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Giornata internazionale della bambina, basta ai matrimoni infantili

La ricerca ha dimostrato che la semplice nascita di una ragazza può lasciarla in condizioni di svantaggio enorme per tutta la vita. Nelle società più povere le ragazze affrontano un maggior rischio di malnutrizione e malattie rispetto ai loro fratelli. Le bambine hanno anche meno possibilità di accedere all’educazione scolastica e al lavoro. Inoltre, in molti paesi in via di sviluppo, una ragazza su sette si sposa prima dei 15 anni.

Le Nazioni Unite per attirare l’attenzione mondiale su questi problemi hanno deciso di istituire la ‘Giornata internazionale della bambina‘. Il giorno scelto è oggi, 11 ottobre.

Quest’anno la giornata è incentrata sul matrimonio infantile, una violazione fondamentale dei diritti umani, che influenza tutti gli aspetti della vita di una ragazza. Il matrimonio in giovanissima età nega alle ragazze la loro infanzia, sconvolge la loro educazione, limita le loro possibilità, aumenta il rischio di essere vittime di violenze e abusi, mette a rischio la salute e costituisce, pertanto, un ostacolo alla realizzazione di quasi ogni ‘obiettivo di sviluppo del millennio’ (MDG) e la nascita di comunità sane.

Le ragazze con bassi livelli di istruzione hanno maggiori probabilità di sposarsi da giovanissime e il matrimonio infantile praticamente pone fine all’educazione delle giovani. Al contrario, le ragazze che hanno frequentato la scuola secondaria hanno fino a sei volte meno probabilità di sposarsi da bambine. L’educazione è dunque una delle strategie migliori per proteggere le ragazze dal matrimonio infantile.

La prevenzione del matrimonio infantile è in grado di tutelare i diritti delle ragazze e di contribuire a ridurre i rischi di violenza, la gravidanza precoce, l’infezione da HIV, la mortalità materna e la disabilità, compresa la fistola ostetrica. Quando le ragazze hanno la possibilità di rimanere a scuola ed evitare di sposarsi troppo presto, possono creare la base per una vita migliore per sé e per le loro famiglie e partecipare al progresso delle loro nazioni. (m.m.)

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