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Progetto Case: ‘Sciogliere nodo espropri e confermare personale’

«L’acquisizione al civico patrimonio del progetto Case, votata nell’ultima seduta del Consiglio comunale, non è altro che un atto consequenziale al [i]Dpcm 1462/2012[/i], con il quale è stata trasferita a titolo gratuito la proprietà dell’intero compendio immobiliare al Comune dell’Aquila, che ha arricchito così di circa 809 milioni di euro il proprio patrimonio. Tuttavia, per la gestione corretta e sostenibile di un patrimonio immobiliare così vasto, è necessario individuarne e comprenderne le criticità». Lo evidenzia, attraverso una nota, il consigliere comunale Stefano Palumbo (Pd).

«Il principale problema – argomenta Palumbo – è senz’altro quello collegato alle complesse procedure di esproprio dei terreni occupati e utilizzati per realizzare ben 185 piastre su tutto il territorio comunale. Fino al 31 agosto, tali procedure erano in carico alla struttura di missione espropri che operava per tutti i comuni del cratere sismico con una dotazione finanziaria di 90 milioni di euro per l’annualità 2012 previsti dalla [i]Opcm 4013/2012[/i]. In realtà la stima per la liquidazione degli espropri ammonta a circa 200 milioni di euro di cui, ad oggi, ne sono stati erogati agli aventi diritto soltanto una minima parte. Ma il dato più significativo è rappresentato dai costi sostenuti ogni mese per l’indennità di occupazione (ovvero il risarcimento per il periodo intercorrente tra la data di immissione in possesso e la data di determinazione dell’indennità di espropriazione dei terreni) che ammontano a circa 700.000 euro (ovvero 23.000 euro al giorno), costi che continuano a lievitare per ogni mese di inoperatività».

«Altro elemento di cui tener conto – prosegue il consigliere – è il regime derogatorio con cui la struttura di missione operava, abbattendo sensibilmente tempi e costi rispetto alle procedure ordinarie previste dalla legge; legge che in ogni caso impone all’amministrazione pubblica un termine perentorio di 5 anni per emanare il decreto di esproprio dell’area immessa in possesso, e ad oggi, non serve ricordarlo, sono già trascorsi circa 3 anni e mezzo. A seguito della legge Barca, che pone fine alla gestione commissariale, il 16 settembre 2012, sono state trasferite al Comune dell’Aquila le risorse umane in servizio presso la ex struttura espropri, un gruppo di 14 precari il cui contratto di lavoro scade, come per tutti gli altri, il 31 dicembre 2012 e che costa allo stato, per il servizio prestato, circa 500.000 euro all’anno.

I numeri in questo caso sono inequivocabili e dimostrano chiaramente come i costi legati a un mese di stallo delle attività (700.000 euro) superano quelli sostenuti per il mantenimento di tutto il personale della struttura per un anno (500.000 euro). Di fronte a questa palese situazione ritengo che l’unica soluzione percorribile sia quella di garantire la continuità operativa e gestionale delle attività attraverso la riconferma del personale precario proveniente dalla struttura di missione espropri fino ad esaurimento delle attività; diversamente si andrebbe incontro a inevitabili ritardi che si tradurrebbero in un aggravio di costi per la collettività del tutto ingiustificabili. Ma soprattutto, portare a termine le attività di esproprio nel più breve tempo possibile, significherebbe dare una doverosa risposta ai cittadini che attendono di essere indennizzati da oltre 3 anni, rimettendo così in circolo 200 milioni di euro sul martoriato tessuto economico del cratere.

Ritengo, che la risoluzione di queste problematiche sarà determinante per il futuro della nostra città; in tal senso apprezzo l’impegno del sindaco che, dopo il mio intervento in consiglio comunale, è tornato ad incalzare il Governo con richieste puntuali indirizzate al sottosegretario Catricalà».

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