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‘Rettifica estingua reato di diffamazione’

No al carcere per i cronisti condannati per diffamazione, prevedere tra le cause di estinzione del reato la pubblicazione della rettifica. Questa la posizione dell’Unione nazionale cronisti italiani, espressa oggi in audizione in Commissione Giustizia del Senato dal presidente Guido Columba e dall’esponente di giunta Alessandro Galimberti.

L’Unione cronisti, inoltre, considera «eccessivi» i tre livelli di sanzione pecuniaria, previsti nella proposta di legge all’esame di Palazzo Madama, rilevando che il «triplice livello di sanzione pecuniaria, soprattutto unito al limite minimo di 30mila euro della riparazione, diventa inevitabilmente una misura tesa a soffocare la liberta’ di stampa». ‘No’ anche al “doppio binario” in tribunale: «La scelta di adire il giudice penale – conclude l’Unione cronisti – dovrebbe essere preclusiva della possibilita’ di ricorrere anche al giudice civile».

FNSI, RIFORMA NON SIA OCCASIONE PER ALTRI BAVAGLI – «Bisogna stare attenti: spero non si colga l’occasione per introdurre nuovi bavagli, ad esempio per il web». A lanciare l’allarme e’ il segretario della Fnsi, Franco Siddi, al termine di un’audizione in Commissione Giustizia del Senato sulla riforma inerente il reato di diffamazione a mezzo stampa. «Tutti dicono no al carcere – rileva Siddi – ma chissa’ perche’ c’e’ un’idea che la stampa debba essere punita se irriverente». Per il segretario del sindacato dei giornalisti, di fronte a eventuali errori, i mezzi di contrasto efficaci sono «il giuri’ e l’obbligo di rettifica entro 7 giorni». Quest’ ultimo, secondo Siddi, «e’ uno strumento efficace, diciamo no a strumenti intimidatori. Vogliamo una legge per una libera stampa che possa controllare i pubblici poteri».

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