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Il terremoto dei medici, vittime e soccorritori

Non possono lasciarsi sopraffare dalla sofferenza, il loro lavoro comincia quando inizia il dolore. Non possono essere vittime, il loro ruolo è sempre e comunque quello dei soccorritori. Anche quando gli stetoscopi svaniscono tra le macerie e gli unici strumenti che restano sono le mani, guidate dagli interminabili anni di studio.

«I medici aquilani hanno lavorato magnificamente, anche la notte del terremoto, nessuno si è tirato indietro. Il loro comportamento è stato ineccepibile, non a caso nel post sisma l’ordine non ha emesso neanche una lettera di richiamo». Il presidente dell’ordine dei medici dell’Aquila Maurizio Ortu riassume in una manciata di parole l’odissea che i professionisti aquilani si sono trovati a fronteggiare nell’immediata emergenza e nei mesi del post-sisma.

La notte del sisma hanno dimenticato la loro vita privata, mettendo il medico davanti all’uomo, il giuramento di Ippocrate e la deontologia professionale davanti alla sofferenza. Terminate le operazioni di soccorso, sono iniziati anche per loro i problemi della quotidianità. Prima del terremoto gli studi medici erano concentrati nel centro storico, di cui la mattina del 6 aprile non rimaneva che una nuvola di polvere.

«Anche i medici in seguito al sisma si sono trovati spiazzati – ammette Ortu – Sono circa mille i professionisti che sono stati seguiti dall’ordine, che è rimasto sempre aperto, nonostante le scosse, proprio per garantire loro la massima assistenza».

«In questo momento di grande difficoltà – aggiunge il presidente dell’ordine dei medici dell’Aquila – abbiamo ricevuto un grosso sostegno da parte del nostro ente previdenziale e assistenziale, l’Enpam, che ci ha aiutati sia dal punto di vista tecnico che economico, investendo una cifra considerevole per aiutare i medici a ripartire e ad affrontare il periodo dello stop forzato delle loro attività. Un grande sostegno è stato offerto anche dagli ordini dei medici di Pescara, Chieti e Teramo, che si sono presi cura degli aquilani sfollati sulla costa gratuitamente».

Nella loro duplice veste di soccorritori e vittime i medici aquilani si sono trovati a gestire, oltre alle ferite causate dai crolli, anche le ferite dell’anima. Un argomento che il prossimo primo settembre sarà affrontato, insieme ad altri importanti temi, a Cento (Ferrara) in occasione del convegno [url”Sisma: condividere le esperienze per migliorare le risposte”]http://ilcapoluogo.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=33128&typeb=0[/url] organizzato dall’associazione scientifica Alba in collaborazione con l’ordine dei medici della provincia dell’Aquila.

«Tra i nostri pazienti abbiamo riscontrato molti problemi familiari – spiega Ortu – molte coppie si sono separate perché la convivenza in ambienti ristretti, come una tenda, una roulotte o una stanza d’albergo, crea molte difficoltà. La fascia di età più colpita, tuttavia è stata quella degli adolescenti, che hanno sofferto molto per ls perdita dei punti di riferimento della città».

Secondo Ortu le donne sono riuscite ad affrontare lo stress del post sisma meglio degli uomini: «Gli uomini hanno reagito peggio, le persone di sesso femminile hanno un sistema di adattamento migliore» ha spiegato il medico, sottolineando che queste ultime «si adattano meglio a tutto, hanno un’aspettativa di vita più lunga e si ammalano meno frequentemente degli uomini». Insomma le donne anche nel contesto del post sisma, hanno confermeto di essere il «vero sesso forte».

red

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