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La giornata di studi su Angelo Semeraro

Per Paganica e il suo comprensorio domenica 30 settembre è stata una giornata da incorniciare, nonostante il tempo avverso. La sala del Centro Civico, dove si è svolta la “Giornata di Studi su Angelo Semeraro”, in concomitanza delle Giornate Europee del Patrimonio, è rimasta gremita di gente interessata, fino alle ore 19. Merito questo degli argomenti trattati e degli illustri personaggi della cultura, del mondo scientifico e accademico, nonché della società Infomedia Group, che ne ha curato l’organizzazione. Dopo l’apertura dei lavori fatta dal dottore Walter Capezzali, presidente della Deputazione Storia Patria d’Abruzzo che ha coordinato gli interventi della Giornata, e del dottore Vincenzo D’Ercole, del Ministero per i Beni Culturali – che ha ribadito la grande importanza dei reperti archeologici di Semeraro, l’opportunità di realizzare un’area museale che renda fruibili al pubblico i reperti e l’opportunità che sia istituito un Corso di studi in Archeologia presso l’Università dell’Aquila, data la ricchezza dei giacimenti archeologici nell’aquilano e in Abruzzo – la parola è passata poi alle autorità, Comune dell’Aquila e Regione, che con la Provincia hanno patrocinato la manifestazione.

Sia l’assessore alla Cultura del Comune dell’Aquila, Stefania Pezzopane, che il vice Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo, Giorgio De Matteis, hanno ribadito, contrariamente a quanto sostenuto nei giorni scorsi dal prof. Antonio Calafati nel corso d’un convegno, che il futuro del nostro territorio non può prescindere dallo sviluppo turistico sostenibile, non tralasciando l’interesse per il Polo universitario che sia degno di questo nome. La ricerca archeologica, di cui solo il 20% del nostro territorio è stato interessato, come già finora ha rivelato, può restituire reperti di eccezionale valore e bellezza. Dunque, certamente l’Università, ma anche l’archeologia, le bellezze naturali, artistiche ed architettoniche, e la cultura in senso lato, sono per il nostro territorio cespiti importanti su cui investire per lo sviluppo della città. L’unica figlia di Semeraro, Fiorella, che vive a Brescia, non potendo essere presente per cure mediche indispensabili alla sua salute, ha inviato una lettera, letta da chi scrive, nella quale tra l’altro ricorda come suo padre Angelo fosse geloso del suo “museo”, realizzato in casa e tenuto sempre chiuso a chiave, non consentendo l’ingresso né a lei né a sua madre, se non in sua presenza.

Sempre da chi scrive un intervento per riferire come i reperti archeologici e la biblioteca di Angelo Semeraro, donati per sua volontà ai cittadini della X Circoscrizione dopo la sua morte nel 1992, siano arrivati ad oggi. Tutto il materiale, dopo il terremoto del 6 aprile, rimase sotto le macerie dell’ex Carcere mandamentale di Paganica, dove era temporaneamente depositato, e dopo circa un anno fu recuperato dai Vigili del Fuoco di Genova e messo a disposizione del dottore D’Ercole, all’epoca funzionario di zona della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. Nella mia relazione ho sentito il dovere di ricordare come da decenni, ormai, le Amministrazioni comunali che nel tempo si sono succedute abbiano promesso la realizzazione di un’area museale all’interno del Palazzo Ducale, ma che ad oggi i propositi ancora non diventano realtà, anche a causa di tre interventi di adeguamento e ristrutturazione del palazzo. Dopo ciò che è stato con il sisma del 6 aprile, tuttavia, credo non si possa più tergiversare. Nel centro storico di Paganica, dove da qualche mese sono iniziati i lavori di demolizione delle abitazioni, molti degli arnesi della così detta “civiltà contadina” sono andati perduti. Per ciò che resta, a memoria dei tanti sacrifici fatti dai nostri avi, si auspica che chi oggi ha competenza metta a disposizione una parte del settecentesco Palazzo Ducale, dove poter conservare gli oggetti e utensili di quella civiltà millenaria.

Insieme alle sculture dell’artista paganichese Giovanni De Paulis e ai reperti archeologici, essi raccontano le nostre radici che, in un momento come questo di post terremoto, possono contribuire alla ricostruzione sociale richiamando nella comunità locale quel senso civico di appartenenza e potrebbero essere uno sprone per affrontare con determinazione quell’incognita che il futuro prossimo ci riserva. Presente un gruppo di Vigili del fuoco dell’Aquila, il loro funzionario ing. Miconi, con le immagini proiettate sullo schermo e i suoi ricordi, ha fatto rivivere quei giorni successivi al 6 aprile. Un lungo e spontaneo applauso ha salutato i Vigili del fuoco, ringraziandoli per il loro straordinario impegno di soccorso dopo il terremoto. Walter Capezzali, che ha ben conosciuto Semeraro essendo tra l’altro stato per lungo tempo socio della Deputazione di Storia Patria, nel suo intervento ha collocato la figura del letterato e le sue opere nel contesto culturale abruzzese, ponendolo a fianco di note personalità della cultura regionale. Alla prof. Liliana Biondi, docente di Critica letteraria presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università dell’Aquila, è spettato il lavoro più oneroso, dovendosi districare tra i 32 libri di poesia pubblicati da Semeraro. La relatrice ha commentato da par suo la feconda produzione lirica con una ricca esposizione, soffermandosi poi a lungo sull’ultima opera del poeta, pubblicata nel 1989, “Celestino V . Un Santo allo specchio della Storia”. Il volume, oltre 300 pagine di poesia, è stato ritenuto dalla Biondi di notevole interesse, non solo dal punto di vista letterario, ma anche per la ricchezza di riferimenti e richiami alle vicende storiche che accompagnarono la vita di Pietro dal Morrone, poi papa Celestino V.

Il noto attore e regista aquilano, Franco Villani, uno dei fondatori della Sezione Speleologica Aquilana, oltre ad averlo conosciuto in questo settore – così come Semeraro all’epoca annotava in una bella dedica su un suo libro donato al regista – in occasione delle ricerche archeologiche presso la Grotta a Male di Assergi, che Semeraro aveva esplorato nel 1936, ha ricordato come ebbe modo di inserire nella propria commedia “Aji tempi de ‘na ‘ote” una sua poesia, “Le Usanze”, tratta dal libro in dialetto paganichese, “La festa de San Giovanne”. La citazione rese molto felice il poeta. Lo scrittore Goffredo Palmerini di Semeraro ha tracciato il profilo umano e il suo rapporto con i paganichesi, specie i più umili, con i quali non aveva mai interrotto i contatti anche quando le circostanze della vita lo rendevano difficile. Ha quindi riferito, avendo avuto con il poeta una ventennale frequentazione, come nel 1984 Semeraro gli confidò l’intenzione di donare alla comunità di Paganica la sua biblioteca e la collezione archeologica. Come pure la grande gioia del poeta quando seppe che la Municipalità avrebbe riportato agli antichi splendori la Perdonanza Celestiniana, egli che era uno studioso di Celestino V. Nella lunga carriera letteraria Angelo Semeraro è stato insignito di numerosi premi e riconoscimenti, in concorsi di poesia nelle migliori piazze culturali d’Italia, compreso il prestigioso “Premio della Cultura” della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Riconoscimenti anche oltre confine, in Germania e Francia. Molti suoi articoli su argomenti storici e archeologia, racconti di viaggio e sulle tradizioni popolari sono stati pubblicati su giornali e riviste, nazionali e internazionali.

Il pomeriggio, come previsto in programma, è stato interamente dedicato all’archeologia. C’è da dire che nella “Collezione Semeraro” sono presenti reperti archeologici di tutte le ere. I reperti paleontologici, sono stati trattati dal dottore Silvano Agostini e dalla dottoressa Maria Adelaide Rossi, della Soprintendenza per Beni Archeologici dell’Abruzzo. Molti i reperti rinvenuti da Semeraro, ma non tutti provenienti dal territorio paganichese. A causa del lungo periodo sotto le macerie e rimasti all’esposizione degli agenti atmosferici alcuni cartellini allegati ai reperti sono andati perduti o risultano non più leggibili. I reperti paleolitici sono stati trattati dal dottore Massimo Pennacchioni dell’Università degli Studi Roma Tre, il quale si precipitò a Paganica non appena recuperati i reperti dalle macerie, per studiarli. Volle rendersi conto anche del luogo dove avvenne il recupero. Il dottore Pennacchioni ha sostenuto che i tanti siti archeologici segnalati dal Semeraro grazie ai suoi rinvenimenti hanno sensibilmente cambiato la mappa archeologica del nostro territorio. Se gli ulteriori studi dovessero per alcuni reperti confermare la località di rinvenimento nel territorio paganichese, sarebbe una novità assoluta destinata a cambiare le attuali convinzioni.

Il dottore Vincenzo D’Ercole, della Direzione Generale per le Antichità del Mibac, ha trattato l’apporto delle ricerche di Semeraro nel quadro del popolamento del territorio aquilano fra il neolitico e l’età del ferro. Avendo lavorato per anni nel nostro territorio e conoscendo a menadito gli scavi archeologici di Fossa, Bazzano, Caporciano, Capestrano ed altri, egli ha incantato l’attento e qualificato pubblico presente comparando i reperti Semeraro con quelli rinvenuti negli altri siti archeologici. Determinante è stata l’opera di ricognizione archeologica di Semeraro dagli anni ’30 agli anni ‘50, prima delle modificazioni massive dovute agli interventi edilizi e industriali, che ha permesso di mappare gran parte del territorio di Paganica. Ora non sarebbe più possibile, poiché molti di quei siti sono stati urbanizzati. Ha poi segnalato una fascia di turismo “archeologico” fortemente in crescita, riscontrabile dalle migliaia di persone che in breve tempo hanno visitato la vicina necropoli di Fossa. Alcuni materiali dell’età del bronzo e del ferro sono stati trattati da due giovani laureati, il dottore Andrea Simeoni e la dottoressa Eugenia Cesare, che a novembre 2011 hanno sostenuto la loro tesi di laurea all’Università di Roma Tre sui reperti della “Collezione Semeraro” e sul territorio in cui risultavano essere stati rinvenuti. In molti casi i reperti furono rinvenuti intorno agli anni ’60 – “archeologia a cielo aperto” – specie quando per l’aratura dei terreni si passò dall’utilizzo dei buoi ai trattori meccanici.

La dottoressa Alberta Martellone, della Soprintendenza Speciale dei Beni Archeologici di Napoli e Pompei, ha trattato il tema: “Da Pompei a Paganica, tra città dei vivi e città dei morti, rinvenimento di “letti in osso”. Tra i tanti reperti della collezione Semeraro ci sono anche reperti di letti in osso, anche se risultano modesti rispetto a quelli rinvenuti di recente a Fossa e sopra tutto nella necropoli di Bazzano, costituita da oltre 1600 tombe. La dottoressa Martellone, che nel passato ha lavorato nelle campagne di scavo a Bazzano, Fossa e Capestrano, ha potuto illustrare i stupendi letti in osso completamente restaurati. La dottoressa Alessia de Iure, ha trattato i materiali medievali sostenendo che sono in corso di studio da parte della Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università dell’Aquila, diretta dal prof. Fabio Redi. E’ risultato essere prezioso il lavoro lasciato da Semeraro, che ha indicato la provenienza dei reperti, dato essenziale per la ricerca archeologica.

Reperti di ceramica africana e non solo, indice di scambi commerciali tra gruppi di popolazioni, attestano che nel territorio di Paganica c’è stata una continuità di frequentazione anche tra il V e il VII secolo d.C. E’ stato ricordato anche come Semeraro, negli anni 60, segnalò alla Soprintendenza dei Beni Culturali dell’Aquila il completo abbandono della chiesa dei SS. Crisante e Daria in Filetto, impegnandosi affinché gli affreschi databili inizio XIII secolo venissero recuperati e messi in sicurezza nel Museo nazionale d’Abruzzo del Castello Spagnolo all’Aquila. Infine, dopo un appassionante dibattito con il pubblico presente in sala, con l’intervento del noto archeologo aquilano, dottore Fulvio Giustizia, che ha ricordato la scoperta di un uomo di Neanderthal nei Grottoni di Calascio, e quello del fisico prof. Bruno Marconi, intorno alle 19 si sono conclusi i lavori della giornata di studi su Angelo Semeraro. Così scrive sua figlia Fiorella nella lettera indirizzata a chi scrive: “Voglio confermare anche quello che Lei chiama “un amore smisurato per il suo paese, Paganica”, che mio padre mantenne per tutta la vita, rimanendo fedele alle sue semplici origini paesane e amando la sua umile gente”. Angelo Semeraro, com’era nel suo desiderio, riposa nel cimitero della sua Paganica.

*di Raffaele Alloggia

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