IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Grandi rischi: ‘Aquilani non potevano sapere’

di Sarah Porfirio

Sfoderano le armi gli avvocati della difesa dei 7 imputati nel processo alla commissione Grandi rischi. Apre i giochi Marcello Melandri, legale di fiducia di Enzo Boschi,ex Responsabile dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che, requisitoria in mano, 509 pagine redatte dai Pubblici ministeri Roberta D’Avolio e Fabio Picuti, alza i toni. «Non è un processo alla scienza ma a 7 persone che non hanno previsto il terremoto. Io sono sicuro che gli aquilani sono stati rassicurati ma bisogna vedere da chi, come e quando».

«Come faceva la popolazione dell’Aquila a sapere le parole che erano state scritte nei 4 verbali della commissione quando lo stesso Pm le ha apprese solo nel corso del procedimento? Certamente gli aquilani non lo potevano sapere», tuona Melandri. Sulle parole di De Bernardinis, l’amaro bicchiere di vino rosso, pronunciate prima del [i]summit[/i] dell’organo consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri, il vice capo del dipartimento della Protezione civile «diventa improvvisamente il profeta della commissione».

«Boschi non ha rassicurato, cosa avrebbe dovuto dire?», chiosa Melandri che ripercorre le tappe del processo, in dibattimento dal 20 settembre del 2011, parlando di un [i]modus operandi[/i] «giocato sulla sfumatura di determinati termini».

Dalla telefonata tra l’allora capo alla Protezione civile, Guido Bertolaso, e l’ex assessore di riferimento, Daniela Stati, fatta «per mettere una pezza sulla grossa fesseria detta dal dipartimento regionale che aveva rassicurato la popolazione», alla composizione della commissione Grandi rischi, «non interessa se la commissione fosse composta correttamente, se erano 6, 8 o 10 i componenti, perché basta sapere che ci sono Barberi, Eva e Boschi che sono i migliori, che ci importa se mancano uno o 2 persone», Melandri snocciola la requisitoria senza toccare, per sua premessa, le oltre 200 pagine riguardanti le testimonianze rese dai parenti delle vittime, fino a sferrare l’attacco verso la stampa. Gli organi di informazione, come affermò al banco dei testimoni l’ex Prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli, dovevano essere sul banco degli imputati come ottavo componente.

Una arringa difensiva che Melandri conclude in idioma dialettale, «Fabié – rivolgendosi al Pubblico ministero Picuti –, sei stato bravo ma non ci provà». Se è vero che il legale di Boschi è sicuro che la popolazione aquilana sia stata rassicurata, ribadisce che «nessuno ancora ha risolto il problema di chi sia stato a farlo».

«Può la colpa consistere nell’esprimere il proprio parere scientifico», afferma il legale Enzo Musco che difende Gian Michele Calvi insieme all’avvocato Alessandra Stefano, e incalza: «Non siamo di fronte ad una cooperazione colposa, la posizione della procura cita una sentenza superata». Musco porta a sostegno 3 sentenze, una del 2008 e 2 del 2009, che rappresenterebbero l’ultima frontiera del diritto in questo ambito.

«Gli imputati hanno, correttamente, escluso la possibilità di prevedere terremoti. La commissione è stata convocata il giorno prima quindi non ci si aspettava uno studio scientifico. Agli imputati sarà parso più utile un confronto, una valutazione. Che il centro dell’Aquila fosse in zona sismica, che nel passato ci fossero stati disastrosi terremoti e che lo sciame sismico era in atto da tempo, erano elementi riconosciuti tali che potevano essere esclusi nel corso della riunione. Non si può muovere un rimprovero agli imputati per non aver usato toni più allarmanti. Il giudizio, ricordo, va fatto ex ante. Calvi ha espresso un punto di vista scientifico sulla base dei dati forniti dalla registrazione delle scosse fino allora avvenute».

I sostituti procuratori hanno chiesto la condanna di tutti gli accusati a quattro anni di reclusione contestando l’accusa di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravi.

X