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La prima preda di Curiosity

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Le rocce marziane riservano parecchie sorprese, in questi giorni. Ieri è stato scoperto qualcosa di più sulla prima pietra del pianeta rosso toccata dal rover Curiosity, di cui i ricercatori che seguono la missione hanno diffuso un primo profilo chimico.

La roccia (grande più o meno come un pallone da calcio e battezzata “Jake Matijevic” in onore del capo ingegnere di Curiosity, deceduto quest’estate) è stata studiata usando due strumenti scientifici di cui è dotato il rover, l’Alpha Particle X-Ray Spectrometer (APXS) e lo strumento Chemistry and Camera (ChemCam). La roccia non ha la tipica composizione della superficie marziana: è ricca di una classe di minerali chiamati feldspati, ma povera di ferro e magnesio.

Come spiega Edward Stolper del California Institute of Technology, co-investigatore di Curiosity “la roccia è chimicamente simile a una rara ma ben nota varietà di rocce ignee presenti sulla Terra nelle zone vulcaniche. Sulla Terra, questo tipo di roccia deriva tipicamente dalla cristallizzazione di magma ricco di acqua, a pressioni elevate. “Avendo per ora un solo campione marziano è difficile dire se anche là questo tipo di roccia sia prodotta dagli stessi processi, ma quello è un buon punto di partenza per studiarla” conclude Stolper.

di Nicola Nosengo ([url”Media INAF”]http://www.media.inaf.it/2012/10/12/la-prima-preda-di-curiosity/[/url])

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