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‘Tesoro di Ciancimino’ e rifiuti, nove indagati

Cercavano di eludere i vincoli e le azioni giudiziarie della magistratura per «polverizzare» il cosiddetto «tesoro di Ciancimino», pari a circa 100 milioni di euro, attraverso il riciclaggio di denaro nell’ambito dei rifiuti.

Sono nove gli indagati nell’ambito di un’articolata operazione dei carabinieri per la Tutela ambientale: tra questi ci sarebbe anche il figlio di don Vito, Massimo Ciancimino, accusato di riciclaggio.

Su provvedimento della Procura della Repubblica di Roma, i carabinieri del Noe stanno eseguendo in tutta Italia perquisizioni nei confronti di una serie di aziende e di persone implicate nella vendita della discarica di Glina in Romania, alla periferia di Bucarest.

Gli investigatori indagano su una serie di fondi probabilmente provenienti dalle attività illecite che Vito Ciancimino sviluppava per conto e nell’interesse della mafia corleonese.

L’attività, avviata dalla Procura dell’Aquila e dal Noe di Pescara, ha documentato le fasi attraverso le quali gli indagati hanno cercato di eludere i vincoli e le azioni giudiziarie della magistratura per «[i]polverizzare il cosiddetto ‘tesoro di Ciancimino'[/i]».

Secondo gli inquirenti «l’operazione finanziaria» si è sviluppata sottotraccia per nascondere interessi e connessioni ritenute dagli investigatori di «estrema importanza» e su cui ci saranno ulteriori indagini. Le indagini sono state condotte dal generale del Noe, Vincenzo Paticchio e dal colonnello Sergio De Caprio, il ‘capitano Ultimo’ che arrestò Totò Riina.

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