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Acceso il Fuoco del Morrone

Con l’accensione del tripode, chiamato Fuoco del Morrone, è iniziata ufficialmente nel capoluogo di regione la cerimonia della Perdonanza celestiniana, anche se la Porta santa della Basilica di Collemaggio sarà aperta solo martedì 28.

La tradizionale manifestazione prende spunto dal viaggio con il quale Pietro del Morrone partì il 5 luglio 1294, in sella ad un asino, dal suo eremo sulla Maiella entrando a L’Aquila il 29 agosto, giorno della sua investitura.

Nel corso del suo cammino, quello che sarebbe diventato Celestino V, toccò diversi luoghi, tra cui i principali furono Sulmona, Pratola Peligna e Castelvecchio Subequo.

A partire dagli anni ottanta questo cammino è riproposto ogni anno come evento che precede la settimana della Perdonanza. Dei tedofori arrivano in Piazza Palazzo, sede del palazzo municipale a L’Aquila, ed accendono il tripode con la fiaccola che rappresenta il sacro Fuoco.

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CIALENTE, RICONCILIAZIONE COL NOSTRO DESTINO – «La Perdonanza Celestiniana è la manifestazione più profondamente legata alla storia e all’identità della Città dell’Aquila, un evento intorno al quale, ogni anno, la comunità si ritrova.

Sempre più forte avvertiamo, dopo il sisma che ha devastato la nostra Città e dopo la dispersione che ne è derivata, il desiderio e l’esigenza di riscoprire e rinsaldare valori comuni, legati alla nostra storia, radicati nella nostra identità di singoli individui e di cittadinanza.

E i valori rappresentati e testimoniati dalla Bolla del Perdono, quelli che Celestino V affidò al prezioso documento che volle donare alla Municipalità Aquilana, sono costituiti, in particolare, dalla Pace, dall’Ecumenismo, dalla Riconciliazione.

Il Santo Papa Giovanni Paolo II, alcuni anni fa, a proposito della Perdonanza Celestiniana, affermò: “Bisogna riconciliarsi prima con il Creatore, poi con le creature, poi con se stessi”.

Parole che, meglio di tutte, possono esprimere il senso più vero e più profondo di questa manifestazione e far comprendere a chi, in questi giorni, giunge all’Aquila, quale sia la ragione che, di anno in anno, anche dopo la tragedia che ci ha colpito, ci spinge a seguire i momenti principali della manifestazione, ad entrare nella Basilica di Collemaggio, a pregare sulla tomba di Celestino V, a partecipare a un rito che ogni volta si rinnova e si rigenera al tempo stesso.

Riconciliazione. Questa è la parola chiave.

Da qui, dal messaggio di Celestino, dobbiamo partire per ritrovarci come singoli e come comunità, per trovare il coraggio, la fede, la speranza per andare avanti, ma anche la determinazione e la spinta per ricominciare.

Tre anni fa, nell’edizione 2009 della manifestazione, ricordo le lacrime che rigavano il mio volto, mentre sfilavo nello scarno corteo che quell’anno attraversò il centro storico ferito e devastato dal sisma, e quelle che vidi sui visi dei miei concittadini, mentre pensavo a quanti, quell’anno, non c’erano più.

Non sapevamo, allora, cosa ci aspettava, nessuno era in grado di guardare avanti.

Oggi siamo qui. A vedere una città ancora ferita che prova a ripartire, fieri del fatto di essere restati, esempio per il Paese intero per la dignità e la forza che questo popolo dignitoso e fiero ha dimostrato nel momento della tragedia e del dolore.

Anche questa è riconciliazione. Quella con il nostro destino, con il nostro lutto, con quel senso di rabbia e di impotenza che ha pervaso tutti da quella notte maledetta.

Nella riconciliazione sta la forza, l’energia, il senso stesso dell’andare avanti, sostenendoci nei momenti di sconforto, dando voce, tutti insieme, ai nostri diritti, difendendo la nostra Città, ricostruendola più bella e più sicura.

Riconciliandoci, tutti insieme, con il passato, per andare incontro, più forti e più sereni, a quel futuro che finalmente riusciamo a vedere e a cui, finalmente, riusciamo a dare un senso».

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GIULIANTE,RITROVARE SENSO COMUNITÀ PER RIPARTIRE – «La Perdonanza ci fa venire in mente sentimenti, ricordi e tradizioni che ci accompagnano nella nostra storia, che ci spingono a far conoscere meglio le nostre origini e ci stimolano a costruire e vivere nel migliore dei modi il nostro domani.

La nostra non è dunque una semplice tradizione da rispettare e tramandare di generazione in generazione. La nostra è una esigenza a cui sentiamo di dover aderire con consapevolezza, passione, fede e lungimiranza, e che ogni anno siamo orgogliosi di rinnovare.

Sono tanti gli aspetti che caratterizzano i solenni festeggiamenti, quello religioso sicuramente importantissimo ma che da sempre si coniuga con l’orgoglio civico.

Siamo riuniti qui per accendere il tripode della pace. Il fuoco, simbolo per Celestino V di valori importanti come la riconciliazione, il perdono e la pace. In questa occasione cerchiamo di fare tesoro dell’insegnamento di Celestino, per ben sperare nell’avvenire. Un avvenire che assume un significato più vero e profondo nel sottolineare la forza e la determinazione di un popolo che non si arrende e trova nell’orgoglio del passato lo slancio verso il futuro. In un momento difficile per la città dell’Aquila ancora ferita e per l’Italia intera, l’attualità del messaggio che Pietro da Morrone ci ha donato, con l’istituzione della prima indulgenza plenaria della storia del Cristianesimo, oltre che essere attuale rappresenta un punto di riferimento ineludibile per la rinascita della Città. Non ci sono grosse differenze tra un paese lacerato da divisioni, guerre e povertà qual era l’Europa del XIII secolo e la condizione europea attuale dove le divisioni sono ancora evidenti, lo spettro della povertà torna ad aleggiare e dove le borse sono divenute le nuove trincee.

In questo contesto già difficile, L’Aquila, la Città che Celestino V ha scelto e dove ha voluto edificare la Basilica di Collemaggio, ha vissuto e ancora vive un ulteriore dramma. Il 6 aprile 2009, la forza della natura ha inferto un duro colpo non solo alla Città intesa in senso materiale di insieme di luoghi e attività, abitazioni, sapori e ricordi ma anche e soprattutto nel suo senso più ampio di civitas cioè di comunità di cittadini. Le case, le vie, le piazze, i negozi senza il senso di appartenenza ad una comunità, quella aquilana, non possono né debbono restare a lungo vuoti simulacri a testimonianza di un passato importante ma senza prospettiva futura. Ricostruire una città significa ricostruire la comunità dei cittadini che la abitano e questa rappresenta la vera sfida oltre che il senso profondo del messaggio di Celestino V.

Questa piazza ancora ferita ci ricorda, a distanza di tre anni, che molto c’è ancora da fare ma allo stesso tempo la vostra presenza testimonia che la volontà di tornare a vivere è ancora forte. Molte volte L’Aquila è caduta e molte volte si è rialzata grazie alla forza di tutti i cittadini che quotidianamente tengono viva con la loro operosità e con azioni la speranza di un futuro possibile nonostante le difficoltà di questi tempi. La speranza anche se forte e radicata ha però bisogno di concretezza per essere continuamente alimentata ed è per questo che tutte le forze vive di questa città devono attivarsi in questo senso.

In questi tre anni sono stati commessi sicuramente degli errori, si poteva fare meglio e di più ma il senso del messaggio del Papa del Perdono è proprio quello di abbandonarsi alla facile critica di non scegliere e di non scadere nella dietrologia di ritorno perché bisogna guardare oltre, e gettare la basi, con umiltà e duro lavoro, ad una rinascita possibile. Ritrovare il senso di comunità, significa riconciliarsi con l’altro, superare differenze e interessi particolari per rivedere, il prima possibile, questi vicoli e queste piazze brulicare di vita, respirarne gli odori, ascoltarne le voci e ammirarne i colori. Celestino, concedendo soprattutto agli umili la possibilità di redimersi dagli errori (fino ad allora le indulgenze erano riservate a pochi e abbienti), ha voluto donare al mondo un messaggio di riconciliazione vero e profondo in grado di superare le differenze e le disuguaglianze. Quest’ultime pur presenti non possono e non devono per nessun motivo pregiudicare il raggiungimento del nostro obiettivo, la ricostruzione dell’Aquila! Solo se riusciamo ad essere veri interpreti dell’esempio celestiniano ed incarnarne i valori universali potremo guardare al futuro con maggiore fiducia e speranza! Ancora una volta L’Aquila potrà rialzarsi! Il rigore, la semplicità e l’universalità della Perdonanza vanno interpretati come segnali autentici da amplificare. Da ultimo, ma non ultimo, il nostro pensiero corre ai tanti in difficoltà tanto agli anziani affinché in queste giornate di festa possano godere i momenti di gioia e solidarietà che la Perdonanza è in grado di regalare, quanto ai giovani affinché non disperdano questo importante patrimonio di fede e tradizione così gelosamente tramandato dai nostri padri. Del resto, il futuro di una città passa inevitabilmente per la capacità di preservare la memoria storica e questa è la fiaccola che la Città trasmette di generazione in generazione».

Foto: principale: Massimo Alesii; interne E.Ferroni

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