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Grandi rischi, ‘Bertolaso grande assente’

di Sarah Porfirio

Riprende la maratona degli avvocati della difesa dei 7 imputati della commissione Grandi rischi. A dare il via è l’avvocato Franco Coppi, legale di Giulio Selvaggi, che mostra il suo dissenso verso le impostazioni dei Pm soprattutto riferendosi alla requisitoria redatta dai sostituti procuratori dove si parla di «messaggio unico, un coro in cui non ci sono solisti», affermazione concretizzata con l’avanzamento della richiesta di una condanna identica per tutti gli imputati.

«Il Pm teme una frammentazione delle posizioni e afferma che ognuno degli imputati risponde di ciò che loro stessi non hanno detto e per ciò che non hanno detto gli altri», una difesa del reato collettivo secondo Coppi che se frammentato farebbe cadere il capo d’imputazione ma «la posizione unanime è errata dal punto di vista giuridico».

«Bertolaso è in questo processo il grande assente e in tanti altri, ognuno conosce la sua fortuna», affonda il colpo [i]en passant[/i] Coppi. «Da nessuno degli scienziati presenti nella riunione della Commissione Grandi Rischi, è stato espresso un giudizio tranquillante e rassicurante. Tutti i presenti hanno sostenuto che il rischio di un terremoto era insito nel territorio aquilano, ad alta sismicità, e che quindi non sarebbe stato possibile prevedere o escludere la verificazione di un terremoto. Il Pm parla imprudenza, ma non riesce a indicare una frase in cui si deduce che qualcuno era convinto del messaggio rassicurante. Non potevano dire nulla di più o di meno di quello che hanno detto. Se qualcuno ha mal interpretato, costui ha sbagliato».

La commissione Grandi rischi, che «non è stata formata. Qui non c’è una commissione, non c’è una deliberazione. Non basta dire che erano presenti 10 persone qualsiasi, ma devono essere individui tra i 21 membri di diritto. La prova più immediata è che gli esterni non hanno diritto di voto. Selvaggi non fa parte commissione così non avrebbe potuto votare. Non si può parlare di commissione né di posizione unanime. Ci troviamo di fronte ad un organo che non si è costituito».

E ancora, «rispetto a cosa Selvaggi avrebbe dovuto manifestare dissenso, non è stato deciso che alla fine sarebbe stato prodotto un comunicato. Non spetta a lui lanciare messaggi, raccogliere conclusioni e riportarle. Selvaggi svolge puntualmente il suo compito. Non c’è una parola, un giudizio, una valutazione da lui espressa da cui si possa dedurre un contributo che sia volto a creare un messaggio rassicurante. Questo discorso di Selvaggi si inserisce nel quadro del discorso che coinvolge Barberi, Eva e Boschi i quali hanno tutti sottolineato che a L’Aquila è altamente zona sismica, che non si possono prevedere terremoti. Come si fa a dire che esprime giudizi rassicuranti o che ha dato contributo a formare un messaggio rassicurante che è poi è stato esternato. Non possiamo dire che da quella riunione è uscito un messaggio rassicurante».

Rincara la dose l’avvocato Alessandra Stefano che definisce la tesi accusatoria come «bizzarra, fantasiosa, con acrobazie normative. Un’analisi confusa, discutibile e scoordinata con risultati aberranti».

Tagliente la Stefano, punzecchia senza sosta l’accusa: «Non vorrei infierire sulla Procura ma il timbro sul verbale della presidenza del consiglio dei ministri – che il Pm porta come validazione della convocazione – è lo stesso che si trova sui miei documenti perché è il simbolo della loro conformità».

Una arringa difensiva che accusa come sia «la Procura a tirare fuori i conigli dai cilindri e non gli avvocati della difesa. Quella riunione era semplicemente un ampliamento dell’oggetto del fax di convocazione. Il punto è che non sarebbero bastati mesi per fare le valutazioni di rischio».

Dall’insostenibilità della tesi della procura con riferimento alla composizione commissione alla ricostruzione della condotta tenuta in quell’occasione passando dall’analisi di quello che fu detto a quello che fu riportato dai mass media fino a focalizzare sulla bozza del verbale della riunione. «Sono stati decontestualizzati dei passaggi dalla bozza per rafforzare la propria posizione. Se le parole hanno un senso – riferendosi al passaggio in cui si parla della sismicità culminata in un evento di magnitudo 4, la scossa del 30 marzo 2009 – si ha una strumentalizzazione della Procura delle parole che ha pronunciato il professore Calvi».

La Stefano fa riferimento anche al sindaco dell’Aquila: «Cialente ha sentito quello che hanno detto gli esperti, perché non lo ha detto? Perché lo addebitiamo alla commissione? Addebitiamolo a chi uscito da quella riunione ha rilasciato dichiarazioni pur avendo sentito gli esperti».

Il 16 parleranno il responsabile civile, l’avvocato Dinacci e l’avvocato Biondi. Per le eventuali repliche si attenderà il 22. Per lo stesso giorno il presidente del procedimento, Marco Billi, auspica di arrivare a sentenza.

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