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L’Aquila, tutti giù per terra!

di Tiziana Pasetti

A chi non è mai capitato di cadere?

Capitomboli rocamboleschi, scivolate eleganti o inciampate regali, poco cambia. Un attimo e sei in aria, un attimo e sei giù per terra.

C’è chi piange, chi diventa rosso fuoco, chi si rialza come niente fosse e poi, poi c’è chi ride. Per sdrammatizzare e coprire la vergogna? No. Per reazione naturale.

E’ il caso, questo, di Antonio Flünke, trentenne protagonista del romanzo di Michele Dalai, [i]Le più strepitose cadute della mia vita[/i] (Mondadori).

In vista del suo arrivo all’Aquila avevamo preparato per Michele cerotti, disinfettanti e dosi massicce di antitetanica.

“[i]Cado anch’io[/i]”, mi aveva rivelato quando ci siamo sentiti per organizzare la sua presentazione a Volta La Carta, fiera del libro giunta quest’anno alla sua seconda edizione.

Cadere, poi, non è caduto. Neanche una storta. E di trabocchetti e tentazioni, all’Aquila, ce ne sono non pochi. Niente. L’ho portato in Centro città. E nonostante le falcate di tre metri l’una e gli occhi sdoppiati tra realtà immediata e #twittercronacaindiretta Dalai è rimasto in piedi. Miracolo o magia o distrazione? Boh :-).

[i]”Sono figlio di una bagnina romagnola e di un ex modello tedesco, il ribaltamento di ogni teoria filosofica sulla Riviera. Lei lo corteggiò, lui non si fece desiderare e così trascorsi l’infanzia a fare shopping con un bellissimo uomo del Nord e a nuotare e giocare a calcio con una romagnola inquartata il giusto[/i]”, ecco, da qui parte la storia dell’eroe che sempre cade e sempre ride.

Tra storie d’amore passate e presenti, una boy band e un festival a pochi passi da quello appena più famoso di Sanremo, tra domande, drammi e dopo aver molto ma neanche troppo peccato in pensieri parole opere e omissioni per sua colpa ma magari neanche soltanto il nostro Antonio

il nostro Antonio, dicevo

no, niente, mi sono persa!

Comunque, dai. Il libro è forte, costruito con cemento puro e muscoli veri. Un palazzone antisismico, tanto per essere più chiari.

La cena in compagnia sua, di Sandrone Dazieri e Pino Scaccia è stata esilarante e serena insieme. Due scrittori e un giornalista tosto. Racconti letterari fusi a quelli di guerra e fronte di Pino.

Non c’è finzione narrativa che possa eguagliare il suo sguardo e come si è incrinata la sua voce al racconto dell’omicidio barbaro del suo amico fraterno Enzo Baldoni.

A questo punto, di solito, i giornalisti veri o presunti tali cominciano a scrivere.

Io mi fermo.

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