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Berlusconi, riporti a casa Ibra

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Nel bel mezzo della più acuta crisi milanista degli ultimi trent’anni, la peggiore dell’Era Berlusconi, irrompe Zlatan Ibrahimovic che, dal ritiro della nazionale svedese agita i cuori rossoneri nella tormenta: «Mi dispiace sapere che la mia vecchia squadra sia in difficoltà. Se serve, sono pronto a tornare».

E’ presto per dire se si tratti di mera mozione degli affetti o se, invece, nasconda qualcosa di più concreto di un messaggio di sostegno ai sopravvissuti alla Grande Purga Estiva di Berlusconi e Galliani.

Siccome a Ibra, anche le veline di regime (e il riferimento non è alle ospiti fisse di Striscia) hanno appioppato l’etichetta di mercenario pur di giustificarne la cessione al Psg, le parole raccolte dalla testata svedese Aftonbladet hanno scatenato un comprensibile moto di eccitazione nei tifosi. Essi hanno il morale sotto i tacchi per la disastrosa partenza stagionale del club più titolato del mondo, sistematicamente smantellato in estate con una demolizione degna di miglior causa.

Obiezione immediata: Ibra (66 gol in 102 partite con il Milan; già capocannoniere dei francesi con 9 gol nelle prime 7 gare di Ligue 1), guadagna 12 milioni di euro all’anno. Cifra lunare per i nuovi parametri di Via Turati. E se fosse clamorosamente, incredibilmente, follemente disposto a ridursi lo stipendio pur di tornare? Perchè non chiederglielo subito? Via Raiola o direttamente.

Coraggio, Berlusconi: rompa il suon silenzio assordante e faccia qualcosa di milanista. Altro che pensare di spendere 80 milioni di euro per prendere Guardiola nel 2013. Vada a vedere se Ibra dice il vero.E se dice il vero, provi a riportarlo a casa. Zlatan non è necessario: è indispensabile al Milan. Ieri, oggi, domani.

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