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La vicina non suona mai due volte

di Tiziana Pasetti

Adesso che l’estate è finita o quasi posso azzardare il nome del vincitore. Il premio, la giuria sono io soltanto, è il premio Ombrellone. Se lo aggiudica il titolo più avvincente delle letture da spiaggia, ovviamente. Lo scorso anno il premio andò a Zia Mame (Patrick Dennis, Adelphi); questo, a La vicina di Lisa Gardner, Marcos y Marcos.

Se volete shakerare emozioni nere e spunti di riflessione, questo è il romanzo che fa per voi.

La storia di Sandra e Jason comincia così: “[i]Chissà cosa proviamo nelle nostre ultime ore. Sentiamo che sta per succedere qualcosa di tremendo? Avvertiamo l’imminente tragedia, ci stringiamo ai nostri cari? O capita e basta?[/i]”. E a voler essere sinceri l’incipit è l’unico punto debole del lavoro dalla regia straordinaria della scrittrice americana. Due maestri del giallo e del thriller come Simenon e Hitchcok ci hanno insegnato che l’elemento imprescindibile di una grande trama è solo uno: l’onestà. E sull’argomento non vado oltre. Leggete questo libro (e va letto, fidatevi!) e capirete da soli il perché.

Sandra, Jason e la piccola Ree sembrano il ritratto della famiglia perfetta. Giovani. Belli. Ricchi. Poi a Sandra accade qualcosa. E dagli armadi di tutti quelli che la conoscono cominciano ad uscire scheletri e fantasmi. Sarà molto dura, per il sergente del nucleo investigativo di Boston D.D. Warren, riuscire a trovare il bandolo della matassa. Impossibile per chi legge capire in anticipo chi si nasconde dietro gli occhi di ghiaccio di Jason: un uomo terrorizzato per la scomparsa della moglie o solo un freddo assassino? E Sandra? La giovane madre e sposa che una volta al mese si regala un week end per tornare in forma (leggete, e scoprirete di quale spa si parla), la brava e amorevole insegnante, chi è? Cosa nasconde il suo computer? E il suo passato?

Pedofilia vera e giuridica, infanzia violata, omicidi familiari, inefficacia delle istituzioni. Il romanzo della Gardner corre veloce più di un treno e affabula e ammalia e fa pensare. Non è che succeda molto spesso, con i contemporanei, sapete? E ancora meno quando in un romanzo c’è tanta trama, tanta storia.

Due piccoli quadri, per voi.

Nel primo, Sandra parla del rapporto tra i suoi genitori:“[i]Se mio padre sopravviveva, non era affatto per volontà di Dio. Era mia madre a volerlo. Era lei a risparmiare papà, non lo voleva morto. No. Lo scopo di mamma era torturarlo. Fargli vivere ogni istante come un’infernale eternità. Mio padre era ancora in vita perché secondo la visione di mia madre la morte sarebbe stata troppo poco[/i]”.

Nel secondo, la bionda D.D.Warren interroga il marito della “vittima”, presunto colpevole:

[i]“Non sembra un matrimonio felice”

“Dipende dai punti di vista. Lei è sposata?”

“Perché?”

“Perché se lo fosse, saprebbe che ogni matrimonio vive di fasi alterne. Io e mia moglie tiriamo su una bambina e contemporaneamente gestiamo due lavori. Non siamo nella fase della luna di miele. Qui si fatica. Sergente, se anche l’avessi trovata a letto con un altro non l’avrei uccisa”.

“Non è quel tipo di persona?”

“Non è quel tipo di matrimonio”[/i].

Dai, c’è il primo week end di settembre. Nessun ombrellone, che dicono dovrebbe piovere molto. Però prendetevi di corsa questo libro. Poltrona. Letto. Veranda.

C’è La vicina da cercare.

Una bambina piccola aspetta il suo ritorno.

E le prime ore sono fondamentali, se vogliamo trovarla viva.

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