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Cal: entro 7 settembre proposte di riordino province abruzzesi

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Entro il prossimo 7 settembre, i componenti del Consiglio delle Autonomie Locali dovranno presentare al Presidente Antonio Del Corvo le proposte di riordino delle Province abruzzesi. È quanto emerso dalla riunione di oggi del Cal, che si è riunito nella sede del Consiglio regionale dell’Abruzzo, per affrontare il tema della riorganizzazione del sistema delle Province.

Dopo un lungo dibattito, inoltre, il Consiglio delle Autonomie Locali ha richiesto al Servizio legislativo del Consiglio regionale di redigere un parere in ordine alla sussistenza delle condizioni per un’impugnativa dinanzi alla Corte costituzionale da parte della Regione  dell’articolo 17 del D.L. n° 95 del 6 luglio 2012, convertito con Legge n. 135 del 7 agosto 2012, che prevede appunto il riordino del sistema delle Province. Infine, il Consiglio delle Autonomi Locali della Regione Abruzzo ha fissato il calendario delle prossime riunioni: 7, 12 e 21 settembre.

«L’iter previsto, anche dopo il progetto che presenteremo ad Ottobre – ha dichiarato Del Corvo –, non incontrerà sicuramente pochi ostacoli ma è importante avere delle risposte concrete, oggi, dai Sindaci dei Comuni d’Abruzzo, che come padroni del territorio devono presentare  le loro proposte su questo tavolo per mettere in campo un’idea di riordino delle circoscrizioni provinciali. Durante la riunione è venuta fuori, la volontà di sollecitare la Giunta Regionale, affinché faccia ricorso alla Corte Costituzionale, in virtù proprio dell’incostituzionalità della legge del Governo Monti, al fine di ribadire l’autonomia delle Regioni nella riorganizzazione del proprio territorio avendo comunque come obiettivo quello del risparmio. Chiaramente sarà necessario un parere dell’ufficio legislativo che verificherà la fattibilità o meno del ricorso stesso. Il CAL non ha la facoltà di fare ricorsi alla Corte Costituzionale – prosegue – ma può demandare alla Regione la possibilità di farlo, quindi metteremo nell’ordine del giorno della prossima seduta, prevista per il 7 settembre, il punto relativo al ricorso, valutando la possibilità di renderlo fattibile. Ci concentreremo, comunque, su una proposta ottimale di riordino, in sinergia con i sindaci e le parti sociali, per arrivare al 2 ottobre con una valida alternativa a quanto stabilito dal Governo, in considerazione dei tempi ridotti a disposizione».

REAZIONI E PROPOSTE

TAGLIENTE (PDL):IL PDL HA PAURA DI DECIDERE? – «Si fa un gran parlare in questi giorni dell’abolizione e del riordino delle province abruzzesi. In ogni ambiente, in ognuno dei forum che impazzano in queste serate di fine agosto, sulle pagine dei social network, un po’ dappertutto insomma, tranne che in casa Pdl, che rimane chiusa per ferie nonostante il pochissimo tempo rimasto a disposizione, dal momento che il Decreto Legge 95/2012, convertito in legge il 7 agosto scorso, concede soltanto settanta giorni per decidere sulla scorta dei criteri dei 350mila abitanti e dei 2500 mq». Lo sostiene il Consigliere regionale del Pdl, Giuseppe Tagliente, in merito al riordino delle province. «Perché tanto incomprensibile silenzio, che ha peraltro aperto una pericolosa breccia alle discussioni inutili, ai campanilismi anacronistici, alle farneticazioni sterili? Il Pdl ha paura di decidere? I vertici del partito sono impegnati soltanto sul terreno delle ricandidature e temono di alienarsi simpatie elettorali nel proporre e prendere posizione? Possibile non si rendano conto dell’occasione storica che stanno perdendo di ridisegnare in senso più moderno l’intera struttura di governo del territorio regionale? Che fine avete fatto coordinatori, deputati e senatori, presidenti ed assessori? La politica chiama, bussa alla vostra porta ma voi non ci siete. Svegliatevi, per favore, e convocate quel che resta della classe dirigente del centrodestra abruzzese per una discussione approfondita e seria sull’argomento. Prima che, come al solito, siano altri a decidere per questo nostro Abruzzo».

COSTANTINI (IDV): LA RIFORMA DELLE PROVINCE COME UNA LEPRE FINTA; I PARTITI COME I CANI CHE LA INSEGUONO – «Il dibattito politico nazionale ed i suoi compromessi al ribasso ci costringono a parlare del nulla; anche in Abruzzo. Discutere del riassetto di un ente, come l’Ente provincia, totalmente privo di prospettive strategiche, di un Ente che a mala pena riesce a pagare stipendi e spesa corrente, vuol dire parlare del nulla. Ricordo che ero ancora deputato quando, nel dicembre 2008, presentai un disegno di legge costituzionale (pdl n. 1990 del 5.12.2008) per cancellarle definitivamente. Purtroppo, però, anche in questi anni sono prevalsi gli interessi della casta che, da ultimo con il Governo Monti, ha preferito limitarsi a riformarle con misure cervellotiche e palesemente incostituzionali che sembrano costruite apposta per far credere che si voglia cambiare qualcosa, perché poi in concreto non cambi nulla. In pratica Monti ha buttato nell’arena una lepre finta che i partiti inseguono affannosamente, non perché la ritengono una vera preda, ma solo per apparire capaci di pensare a qualcosa. Mentre in realtà continuano ad occuparsi del nulla; ad inseguire, appunto, una lepre finta, solo per apparire vivi. Ebbene, noi dell’Italia dei Valori  ci chiamiamo fuori da questa ridicola farsa. Abbiamo una piccola-grande storia di impegno civile, di coerenza e di credibilità da difendere, fatta di proposte di legge, di battaglie parlamentari, ma anche di migliaia e migliaia di firme raccolte per  strada, direttamente dai cittadini. E continuiamo ad avere le idee molto chiare sulla necessita’ di cancellarle definitivamente; così come sulla necessita’ di favorire processi aggregativi dei Comuni; esattamente come quello proposto per Pescara, Montesilvano e Spoltore. Un processo concluso, che attende solo di essere votato, ma ciò nonostante letteralmente seppellito dall’asse PD- PDL, ormai vivo e vegeto anche in Consiglio Regionale e terrorizzato dalla paura che nuove forme di democrazia partecipativa – come ad esempio il referendum consultivo richiesto per i tre comuni leader dell’area metropolitana – possa certificare la loro autoreferenzialità, rispetto alle aspettative concrete dei cittadini. E cosi’, mentre gli altri  “ciarlano” del nulla, noi domani presenteremo anche in Consiglio Regionale una proposta di legge costituzionale alle Camere per la soppressione delle province. Ed in occasione della prossima conferenza dei capigruppo solleciteremo nuovamente l’adozione dell’atto amministrativo del Consiglio Regionale che manca per dare la parola ai cittadini e consentire la celebrazione del referendum consultivo sulla fusione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore.

NASUTI PROPONE UNA CITTA’ UNICA CHIETI-PESCARA – Fusione delle attuali Province di Chieti e Pescara e istituzione di un Comune unico (capoluogo della nuova Provincia) che comprenda gli attuali Comuni di Chieti, Pescara, Francavilla al Mare, Montesilvano, Spoltore e San Giovanni Teatino. Sono i punti cardine della proposta per il riordino delle Province lanciata dal Consigliere regionale Emilio Nasuti. «E’ la soluzione più logica – spiega Nasuti – che risponde in pieno allo spirito della spending review. Le Province di Chieti e Pescara, oltre ad avere contiguità territoriale, dispongono di una serie di infrastrutture e servizi comuni (ferrovie, aeroporto, autostrade, università, asse attrezzato). Anche a livello sociale esiste una forte interconnessione di alcune aree dei territori verso l’altro capoluogo: si pensi a esempio a Francavilla con Pescara o a Manoppello con Chieti». Per Nasuti, secondo cui il Cal dovrebbe prendere seriamente in esame questa ipotesi, si tratterebbe dell’unica soluzione per assicurare davvero una svolta all’attuale governance del territorio e lasciare una grande eredità alle nuove generazioni. «Il nuovo Comune capoluogo – continua – conterebbe una popolazione di 285.079 abitanti, vale a dire la seconda realtà urbana della sponda Adriatica, dopo Bari (320.475 abitanti) e prima di Venezia (270.884). Va da sé che aumenterebbe notevolmente il ‘peso specifico’ della nuova città, che potrebbe drenare più facilmente risorse per infrastrutture e servizi, senza vedere più messe in discussione alcune prerogative, come a esempio la presenza dell’aeroporto o le fermate dei treni a lunga percorrenza. A questo va aggiunto un miglioramento dei servizi ai cittadini, grazie a una programmazione unitaria in tutti i settori. Questa nuova città già esiste, va solo istituzionalizzata». Il Consigliere sottolinea anche le procedure per raggiungere questo obiettivo. «Con la preventiva fusione delle Province di Chieti e Pescara – puntualizza – la procedura per l’unificazione risulterebbe enormemente semplificata, perché sarebbe sottratta alla competenza statale (che interviene quando i territori comunali appartengono a due Province diverse), ma sarebbe sufficiente una legge regionale. Con la costituzione di un Comune capoluogo unico, si andrebbe anche a superare la questione della presenza degli uffici, che potrebbero essere dislocati sul territorio in base a specifici accordi. Trattandosi di un’unica città, il problema infatti non si porrebbe. La Questura potrebbe essere ubicata nell’attuale Pescara e la Prefettura nell’attuale Chieti, a esempio, considerando che a Pescara c’è anche un’alta concentrazione di uffici della Regione». L’idea di Emilio Nasuti porterebbe benefici anche agli altri territori. «La particolare conformazione delle attuali circoscrizioni provinciali di Chieti e Pescara – conclude – con i due capoluoghi distanti appena 9 chilometri, da tempo è al centro di proteste da parte delle aree periferiche del territorio. Una città unica, invece, permetterebbe di mantenere inalterati tutti i servizi, liberando risorse da impiegare nelle altre zone della nuova Provincia».

MAGLIOCCO: L’AQUILA IN SILENZIO – «Il dibattito che sta emergendo intorno al riordino delle Province vede una certa ‘distanza’ dell’intera classe dirigente, intesa in senso trasversale, della provincia dell’Aquila che sembra non curarsi del problema». A sottolinearlo, attraverso una nota, è il coordinatore provinciale Pdl L’Aquila/Sulmona Alfonso Magliocco.

«Pur comprendendo l’importanza delle problematiche della ricostruzione – prosegue la nota – queste non possono e non devono essere ‘onnivore’ e lasciare ad altri il compito di prendere decisioni strategiche che potrebbero avere effetti significativi sui futuri assetti della regione Abruzzo. Tale ‘distanza’ non può essere neanche giustificata dalla conferma dello status quo della Provincia dell’Aquila che potrebbe indurre a pensare che la riorganizzazione complessiva sia un problema soltanto delle Province soppresse e che non riguardi tutto il territorio nella sua complessità. A Pescara, Chieti e Teramo si dibatte e ci si confronta ovunque e su qualunque mezzo di comunicazione avanzando proposte concrete mentre dall’altra parte della Regione il silenzio è assordante. Se per mancanza di idee o per strategia attendista poco importa, nessuno parla. Eppure stiamo parlando non soltanto di ridisegnare completamente gli assetti geografici e/ istituzionali delle Province ma di compiere scelte strategiche che avranno conseguenze a cascata in tutti i campi compreso quello economico ed in una fase delicata per l’economia italiana. Senza scadere in facili, oltre che anacronistici, campanilismi c’è la necessità impellente, dati i tempi ristretti, di aprire un dibattito serrato con tutte le forze politiche ed istituzionali da cui emerga una posizione chiara e soprattutto che eviti squilibri territoriali ed economici cosa di cui la regione Abruzzo non ha certamente bisogno».

UIL: ‘MEGLIO ELIMINARLE TUTTE’ – «La Uil è da tempo convinta che le Province vadano eliminate tutte. Non è necessario che l’esigenza di coordinamento sovra-comunale sfoci in un ente locale ad hoc». E’ quanto si legge in una nota della Uil Abruzzo. «Il Governo – prosegue la nota – ha scelto una via di mezzo, che è sempre più dubbio che colga obiettivi apprezzabili. Pur convinti che la soluzione migliore è far saltare questo livello istituzionale ed amministrativo sovrabbondante, costoso e confusionario, pensiamo che anche il riordino, se affrontato bene, potrebbe farci fare passi avanti. In Abruzzo, il dibattito è stato complessivamente deludente. Le proposte che circolano maggiormente ci preoccupano».

«Ipotesi di unificazione delle province di Pescara, Chieti e Teramo secondo noi è la più sbagliata – commenta la Uil – Il massimo del dualismo (tra un mare forte e una montagna debole, dal punto di vista economico e demografico); nessuna visione di regione, ma un bella spinta alla dissoluzione dell’Abruzzo come regione; la ricostruzione post-terremoto come problema locale e non regionale; il rovesciamento dello spirito con cui il governo ha indicato l’essere capoluogo di Regione come un criterio affinché una provincia esistente non sia necessariamente accorpata. Sarebbe più sensato a questo punto essere la prima regione che fa il passo di abolirle tutte le province. L’ipotesi di unificazione Pescara-Teramo invece è molto conservatrice, non opera alcun riordino, ma è una mera operazione di risulta, perché accorpa le due province che non rientrano nei criteri stabiliti dalla spending review. Non ha storia. Non ha presente, perché non tiene conto dell’area metropolitana Pescara-Chieti».

Secondo la Uil Abruzzo, l’ipotesi più razionale è quella «dell’accorpamento delle province dell’Aquila e di Teramo da un lato e di Pescara e Chieti dall’altro, con correzioni ispirate alla storica bipartizione Abruzzo Ulteriore e Abruzzo Citeriore, per esempio assegnando alla nuova provincia PE/CH le aree montane di Pescasseroli e Rivisondoli. Lo schema Ultra/Citra, che ha funzionato per secoli e che meglio aderisce alla configurazione delle montagne abruzzesi, distinguendo i due complessi del Gran Sasso e della Maiella, non è oggi riproponibile in toto perché l’urbanizzazione costiera ha cambiato per sempre la situazione. È con questa realtà che occorre misurarsi. Il riordino delle Province non può ignorare questa problema e deve fargli fare dei passi avanti. Leggiamo che Copenhagen e Malmö stanno facendo avanzare la loro alleanza urbana per diventare un’unica area metropolitana pur appartenendo a due stati diversi, Danimarca e Svezia, e noi dovremmo rassegnarci a un confronto Pescara-Chieti fatto per stabilire chi sta sopra e chi sta sotto, per riprendere l’infelice terminologia proposta da qualche esponente istituzionale? Infine, la nostra proposta mette in campo due province che hanno entrambe il problema, strategico per l’Abruzzo, di contribuire a migliorare il rapporto mare-monti».

UGL,’SIAMO D’ACORDO CON LA UIL – Il segretario regionale Piero Peretti apprezza «il percorso tracciato dal segretario generale della UIL Abruzzo Roberto Campo. In queste caldissime settimane molti si sono affannati confusamente a ridisegnare il territorio regionale partendo, non da criteri legati alla logica ed alla prospettiva futura ma, dalla esigenza di soddisfare miopi obiettivi campanilistici. Piuttosto che pensare ad un futuro che dovrà vedere l’Abruzzo sempre più competitivo in un difficile contesto nazionale ed internazionale, alcuni, pensando di giocare a Risiko, hanno avanzato proposte miranti a potenziare questo o quel comprensorio con evidente danno per il resto del territorio regionale.

A questo punto, con l’auspicio che in un prossimo futuro tutte le Province vengano abolite, l’unica strada percorribile e credibile ad oggi è quella che porta alla creazione di due Province che territorialmente comprendano sia la costa che l’interno.

La proposta L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara, con eventuali aggiustamenti territoriali, è quella che appare più razionale».

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