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Quegli striscioni e quegli insulti contro Cassano sono ignobili

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Antonio Cassano è un ragazzo di 30 anni che il 2 novembre 2011, quando ne aveva ancora ventinove, ha rischiato di morire a causa di un attacco cardiaco. Gli hanno salvato la vita il dottor Rodolfo Tavana, capo dell’équipe medica del Milan e i medici che sono tempestivamente intervenuti; l’hanno aiutato a rinascere a una seconda vita sua moiglier, la sua famiglia, il Milan, i dirigenti, gli allenatori,i compagni di squadra, i tifosi rossoneri, Prandelli e tutti coloro che gli sonon stati vicini. Tanto che il campione barese è addirittura tornato in campo dopo quasi sette mesi ed è riuscito a partecipare alla spedizione azzurra in Polonia e in Ucraina, che ha visto l’Italia diventare vicecampione d’Europa.

In estate, Cassano ha lasciato il Milan per passare all’Inter nel quadro dell’operazione che ha portato Pazzini in rossonero. Il trasferimento in nerazzurro dell’ex n.99 rossonero è stato lastricato di polemiche e discussioni, com’era normale che fosse data la rilevanza e l’importanza del personaggio oltre alla sua verve che non lo rende mai banale.

Ma nessuna polemica, nessuna discussione, nessuna rivalità stracittadina elevata all’ennesima potenza, nessun derby possono giustificare la saga degli insulti e degli striscioni che ieri sera, in occasione di Milan-Inter, sono stati riservati a Cassano e anche a sua moglie, in attesa del secondogenito, da alcune frange di suoi ex tifosi, lontani anni luce dallo stile e dalla signorilità del club più titolato del mondo. C’è stato chi gli ha persino augurato di morire, inalberando scritte che un’agenzia ha avuto il coraggio di definire “poco gentili”. All’anima dei farisei e degli ipocriti.

Tutto questo è stato fatto contro Cassano, in uno dei templi del football mondiale, è stato sommamente indecente e ignobile.

Questo non è calcio. Questa è roba da barbari. Anche se, di fronte a tanta inciviltà, i barbari potrebbero avere il diritto di querelare.

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