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Macerie e amianto: ‘Serve piano di salvaguardia salute pubblica’

«'[i]A L’Aquila da qui a vent’anni si moltiplicheranno i casi di tumore dovuti all’inalazione di amianto, le cui polveri sono presenti in grandissime quantità a seguito del terremoto[/i]’. Era questo il monito che si leggeva nel rapporto annuale dell’Inail già nel 2009 – e che rivelava, inoltre, che non poteva individuarsi una soglia minima di rischio oltre la quale la concentrazione delle fibre di amianto nell’aria potessero essere o meno pericolose, poiché in realtà basterebbe anche l’inalazione di una sola fibra per generare la patologia mortale. Poi, ovviamente, un’esposizione costante e prolungata nel tempo e nelle quantità, aumenta esponenzialmente le probabilità di contrarla». A metterlo in evidenza, attraverso una nota è la portavoce dell’Idv L’Aquila Emanuela Bruschi, che spiega come «le possibili conseguenze delle polveri di amianto respirate vanno dall’asbestosi, ai tumori della pleura, il mesotelioma pleurico e dei bronchi, al carcinoma polmonare».

«Moltissimo amianto è rimasto sparso per il centro storico e in periferia negli ultimi anni ed ogni tanto si ritrova qualche ‘discarica’ irregolare dentro o appena fuori dalla città – spiega – per dovere di cronaca cito quella in viale della Croce Rossa e quella scoperta, per caso, durante l’ultimo incendio nella Pineta di Roio. Il mio intervento a riguardo non vuole essere solo a fianco dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, che ogni volta che vedono alzarsi minacciosi polveroni nella zona del centro dove sono stati ricollocati gli uffici sono angosciati dall’incubo di questo veleno sottile, ma è sicuramente rivolto a tutta la popolazione che, chi più e chi meno, vi viene esposta, nel silenzio delle istituzioni sulle normative di sicurezza e salute pubblica che si stanno applicando e, soprattutto, di quei controlli che vorremo sapere che esistono e che vengono applicati».

«Sarebbe opportuno – aggiunge Emanuela Bruschi – effettuare delle rilevazioni annue, se non anche semestrali, sull’effettiva dispersione di tali polveri nelle diverse zone della città, almeno suddivisa come centro, zona est e zona ovest e smaltire presto l’amianto visibile, ovvero quello di cui già si conosce l’esistenza e l’ubicazione.

La vigilanza deve essere fatta insieme ai cittadini e non soltanto da loro, bensì con del personale preposto a questo servizio, che costantemente faccia anche la ‘ronda’ su tutto il territorio per evitare l’ubicazione di altre discariche pericolose nascoste. Per questo motivo l’Idv dell’Aquila sollecita le istituzioni locali, in particolare Regione, Province e Comune, con i loro uffici competenti in materie ambientali, oltre alla Asl, affinché ci sia un piano di controllo e salvaguardia della salute pubblica».

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