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Ausiliarie Asl: un incubo più che una professione

di Roberta Galeotti

Sono le vecchie portantine dell’ospedale, la base della piramide del mondo sanitario; bistrattate e misconosciute, costrette al precariato più becero senza dignità e rispetto.

Sono state definite ‘le ragioniere di se stesse’ per tutti i conteggi che sono obbligate a fare pur di riuscire a lavorare sei mesi in due o tre anni. La norma a cui sono vincolate, infatti, le obbliga a difendere il punteggio della graduatoria dell’ufficio provinciale del lavoro rifiutando gli stessi contratti di lavoro.

Non possono superare gli 8.000 euro di reddito o gli 8 mesi lavorati in un anno, altrimenti perdono il punteggio di anzianità che consente loro di accedere ai contratti di lavoro successivi.

L’ospedale di l’Aquila richiede all’ufficio di collocamento circa 10 operatrici ogni sei mesi, l’ufficio provinciale del lavoro competente stila una graduatoria sulla base dei parametri dettati dall’ex art. 16 della legge 56/87 e segnala i primi 10 nominativi per l’assunzione a tempo determinato. Allo scadere dei 6 mesi di contratto le ausiliarie sono costrette a non accettare la proroga di altri 6 mesi, pena l’esclusione a vita dalla graduatoria, e a rimettersi in corsa per la richiesta successiva.

Il rischio concreto è che le nuove leve, senza reddito e con il punteggio alto dei figli piccoli, risultino ai primi posti della lista sottraendo il posto di lavoro a chi è in trincea dal 1995.

La norma su cui si basa la graduatoria penalizza l’esperienza e la professionalità, al contrario di qualunque ratio.

Ci sono ausiliarie che, dopo sei mesi di lavoro nel 2007, non sono più riuscite a rientrare nei primi posti della graduatoria e, quindi, non sono riuscite a lavorare negli ultimi 5 anni.

Nel 2008 sono state stabilizzate, cioè assunte a tempo indeterminato, 31 ausiliarie prese dalla medesima graduatoria con il rischio concreto che chi aveva appena terminato un contratto non è rientrato nella graduatoria e chi, invece, aveva fatto domanda per la prima volta e senza alcuna esperienza di lavoro si è ritrovata ai primi posti e quindi assunta presso l’ospedale di L’Aquila.

La beffa, come se tutto ciò non bastasse, è che si stia organizzando un corso professionalizzante per ausiliari sanitari, con il rischio di gettare altre persone in questa mischia assurda.

La richiesta che questa categoria professionale rivolge all’ufficio provinciale del lavoro e, soprattutto, alla struttura sanitaria è il riconoscimento dell’esperienza e della professionalità come criterio fondante della graduatoria.

Alla Asl, invece, le ausiliarie chiedono di essere equiparate al trattamento dei precari della Provincia che sono stati stabilizzati con una graduatoria stilata ad hoc, senza ricorrere all’ex art. 16.

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