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Reddito e lavoro: un’altra politica per uscire dalla crisi

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Cittadine e cittadini, movimenti, associazioni, comitati e sindacati sono invitati ad intervenire sul tema del Reddito e del Lavoro per confrontarci su modelli alternativi di uscita dalla crisi.

L’iniziativa si innesta nell’evento comune nazionale “LA SETTIMANA PER IL REDDITO GARANTITO” prevista dal 15 al 21 ottobre, per la campagna di raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per il reddito minimo garantito in Italia, lanciata da un’ampia rete di comitati, associazioni, movimenti, partiti nello scorso giugno e che terminerà a dicembre.

È una occasione di discutere di reddito e diritti con i giovani, le donne, i precari, gli studenti e proponiamo di incontrarci su entrambi i temi : Lavoro e Reddito minimo perché non vogliamo siano termini contrapposti ma vogliamo che questioni delicate come quella della precarietà, della disoccupazione e dei diritti dei lavoratori si coniughino in un’azione politica e di governo per ridisegnare politiche attive del lavoro e un nuovo Welfare.

Incontriamoci anche a partire dal dibattito nazionale attorno ai Referendum sul ripristino dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori; non si può trasformare il diritto ad essere reintegrato sul posto di lavoro, se si viene licenziati senza giusta causa, con il diritto ad un indennizzo. Scambiare soldi con diritti è un abbassamento della soglia delle tutele, una involuzione del lavoro che torna ad essere pura merce.

Concluderà Marco Furfaro, responsabile delle Politiche giovanili di SEL. Nel corso dell’evento sarà presentato il COMITATO PER NICHI a sostegno della candidatura di Nichi Vendola alle primarie, Comitato come luogo aperto e con forme organizzative libere e spontanee.

All’esterno del Tendone saranno raccolte le firme per la proposta di legge popolare per il reddito minimo garantito e per i referendum per abolire le modifiche apportate dal governo Monti all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e per”ripristinare i diritti minimi e universali previsti dal contratto nazionale di lavoro, cancellati dal governo Berlusconi con l’art.8 del decreto legge n.138 del 2011.

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