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Lettera a Gabrielli da Emilia e Abruzzo

Le dichiarazioni del Capo della protezione civile Franco Gabrielli sulle differenze di reazione tra gli aquilani e gli emiliani davanti alle difficoltà create dal sisma ha suscitato una lettera a quattro mani di due parlamentari l’onorevole Gianluca Benamati, eletto in Emilia Romagna, e Giovanni Lolli, eletto in Abruzzo.

«Egregio Dottor Gabrielli,

abbiamo appreso con stupore, essendo due parlamentari l’uno abruzzese e l’altro emiliano, le sue dichiarazioni in merito alle presunte differenze nel comportamento delle popolazioni colpite dal sisma in Abruzzo ed in Emilia Romagna.

A tali differenze lei ascriverebbe in parte, così ci è parso di capire, i ritardi e le difficoltà nel processo di ricostruzione dell’Aquila. L’ammirevole e positivo comportamento delle popolazioni colpite, ed in particolare di quelle emiliane così severamente e ampiamente provate, non può essere utilizzato per spiegare i problemi che si sono manifestati nella ricostruzione dell’Aquila. Attribuire tali difficoltà, seppure parzialmente, a limiti caratteriali degli abruzzesi appare francamente insostenibile.

Molte sono le diversità fra le due tragedie ma a noi pare che una di quelle sostanziali risieda nel metodo con il quale lo Stato ha affrontato i due eventi.

Il modello dell’Aquila prevedeva, come Lei sa, l’applicazione di una disciplina emergenziale a gestione centralistica anche nella fase della ricostruzione, relegando gli enti locali e le popolazioni a ruoli marginali e spesso passivi. Questo metodo non solo non ha funzionato, ma ha anche lasciato spazio ad abusi ed irregolarità, per non parlare di vero e proprio malaffare, di cui si stanno attivamente occupando le cronache giudiziarie.

A tale situazione hanno ritenuto di porre rimedio di recente il Governo ed il Parlamento con una riforma della Protezione Civile, comprensiva delle modalità e dei limiti degli interventi in emergenza, in modo da impedire il ripetersi dei casi menzionati per l’Abruzzo.

Fra le molte lezioni che possiamo trarre dalle recenti tragedie c’è, però, anche quella della necessità di una più efficace opera di prevenzione e protezione dai terremoti a livello nazionale.

La nostra opinione è che oggi ciò di cui il Paese ha più bisogno è una nuova e diffusa cultura della prevenzione contro i sismi.

Se è vero, infatti, che i terremoti sono eventi ineluttabili, ed in parte ancora difficilmente prevedibili con certezza, è altrettanto certo che l’entità delle conseguenze in termini di vittime e danni materiali dipende da molteplici fattori.

Gli effetti di un terremoto possono essere mitigati e la pubblica incolumità accresciuta mediante misure di protezione delle strutture e di informazione e formazione per la popolazione.

Su questo tema in un Paese come l’Italia, così soggetto ai terremoti e così in ritardo nella prevenzione, vorremmo che si concentrasse il dibattito e per questo abbiamo depositato un disegno di legge per la definizione di un piano antisismico nazionale».

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