Dopo l’ultimo intervento dell’avvocato difensore Antonio Pallotta (per Giulio Selvaggi) il giudice unico del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi, ha chiuso l’istruttoria dibattimentale per ritirarsi in camera di consiglio. Il giudice ha annunciato che la sentenza sarà emessa dopo le 17. «Non sarà una camera di consiglio breve», ha precisato.

12.19 – DINACCI: EVENTO IMPREVEDIBILE – «Se fossi in grado di prevedere un evento imprevedibile farei cinque volte terno secco al lotto, è statisticamente più probabile. Viene la pelle d’oca, la colpa è sull’evento, non sul rischio dell’evento». Lo ha detto nella sua replica, l’avvocato Filippo Dinacci , legale difensore di Bernardo De Bernardinis e Mauro Dolce. «Si sta chiedendo – ha aggiunto – di condannare sette persone che sono risorse della nazione, sette scienziati. Corriamo il rischio di lasciare spazio ai ciarlatani, nessuno farà più il suo dovere. Si chiede di condannare su una probabilità statistica improbabile. Non sarà un processo medievale, ma si tenta di tornare al ‘giudice delle anime’ che c’era in Spagna, che non è il giudice dei fatti».

12.07 LA REPLICA DI SICA: IN QUESTO PROCESSO C’E’ IL FATO – Altra replica è stata quella dell’avvocato Carlo Sica, responsabile civile, in rappresentanza del Presidenza del Consiglio dei ministri. «Ho detto che il 31 marzo non si è riunita la Cgr non solo perchè non c’era il numero legale, perchè di esponenti di quella commissione erano presenti solo in quattro, non ci sto alle falsità! So di poter guardare negli occhi ogni persona, ho la presunzione che gli altri mi comprendano perchè parlo in maniera banale, da buon padre di famiglia. Se non vengo compreso la responsabilità non è mia. Ho detto e ridico alle parti offese che in questo processo che non ci sono responsabilità penali, c’è il fato, c’è il terremoto».

«Nessuno l’ha convocata, la commissione. Speravo che su questo punto il pm replicasse, ma sono rimasto deluso. Entrambi i pm lo hanno dato per scontato. L’esempio della tragedia di Sarno – ha aggiunto Sica – con questo processo non c’entra nulla, le esondazioni dei fiumi sono prevedibili. Con una pioggia straordinaria so che il fiume esonderà e i fiumi esondano sempre negli stessi punti. Che c’entra l’uragano Katrina paragonato al terremoto, quello era certamente prevedibile. Nello sviluppo del dibattimento e nell’esame delle carte non ha detto che non era la Cgr ma una riunione di esperti con un determinato mandato, poi sarebbe stato libero di esaminare se ben assolto o con profili penali. Cosa c’è che fa attestare ancora su questo? Ribadisco che così si creano false illusioni e speranze. Si fa credere che si è svolta una riunione di una commissione che non si è svolta».

12.00 LA REPLICA DI PICUTI – Il pubblico ministero, Fabio Picuti, ha replicato all’avvocato Alfredo Biondi, legale di fiducia di Claudio Eva. «Mi avrebbe convinto se nel nostro ordinamento non ci fosse l’articolo 113 del codice penale sulla cooperazione colposa. Se fosse abrogato, sicuramente avrebbe ragione. Lui si chiede: che cosa ha fatto o non ha fatto? La risposta è nell’interpretazione che noi accusatori abbiamo dato a questo articolo, in 13 ore e 500 pagine di requisitoria. Ho apprezzato – ha aggiunto il pm – ma non posso condividere quanto detto da Biondi, l’articolo ci impone la richiesta di condanna anche per Eva».

«La seconda replica è all’avvocato Stefano che mi imputa di aver usato sarcasmo verso l’imputato Barberi. Se questa è l’impressione mi scuso, avrei voluto porgergli personalmente le scuse. L’attività ricognitiva militare e aerea – ha evidenziato Picuti – non era un esempio di sarcasmo, ma il primo significato del vocabolario. Dire che gli esperti non hanno fatto ricognizione perchè non sono andati da nessuna parte non è sarcasmo, è dire quello voglio dire. Se un ufficiale di polizia giudiziaria mi parla di una ricognizione gli chiedo dove va, se parla di una riunione dove è. Non c’era un’intenzione sarcastica. L’argomento di replica più serio riguarda l’argomento del rischio. L’avvocato Dinacci – ha detto sempre il pm nella sua replica – in una corposa memoria difensiva dice che rischio e terremoto non possono essere separati. Mi colpisce che la categoria logica del rischio e l’evento fisico naturale del sisma non possano essere separati. Non è possibile riferire il concetto di prevedibilità al rischio ma solo all’evento, dice il professor Musco».

«Anche l’avvocato Petrelli dice sostanzialmente le stesse cose. Il rischio è una categoria politica non definibile compiutamente. Di conseguenza è inconoscibile e stiamo facendo un processo a un oggetto inconoscibile. Anche il professor Coppi dice la stessa cosa. Non mi sembra che possa passare sotto silenzio un’affermazione così forte secondo la quale rischio ed evento siano concetti non distinguibili, altrimenti neghiamo la logica aristotelica che governa il nostro modo di pensare da 2.500 anni. Come debba essere analizzato il rischio ce lo dice lo stesso legislatore. L’analisi dovrà essere verificata in relazione alla previsione e prevenzione. Come se non bastasse, che cos’è il rischio sismico ce lo dicono gli stessi imputati, perciò questa tesi difensiva mi sembra curiosa e originale, la categoria logica la propongono loro in quel librone verde che ha davanti a lei, giudice: il rapporto Barberi, che porta le firme anche di Eva e Dolce. Nella parte generale c’è scritto che cos’è il rischio sismico e non c’è scritto che coincide con il terremoto. Il rischio sismico – ha detto in aula Picuti – è il prodotto di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione. Quando nella requisitoria parliamo di difetto di analisi del rischio prendiamo in considerazione i tre fattori che ci vengono indicati dagli imputati, le loro mappe e studi di pericolosità. Abbiamo scritto 500 pagine ricalcate sulle orme delle nozioni scientifiche che sono state scritte dagli imputati. Coppi dice che la colpa è prevedibilità ed evitabilità di un evento, ma qui la colpa riguarda la prevedibilità di un evento imprevedibile. E’ un sofista migliore di me, propone una presunta antinomia logico-giuridica».

11.45 – PM,FU ‘MONUMENTALE NEGLIGENZA’ – «Se avessi letto prima di scrivere la requisitoria, il rapporto della Commissione del Congresso Usa su l’inchiesta post Uragano Katrina avrei probabilmente usato anche io le parole: ‘monumentale negligenza‘». Arriva nel finale della replica del procuratore Fabio Picuti l’affondo sul comportamento della Commissione Grandi rischi nei giorni che precedettero il sisma del 6 aprile 2009. Picuti cita espressamente i documenti americani per parlare di «fallimento della leadership».

Nelle fasi finali del processo alla Commissione Grandi rischi entrano quindi anche le vicende a stelle e strisce con l’evento catastrofico che nel 2004 provocò morti e distruzione in Louisiana. La pubblica accusa ha tirato fuori il documento della Commissione d’inchiesta del Parlamento americano per dimostrare come «ci possa essere un difetto di prevenzione e previsione di un rischio», e quindi gli stessi americani – con una frase scritta che se avessi letto in precedenza avrei usato anche io – sembra far parte della stessa mia requisitoria. Il rapporto Usa dà piena cittadinanza quindi al concetto di difetto di analisi del rischio».

Per dimostrare che nelle società moderne l’analisi di un rischio entra come parte fondante della sicurezza di un paese il pm Picuti ha spiegato che «dopo l’11/9 il rapporto che dimostrò la mancata analisi sui rischi per l’attentato portò alle dimissioni del capo e del vice capo della Cia. Vuol dire che questo ragionamento esiste. Ma gli italiani, si sa, sono più affezionati ai processi che alle dimissioni».

Nel citare la vicenda giudiziaria come ‘paradigma del processo moderno’ proprio per il fattore dell’analisi di rischio, il pm Fabio Picuti ha portato ad esempio i rapporti Usa sull’11 settembre e sull’Uragano Katrina.

«Gli americani parlano di fallimento di iniziativa della leadership: anche il capo della Protezione civile Usa Michael Brown si dimise a seguito delle polemiche dopo il rapporto sull’uragano dopo che gli fu imputato quel difetto di prevenzione del rischio».

Alle interruzioni degli avvocati della difesa che ribattevano come in America a differenza dell’Italia non si fosse aperto un processo Picuti ha risposto che lì esiste un altro istituto che é quello delle ‘dimissioni’. «I pm non sono dei maghi o Houdinì, non creano illusioni giuridiche ma sono leali ed onesti anche perché non creano neanche architetture giuridiche», ha concluso Picuti.

11.43 – PM, GRANDI RISCHI E’ PARADIGMA PROCESSO MODERNO – «Altro che diritto medievale, è l’opposto, quello dei Grandi Rischi è il paradigma del processo moderno». Così il pm Fabio Picuti nella requisitoria finale in aula nell’ultimo giorno processuale. «In questo processo – ha proseguito Picuti – entra come categoria giuridica il concetto di ‘analisi del rischi‘, che si coniuga con le esigenze della società moderna, cioé con la società del rischio».

Picuti per legittimare le sue parole ha citato il Rapporto Barberi il rischio si analizza in relazione alla precisione. L’analisi del rischio quindi «é categoria logica che gli stessi imputati propongono perché il rischio è il prodotto di tre fattori: pericolosità, vulnerabilità ed esposizione», ha proseguito nella sua replica il pm Picuti. «Noi diciamo quindi c’é stato un difetto di questa analisi del rischio, ed è il legislatore che ci indica la strada», ha proseguito nell’aula strapiena e assolutamente attenta, Picuti.

A sostegno della sua tesi, il pm ha citato la sentenza della Cassazione sulla tragedia di Sarno dove viene spiegato che l’analisi è doverosa per legge. «Ecco il capo di imputazione – ha concluso il pm – è l’oggetto del processo che noi portiamo in analisi».

11.32 – TERMINATE LE REPLICHE DEI PM – Sono terminate poco fa – dopo un’ora dall’apertura del processo alla Commissione Grandi Rischi – le repliche dei pubblici ministeri Roberta D’Avolio e Fabio Picuti.

La prima a parlare è stata la D’Avolio: «La pubblica accusa ritiene opportuno esplicitare alcune repliche, saranno brevissime. Un silenzio da parte nostra potrebbe essere considerato un atto di superbia o presunzione oppure di acquiescenza».

«La testimonianza indiretta – ha aggiunto – è quella di chi narra non quello che ha visto ma quello che gli è stato narrato di essere stato visto. Le testimonianze dei parenti delle vittime non possiamo ritenerle indirette, hanno riferito sui comportamenti tenuti dalle vittime. Se non è più possibile sentire la fonte diretta perchè sono persone decedute, in questo caso la prova indiretta è pienamente utilizzabile. L’avvocato Petrelli – ha sempre sottolineato il pm D’Avolio – ha detto che l’oggetto di questo procedimento rimane inconoscibile. I motivi dell’agire umano di cui ha parlato non sono altro che le motivazioni esplicitate nella requisitoria, fattori condizionalistici alternativi che potrebbero aver indotto le vittime a restare in casa. Si tratta di analizzare ciascuna testimonianza, valutare i fattori e verificare quali di questi possano escludersi».

10.00 – ANCHE TV ARABE E GIAPPONESI IN AULA – Affollatissima la piccola aula del tribunale provvisorio a Bazzano (L’Aquila. Ad assistere oggi oltre agli imputati – in aula sono presenti Eva, Dolce, Selvaggi e De Bernardinis- e ai legali, anche numerose testate giornalistiche internazionali, quali Al Jazeera e tv Giapponesi.

9.42 – IL RICORDO DI ROSSINI – Poco prima dell’inizio della giornata conclusiva del processo Grandi rischi, che con le repliche della sentenza si concluderà nel tardo pomeriggio, il procuratore della Repubblica dell’Aquila Fabio Picuti ha voluto ricordare la figura dello scomparso procuratore capo dell’Aquila Alfredo Rossini, deceduto nello scorso agosto, spiegando che «lui sarebbe stato contento di essere qui perché avrebbe visto confermata la sua promessa di chiudere i processi importanti sul terremoto in tempi brevi», ha continuato Picuti sottolineando che il filone della Grande rischi comunque vada troverà le sue prime risposte nella sentenza del giudice Marco Billi dopo ‘solo’ tre anni e mezzo dal quel tragico 6 aprile.

La replica del pm riguarderà solo il concetto di rischio, mentre in aula sono presenti tra gli imputati solo Dolce, Eva, De Berardinis e Selvaggi.

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GLI IMPUTATI

Gli imputati sono: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi presidente dell’Ingv, Giulio Selvaggi direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio Eva ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

Il verbale redatto subito dopo la riunione del 31 marzo 2009 nel quale si riteneva poco probabile un forte terremoto è il punto nodale di tutta l’indagine e di conseguenza del rinvio a giudizio in quanto secondo gli stessi pm sarebbe carente. In particolare si contesta «una valutazione del rischio sismico approssimativa, generica e inefficace in relazione alla attività della commissione e ai doveri di prevenzione e previsione del rischio sismico».

«Sono state fornite dopo la riunione» si legge nel capo di imputazione «informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell’attività sismica vanificando le attività di tutela della popolazione».

Secondo i pm gli imputati «sono venuti meno ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro funzione» anche sotto il profilo dell’informazione. Queste notizie rassicuranti «hanno indotto le vittime a restare nelle case».

LA STORIA DEL PROCESSO

L’inchiesta aveva avuto una prima svolta il 4 giugno del 2010, quando gli agenti della sezione di polizia giudiziaria della polizia di Stato, in servizio presso la Procura della Repubblica dell’Aquila e quelli della squadra mobile, della Questura, notificarono gli avvisi di garanzia ai sette indagati.

Altra data importante il 25 maggio del 2011 quando il Gup del Tribunale dell’Aquila, aveva deciso per gli indagati il rinvio a giudizio.

Prima udienza il 20 settembre del 2011. Da quella data fino alle ultime battute del processo, hanno sfilato 275 testimoni tutti a raccontare davanti il gotha dei penalisti italiani, la settimana prima del terremoto, la loro paura, e cosa cambiò dopo le parole degli esperti sismologi, ingegneri, dirigenti della Protezione civile, che parteciparono alla riunione della Commissione Grandi Rischi, all’Aquila, il 31 marzo 2009, sei giorni prima del terremoto.

I primi dieci esposti presentati negli uffici della Procura della Repubblica dell’Aquila, risalgono al mese di ottobre del 2009 e a presentarli erano state persone che sono scampate alla morte la notte del 6 aprile o da parenti delle vittime che a seguito delle rassicurazioni provenienti da rappresentanti della politica e della Protezione civile, (tutti facenti parte della Commissione) erano rimasti nelle loro abitazioni che, invece, erano crollate a seguito della devastante scossa. Insieme agli esposti era stato allegato diverso materiale, soprattutto interviste audio-video in cui i rappresentanti della Commissione invitavano la popolazione a stare tranquilla.

RESTA APERTO FASCICOLO SU BERTOLASO – Oltre al filone principale sui sette imputati della Commissione Grandi Rischi, resta ancora aperto il filone d’indagine su Guido Bertolaso, ex numero “uno” del Dipartimento della Protezione civile, accusato di omicidio colposo, sempre dalla Procura della Repubblica dell’Aquila.

L’attività d’indagine era stata avviata dalla polizia giudiziaria della Polizia di Stato dopo la denuncia presentata nei confronti di Bertolaso dall’avvocato aquilano Antonio Valentini, (che nell’ambito del processo sui sette membri della Commissione grandi rischi, assiste numerose parti civili) a seguito della diffusione di una telefonata intercettata tra lo stesso Bertolaso e l’ex assessore della Regione Abruzzo, Daniela Stati.

Nella conversazione datata 30 marzo 2009, il giorno prima della riunione della Commissione Grandi rischi, Bertolaso definiva la convocazione degli esperti «una operazione mediatica» e che la riunione era stata convocata «perchè vogliamo tranquillizzare la gente».

Dopo la diffusione su internet, il contenuto della telefonata è stata poi verbalizzata dagli investigatori e trasmessa negli uffici della Procura come notizia di reato. Il fascicolo è affidato al pm Fabio Picuti,titolare della maxi inchiesta sui crolli degli edifici pubblici e privati a seguito del sisma del 6 aprile del 2009, compresa quella sulla Commissione grandi rischi.

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