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L’Aquila, ‘Non c’è ancora una città’

«A tre anni e mezzo dal sisma del 2009 non c’è ancora una città. Serve subito un piano di ricostruzione del centro storico, di cui si discute da tempo, tra grandi polemiche, ma che non è ancora operativo». A sottolinearlo è il responsabile Cisl dell’Aquila, Gianfranco Giorgi, che invita gli enti preposti a «fare presto» perchè «abbiamo perso già troppo tempo».

«Se i cantieri, in periferia, continuano a proliferare, lo stesso non si può dire per il centro – argomenta Giorgi – che resta deserto e abbandonato. Le poche attività che hanno riaperto i battenti, nel “cuore” della città antica, da sole, non bastano, né è sufficiente la buona volontà degli aquilani, che con nostalgia e senso di profonda appartenenza si recano a passeggiare lungo i vecchi portici, in mezzo alle macerie. Non siamo alla ricerca di colpe, né di responsabilità individuali: ciò che conta, in questo momento, è avviare la macchina della ricostruzione senza ulteriori indugi. La burocrazia che ha finora frenato la rinascita dell’Aquila, non deve diventare un ulteriore ostacolo alla pianificazione del nostro territorio. Se per approntare un piano di ricostruzione, che non è ancora definito, ci sono voluti quasi quattro anni, quanto occorrerà per veder rinascere il centro?».

«Sorgono dubbi – aggiunge Giorgi – anche sulle scelte prioritarie: un esempio su tutti l’auditorium di Renzo Piano, opinabile se non altro per l’impatto ambientale, a due passi dal castello cinquecentesco. Un’ulteriore cicatrice sul volto già ferito della città».

«A questo – incalza – si aggiungono una serie di problemi collaterali, come la mancanza di controlli mirati nella ricostruzione: molti cittadini hanno dovuto tirare fuori soldi propri per ristrutturare l’abitazione danneggiata, in quanto il contributo concesso non era sufficiente. Altri, si sono visti accreditare somme importanti, che hanno consentito una ristrutturazione totale degli edifici, con migliorie che vanno oltre quanto previsto. Una disparità di trattamento che, a nostro avviso è conseguenza diretta di una mancata politica di controllo delle pratiche che vengono esaminate solo a tavolino. E non è un caso che sia intervenuta anche la magistratura, in molte occasioni, a far luce su quanto sta accadendo in città».

Il responsabile della Cisl dell’Aquila evidenzia, infine, «i tanti problemi che fanno da corollario alla ricostruzione, [i]in primis [/i]il lavoro e l’emarginazione sociale. Mentre si fanno tanti convegni e proclami, i giovani aquilani non hanno lavoro e sono costretti a migrare, le fabbriche chiudono, i negozi vanno in fallimento. E non può essere solo colpa della crisi internazionale. Dall’altro lato, gli anziani sono sempre più soli, senza punti di riferimento e di aggregazione, confinati in una periferia che diventa, gioco-forza, una prigione sociale».

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