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Incendi e tempeste: ‘Piove sul bruciato’

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«L’Italia e l’Abruzzo bruciano ‘aspettando’ le frane che si verificheranno, di certo, ai primi temporali autunnali». A lanciare l’allarme è Carlo Frutti, presidente dell’associazione nazionale difesa del suolo, che fa notare come quella in corso è «un’estate di roghi da record, con distruzioni e morti, e per l’inizio dell’autunno è prevedibile un brusco cambiamento di rotta, con vere e proprie tempeste».

«Piove sul bruciato – spiega Frutti – Non più trattenuta dalla vegetazione la terra non potrà fare altro che franare. È, drammaticamente certo. Quest’anno gli incendi sono ulteriormente aumentati, andando a colpire altre aree delicatissime da un punto di vista idrogeologico. Emergenza su emergenza. Eppure si continua a spendere col contagocce, a risparmiare sulla prevenzione e la messa in sicurezza. Ma che risparmio è quello che poi provoca danni e quindi spese ancora maggiori»?

Secondo Frutti «per un piano vero e concreto di riassetto idrogeologico servirebbero circa 40 miliardi». Troppi? «Il costo sostenuto per riparare i danni negli ultimi 60 anni – argomenta il presidente dell’associazione nazionale difesa del suolo – è stimato in 52 miliardi, 22 solo negli ultimi due decenni: circa un miliardo all’anno. Mentre i morti negli ultimi 50 anni sono stati 4.122 (3.407 per frane e 715 per alluvioni). E gli eventi aumentano. Nel periodo 2002-2011 vi sono state più di 120 frane all’anno. Tutto questo dice che quei miliardi da spendere per la prevenzione non sono poi così tanti né troppi; non sono tanto una spesa quanto un investimento».

«I comuni a rischio idrogeologico sono circa seimila, centinaia in Abruzzo» aggiunge Frutti, spiegando che «in molti di essi gli incendi quest’anno hanno fatto davvero terra bruciata. E l’Italia è bruciata e continua a bruciare ed ora torna l’allarme piogge, un fenomeno che colpirà di nuovo in modo intenso. Gli allarmi non bastano e prepararsi al solito ‘l’avevamo detto ’ non basta, bisogna intervenire, e con continuità».

«Ma i soldi sono pochi – ammette Frutti – non ci sono per la Protezione Civile, che però interviene solo in caso di emergenza, a “guaio” ormai fatto; non ci sono per la prevenzione o sono veramente pochi. I soldi sono pochi “sì”, ma che almeno li si spenda bene e in fretta e soprattutto si impari a convivere con le emergenze, e, per quanto possibile, a prevenirle. Tocca soprattutto alle amministrazioni regionali e locali. Pochi strumenti di pianificazione, spesso a costo zero o quasi, corretti piani regolatori ed efficienti piani di protezione civile, controlli severi e cura dell’ambiente. Anche i cittadini possono fare la loro parte segnalando le situazioni di degrado e contribuendo, ognuno con piccoli gesti e comportamenti corretti e civili per non moltiplicare le cause del dissesto».

«Spendere nella prevenzione – conclude Frutto – può essere scomodo e impopolare, paga poco elettoralmente, ma salva le vite e il nostro futuro».

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